martedì 31 gennaio 2017

Gli itinerari massonici del Giardino Inglese della Reggia di Caserta

La splendida statua di Venere

«Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio, e occhi bendati, su un cielo girato di spalle». Un verso di una canzone che emoziona perché parla il linguaggio dell’anima. E ci sono tante cose che hanno le loro parole, una sintassi dell’estasi e della commozione. Come il giardino inglese della Reggia di Caserta. Il suo linguaggio massonico è noto – voluto dalla regina Maria Carolina, la giovane moglie di Ferdinando IV, commissionato dal botanico tedesco John Andreas Graefer e dall’onnipresente architetto Carlo Vanvitelli in un clima culturale dominato dalla figura di Raimondo Di Sangro, Principe di Sansevero. E non volle il solito giardino all’italiana, tutto righe e angoli piatti e perfetta disposizione. Volle caos, disordine, apparente casualità, piante che prosperano libere. La natura è utilizzata come fine dell’essenza estetica. Un luogo dalla duplice lettura, perché la natura espone un significato ‘iniziatico’ che incanterà poeti, filosofi, scrittori. Solo chi sa ne conosce la natura, solo chi sa può interpretarne i simboli.

Tiziano Busca

Scrive Marcello Fagiolo: «Maria Carolina, adepta della massoneria napoletana, volle nascondere nel giardino una sorta di itinerario iniziatico che, attraverso una serie di tappe segnate da fabriques dalla chiara valenza simbolica – come la piramide, il sepolcreto neogotico e il tempietto a tholos che campeggia al centro del labirinto – si concludeva, come in una sorta di catarsi lustrale, nello spazio incantato del laghetto dedicato a Venere. Nel luogo più appartato del giardino, sui resti di una cava tufacea e ai bordi di un piccolo stagno, il Vanvitelli dà vita a un ambiente di grande suggestione dove gli scogli, costituiti da grandi massi tufacei, la copiosa vegetazione e la statua di Venere formano uno spettacolare insieme che riechieggia le magiche atmosfere dell’antro della Sibilla Cumana. Sullo sfondo Vanvitelli colloca il criptoportico romano in rovina con statue e pezzi archeologici tratti direttamente dagli scavi di Ercolano e Pompei, dove vegetazione e architettura si fondono in una cornice fantastica e simbolica che evoca ancora il mito della Sibilla e rimanda a una mitica Età dell’Oro. Ancora ispirato a mitiche età è il tempietto realizzato sull’isola circondata dalle acque del lago dei Cigni. Il tempietto, caratterizzato dalla copertura in paglia della cella, sormontata da una cupola ellittica, rimanda alla teoria vitruviana della derivazione degli ordini classici dalla natura da cui discendeva il complesso simbolismo dell’architettura gotica» (Marcello Fagiolo, Architettura e Massoneria, Gangemi Editore, Roma 2006, pag. 227-228).

Ancora un particolare

L’eredità di questa cultura è del tardo Seicento. Uno ‘spirito’ che arriva alla Loggia «Perfetta Unione» da esperienze importanti come quelle della Rosacroce d’Oro, di personaggi come il Cavalier Borri, Federico Gualdi e che il Venerabile Henri Tschudi scolpirà nei suoi rituali massonici, praticati a Napoli, quelli che poi saranno ripresi e riorganizzati nella seconda metà del Settecento da Don Pernety. Primi balbettii questi, vale la pena ricordarlo, addirittura precedenti la fondazione della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Un filone sapienziale che si rifà a Bernardo Travisano, Basilio Valentino, il Filalete, il Cosmopolita. «È il destino il tema dominante del giardino inglese della Reggia di Caserta, come dell’humus culturale e iniziatico di cui è informato», dice il Sommo Sacerdote del Rito di York Tiziano Busca. «Perché camminare tra le piante, avventurarsi oggi in questi sentieri vuol dire questo: indovinare la partita dell’uomo. Farlo oggi in cui tutto è rovina. Un giardino lasciato alla curiosità dei turisti. E una Massoneria che qualche volta perde il suo autentico significato».

Un libro da avere

Pensare altrimenti. Filosofia del dissenso



«Pensare altrimenti. Filosofia del dissenso» (Einaudi) è il nuovo libro del filosofo Diego Fusaro. L'ordine dominante non reprime, oggi, il dissenso. Ma opera affinché esso non si costituisca. Fa in modo che il pluralismo del villaggio globale si risolva in un monologo di massa. Perciò dissentire significa opporsi al consenso imperante, per ridare vita alla possibilità di pensare ed essere altrimenti.

lunedì 30 gennaio 2017

Mauro Cascio e Antonio Cecere ad Anguillara


Nel corso dell'incontro si è parlato anche della simbologia e della struttura del Rito di York

Erano diversi anni che Mauro Cascio e Antonio Cecere non facevano più qualcosa assieme. C'è voluto Jesus Issa Seck per una 'storica' reunion. Per continuare a parlare di Filosofia e di Massoneria come luogo deputato per una riflessione libera, libera da schemi, dogmi, ideologie. I due percorsi di ricerca tornano a incrociarsi, ma in realtà non si sono mai interrotti nella sostanza. Perché c'è bisogno di filosofia dentro e fuori le Logge. Anche per combattere questa nuova ideologia della post-verità in cui tutto, dai fatti non documentati alle opinioni più improbabili, contribuisce a formare una 'coscienza collettiva' sempre più impreparata. Lo studio diventa allora un'arma di resistenza contro un degrado e un arretramento che sta coinvolgendo tutti i settori del nostro stare assieme.
L'incontro, presso i nuovi locali dell'Associazione Gli Elfi di Anguillara Sabazia, è stato anche l'occasione per parlare di libri. Da «La Massoneria. Una simbologia in movimento», il titolo di Cascio e Cecere (con Marco Rocchi e la prefazione di Tiziano Busca) che ha inaugurato la collana curata dal Capitolo del Rito di York ' De Lantaarn' a «Umberto Eco e la Massoneria», l'ultimo libro del filosofo pontino, pubblicato qualche mese fa da Tipheret.

La splendida location dell'Associazione Gli Elfi

venerdì 27 gennaio 2017

«Il valore grandioso e intramontabile dell'amore tra popoli». Tiziano Busca nel Giorno della Memoria



«”In ogni vita c'è una stagione straordinaria in cui il tempo si dilata e sta fermo e noi non ne avvertiamo più lo scorrere incessante e irresistibile che ci strappa ogni acquisto: tutto per noi allora appare eterno, grandioso, intramontabile”. Se ci sono parole che mi restituiscono il significato della parola ‘comprensione’ sono queste di Elémire Zolla. E comprendere, oggi, nel giorno della memoria, è fondamentale. Si comprende oggi per non doverlo fare più. Perché il crimine dell’uomo contro l’uomo è un crimine che si vive ogni giorno, l’antisemitismo non è un museo, ma una malattia dell’anima con cui bisogna fare i conti tutti i giorni. La storia ci insegna questo: si può essere assassini e indifferenti indossando giacca e cravatta, si può essere brutali dietro un’uniforme, si può essere rispettabili fuori e deformi dentro e la follia può essere anche una follia nelle leggi. Dobbiamo capire che è l’abitudine a renderci meno evidenti i drammi e le persecuzioni. Dobbiamo affrettarci a richiamare dall’errore chi maschera un antisemitismo mai risolto con l’antisionismo. Chi critica Israele perché ad altro vuole arrivare.
E noi massoni abbiamo un dovere in più. Perché la tradizione ebraica e cabalistica fa parte del nostro Dna. E perché siamo, da sempre, il luogo dove si parla, dove ci si confronta, dove ci si vuole bene come uomini, come fratelli e il resto non conta. Oggi più che mai dobbiamo trasmettere persino la voglia di emozionarci. Essere portatori di valori, testimoni di dialogo e tolleranza». Lo ha detto oggi, in occasione della Giornata della Memoria, il Sommo Sacerdote dei Liberi Muratori dell’Arco Reale - Rito di York in Italia Tiziano Busca.

Daniele Capezzone con la Massoneria a favore di Storia



«Premessa doverosa: non sono massone. Anzi, forse è curiosamente significativo (direi: è meravigliosamente italiano, perché anche i massoni italiani sono italiani!) che uno dei pochi esponenti politici liberali e laici esistenti su piazza non sia mai stato invitato da esponenti della massoneria italiana (tranne una volta, mi pare nel lontano 2006 o 2007) a un solo convegno pubblico, a un dibattito aperto, a un venti settembre…
Ciò chiarito, trovo civilmente e culturalmente indecente la caccia alle streghe in atto in Italia contro la massoneria in quanto tale. Non sto qui a ricordare la grandezza degli ideali e dei principi massonici. Vi risparmio l’evocazione di una storia nobile, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, o il ricordo del ruolo che la massoneria ebbe nella Rivoluzione americana o nell’Unità d’Italia. Se ci fossero scuole, sarebbero cose da studiare a scuola.
Mi limito invece a un punto giuridico, di libertà costituzionale, che pensavo fosse in Italia un’acquisizione banale e universalmente accettata. Essere massone non è reato. E la responsabilità penale è personale. E non si capisce perché - dalla Commissione parlamentare antimafia in giù - si avalli un approccio di segno opposto, tra richieste di elenchi (liste di proscrizione?) e un sistematico atteggiamento da presunzione di colpevolezza, da sospetto come anticamera della verità.
C’è qualche cittadino che ha commesso reati? Meglio: c’è qualche cittadino su cui gravano significativi indizi di reato? Si indaghi, si faccia un giusto processo, lo si assolva o lo si condanni. Vale per tutti i cittadini, massoni e non. Senza criminalizzare preventivamente e senza scagliare indiscriminatamente accuse e ombre».
Lo ha detto nei giorni scorsi Daniele Capezzone. Hitler sterminò 200.000 massoni, oltre che 6 milioni di ebrei. E ancora oggi ci sono nostalgici degli 'elenchi'.

Il Rito di York a Novara

Un momento della cerimonia

Ancora pagine importanti, per il Rito di York italiano. A Novara, con l’insediamento delle nuova cariche, si è provveduto al ricevimento nel Sacro Arco Reale di nuovi Compagni. Un’avventura dello Spirito che non ha pari in Massoneria.  Ed è significativo l'interesse per un'esperienza che è unanimemente riconosciuta come il più naturale complemento e completamento della Maestria dei gradi della Massoneria simbolica.

giovedì 26 gennaio 2017

La cifra

di Paolo Callari

Daniel Dennet

Tratterò l'argomento in maniera sintetica. La creazione del mondo avviene, almeno così narra l'Antico Testamento, perché Dio da un nome alle cose. Pertanto la volizione assume una dimensione materiale anche per il fatto di avere un nome. Ai tempi della rete internet e di Facebook i feed generano la coscienza comune condivisa trasformando gli esseri umani e il loro sistema nervoso in sinapsi di volizione neuronale dei pochi che sanno generare l'onda dei "mi piace" e delle condivisioni. L'argomento è trattato in maniera superlativa nei testi di Filosofia della Mente, uno per tutti "Brainstorms " di Daniell Dennett.
Pertanto la "Cifra " non solo utilizzata per le finalità del Martinista durante il rito ma anche per manipolare la volontà del genere umano attraverso i feed. Così le parole diventano p (a)role generando, per induzione subliminale, attraverso il nervo ottico, che è già sistema nervoso centrale, comportamenti voluti da terzi. Un esempio per tutti: gli scenari da film di Walt Disney dove abbiamo visto svolgersi le atrocità dell'isis dove, peraltro, gli armati e le vittime sono abbigliate di nero e di arancione come i carcerati di Guantanamo.
Altro esempio il bambino recuperato dal soccorritore sulla spiaggia per naufragio di migranti. Così l'induzione genera comportamenti da chi non ha la capacità di discernimento della scena. «E la Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi»: come e quando la Parola si fa carne?

Tiziano Busca a Parma



La Massoneria torna alle origini; presentato in una taverna a Parma il libro sul Rito di York di Tiziano Busca nei 300 anni della Massoneria. «Rito di York. Storia e metastoria» è uno dei successi editoriali del 2016 ed è stato pubblicato da Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno nella collana di studi curata dal Capitolo De Lantaarn.

Compra qui il libro

mercoledì 25 gennaio 2017

I viaggi dell'Apprendista. Un'interpretazione cabalistica

di Domenico Fragata




Il ricercatore appassionato, partecipando allo svolgimento dei rituali massonici, non potrà far altro che meravigliarsi, di tornata in tornata, per qualche piccolo particolare che fino a quel momento era rimasto celato ai suoi occhi. Questo è ciò che mi è accaduto durante l’ultima iniziazione  ad apprendista a cui ho partecipato. Osservando il recipendario, mentre affrontava i suoi tre viaggi iniziatici, non ho potuto far a meno  di interrogarmi sulla motivazione della sequenzialità degli elementi previsti dal rituale che determina l’incontro dell’Aria, dell’Acqua ed infine del Fuoco. A cosa corrisponde questa sequenza? La prima cosa che mi è parsa evidente è che non ha alcuna corrispondenza astrologica; l’anno zodiacale si apre in Ariete (fuoco), ultimo degli elementi che incontra il recipendario. Dopo aver scartato l’ipotesi astrologica irruppero improvvisamente nella mia mente tre parole: Alef, Mem, Shin; ancora una volta gli strumenti esegetici della Cabalà mi offrivano una chiave di lettura coerente per aprire alcuni significati occulti del rituale massonico.
Nel Sepher Yetzirah è scritto: «Tre Madri: Alef, Mem, Shin. Da esse emanano: Aria, Acqua e Fuoco. Da esse sono nati i padri e dai padri i discendenti».
L’ordine delle lettere, e degli elementi connessi, corrisponde esattamente alla sequenza proposta dal rituale d’iniziazione ad apprendista massone. Le lettere vengono definite madri in quanto generano energeticamente sia l’iniziato che gli elementi di base della Creazione.
Nel libro della Genesi è scritto: «Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente». Genesi 2:7
Il fatto che il primo elemento ricevuto dall’iniziando sia l’aria è molto significativo poichè ella rappresenta l’energia vitale necessaria per proseguire il processo di trasformazione. L’aria libera l’iniziando dall’infero della materialità profana rappresentata dall’oscurità del gabinetto di riflessione.
Nel Vangelo di Matteo è scritto: «Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco».  Matteo 3:11
L’iniziando, plasmato dalla terra ma reso animato dall’aria, dovrà purificarsi prima con l’acqua per rendersi degno del Fuoco della completa iniziazione.
Il recipendario, una volta completate tutte le prove, sarà effettivamente iniziato mediante la spada fiammeggiante custodita ad oriente dal Maestro Venerabile.
Durante il suo periodo di silenzio l’apprendista dovrà saper conoscere, e riconoscere, la scintilla divina contenuta nel suo petto, ovvero nel suo cuore, che è governato  simbolicamente da Alef.
Si avventurerà nel ventre delle emozioni per sondare la profondità delle acque dell’inconscio governate dalla lettera Mem. Infine cercherà di domare il fuoco del pensiero (governato da Shin), a volte fiacco altre volte bruciante, al fine di poter pronunciare parole sagge che possano cambiare il mondo.
Un altro aspetto interessante sta nel fatto che l’elemento terra non viene esplicitamente citato né nel Sepher Yetzirah né nel rituale.
Di fatto i rituali elencano tre, e non quattro, viaggi rituali essendo il ternario l’oggetto principale delle meditazioni dell’apprendista.

martedì 24 gennaio 2017

In Canada il Rito di York compie cento anni

Foto Enrico Potestio

Si è celebrato a Edmonton, la capitale dell'Alberta, in Canada, il centenario dell'Arco Reale con l'installazione dei nuovi ufficiali dei Capitoli per il 2017.

Considerazioni sul Rituale del Grado di Eccellentissimo Maestro dell'Arco Reale

di Salvatore Sciuto



Il punto in questione su cui intendiamo soffermarci è tratto dai Salmi o Salterio, sacri Canti rituali per la maggior parte attribuiti al profeta Davide, da Dante considerato quale l’eccellente «Cantore dello Spirito Santo». Basterà al riguardo ricordare che una Tradizione (oralmente trasmessa) riferisce che «La Verità è celata nei Salmi e ne “Le Mille e Una Notte”».
     Estremamente prezioso sarebbe poter studiare ed approfondire il senso intimo, interiore, propriamente esoterico dei Salmi, e non accontentarsi di prendere in considerazione soltanto il senso esteriore e meramente letterale (pure «tradito») delle sovrapposte traduzioni che ne sono state fatte nel corso dei secoli e, purtroppo, nelle lingue occidentali, le quali sono le più inadeguate alla esposizione delle dottrine tradizionali. Per il vero, una autentica «traduzione» (noi la chiameremmo piuttosto «trasposizione» o «spiegazione») dovrebbe essere operata da personalità di altissimo rango esoterico e «dal di dentro», ovvero da un’autorità autentica che ne abbia realmente penetrato l’intima realtà.
     Occorre al riguardo tener presente che il testo masoretico (da masorah, Tradizione o, più estesamente, “catena tradizionale ininterrotta”, proprio della lingua ebraica, si compone di parole di cui ogni lettera è, ad un tempo, un simbolo e un numero, dal che la Scienza di altissimo (e riservato) rango esoterico dei numeri e delle lettere, scienza sconosciuta in Occidente, senza la quale nessuna accezione profonda del testo è possibile cogliere. Solo attraverso un attento e competente studio dello Zohar è possibile, per chi possieda le dovute qualificazioni, penetrare il senso interiore delle Scritture.
     Comunque sia, pur tenuto in debito conto quanto abbiamo accennato, occorrerà far ricorso al testo in atto disponibile, il quale risulta quantomeno da tre traduzioni successive: dall’ebraico al greco, dal greco al latino e da questo alle varie lingue d’Occidente. Inoltre vi è da considerare che della versione inglese o italiana, per esempio, ne sono sorte delle versioni talmente insulse da non rappresentare se non una vera e propria parodia, non soltanto del testo originale, ma persino della versione più coerente possibile, quanto meno curata da linguisti competenti.
     Ma rimane ancora una questione strettamente legata alla mentalità tipicamente occidentale, la quale consiste nel fatto che ognuno, fosse pure il più sprovveduto dei profani, poggiandosi al pernicioso postulato del «libero esame», crede potersi arrogare il «diritto» di interpretare, a modello della sua insolente ignoranza, qualsiasi cosa, soprattutto un testo sacro.
     Da qui tutte le assurdità e le innumerevoli congetture primariamente sorte dal protestantesimo e moltiplicatesi a dismisura nell’ambito della mistificante pletora di sette, non solo eterodosse ma pure antitradizionali e perfino pericolose.  Su una «prodigiosa» versione dei Vangeli (priva di imprimatur), a proposito del Pater si leggeva: «dacci oggi il nostro pasto quotidiano»!... Se tanto non fosse tragicamente ridicolo potrebbe essere perfino comico. Infatti ci venne di pensare che forse era una versione diretta… alle belve della savana! Senza offesa per tali creature, si capisce.
     Per il vero, se nella versione attuale è già un errore che sia stato scritto: «dacci oggi il nostro pane quotidiano», in quanto l’originale versione greca recitava assai ortodossamente: «dacci oggi il nostro pane sovraessenziale» – ton arton ton epiousion – (ossia il pane spirituale), figurarsi a quali devastanti aberrazioni si è giunti in questo tenebroso scorcio di fine ciclo!
     Ed è dopo queste pur brevi considerazioni che cercheremo, per quanto possibile, di entrare più direttamente nell’argomento.


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     Riportiamo quindi, contrassegnato dai versetti, il Testo in esame; Testo tratto dalla Sacra Bibbia recante l’attestazione di autenticità, ossia l’imprimatur dell’autorità vescovile, preposta alla sorveglianza dell’ortodossia.

Salmo 24 (23). SOLENNE INGRESSO NEL TEMPIO

1 Salmo di Davide.
Del Signore è la terra e quanto include; il mondo con i suoi abitatori.   
2 Poiché Egli la fondò sopra dei mari, la stabilì di sopra le correnti.
3 Chi ascenderà sul monte del Signore?
Chi potrà stare nel Suo luogo santo?
4 Colui che mani ha pure e mondo il cuore, chi l’animo non volge a cose vane.
5 Dal Signore egli avrà benedizione, e giustizia da Dio suo Salvatore.
6 È questa la stirpe dei Suoi devoti, che ricercano il Dio di Giacobbe.
7 Innalzate, o porte, le vostre cime, innalzatevi, o porte eternali. Che avanza il Re   della gloria.
8 Chi è questo Re della gloria? È Iddio, il Valido, il Prode, Iddio, il Prode nella pugna.
9 Innalzate, o porte, le vostre cime, innalzatevi o porte eternali, che avanza il Re della gloria.
10 Chi è questo Re della gloria? Il Signore (Iddio) delle schiere, è Lui, il Re della gloria. 
             
1 Salmo di Davide.
Del Signore è la terra e quanto include; il mondo con i suoi abitatori.   
     Del Signore: pura Essenza di ogni cosa, Spirito e Principio Supremo dell’Universo e della manifestazione universale, Principio, Mezzo e Fine.
     È la terra: la Sostanza universale, «Natura naturante», che nel mondo corporeo si manifesta come materia seconda , «natura naturata»; essa costituisce il piano di manifestazione dello stato umano.
     E quanto include: cioè tutte le possibilità suscettibili di essere «necessariamente» manifestate, sullo stesso piano, in certe modalità, quale quella corporea, al fine che le stesse possibilità, sviluppandosi secondo le virtualità che portano in sé stesse, concorrano alla «Realizzazione del Piano del G.A.D.U».
     Il mondo con i suoi abitatori: il mondo dell’uomo, ossia lo stato dell’Essere corrispondente a quello umano nella sua integralità, ivi compresi i «compossibili» inclusi nello stesso stato e nello stesso piano di manifestazione; cioè tutti gli esseri che rispetto all’uomo sono ad egli più o meno periferici, quali quelli appartenenti al regno animale, vegetale e minerale.

2 Poiché Egli la fondò sopra dei mari, la stabilì di sopra le correnti.
     Poiché Egli la fondò sopra dei mari: sopra i mari delle «acque inferiori» (le «acque superiori» sono i domìni degli stati superiori dell’Essere). Quindi la fondò sulla «sostanza» indifferenziata, la Hilè primordiale, Prakriti (Principio femminile – orizzontalità, asse orizzontale – ). Ciò tramite Purusha (principio maschile – verticalità, asse verticale – ), il quale è identico al Raggio Celeste, che è pure l’Asse del Mondo. Al punto dell’intersezione dei due assi si manifesta un Mondo; macrocosmicamente, uno stato dell’Essere totale, microcosmicamente, un essere individuale.
La stabilì di sopra le correnti: nella manifestazione cosmogonica primordiale dello stato umano, o del Mondo dell’Uomo, le condizioni erano totalmente diverse da quelle attuali. Il mondo e lo stesso uomo non erano affatto limitati dalle condizioni corporee, così come noi lo cogliamo o, meglio, come lo concepiamo nelle attuali condizioni, ma si ponevano interamente nello stato sottile o animico.    
È importantissimo comprendere che in tale stato primigenio, primordiale e propriamente «paradisiaco», il Mondo (lo stato umano nella sua interezza), non era affatto condizionato né dal tempo né dallo spazio; da tanto ne consegue che non era assoggettato alla «corrente delle forme», non era imprigionato nella catena delle nascite e delle morti, né da tutte le limitazioni dovute unicamente all’allontanamento dal Principio. «Di sopra le correnti», quindi.
     L’essere umano nello «stato primordiale», ossia in «possesso» del grado spirituale corrispondente (grado spirituale a cui può condurre la Via massonica), non «andava» verso le cose, ma erano queste che andavano a lui. Ma qui dobbiamo fermarci.        
     Aggiungeremo soltanto che fu soltanto dal suo allontanamento dal Principio, quindi dalla divisione insorta in se stesso che, caduto nella dualità, l’uomo perse il «senso dell’eternità», perse, appunto, ciò che la Tradizione iniziatica massonica designa come la «parola perduta». Allora il «Figliol prodigo», con un atto di divisiva superbia, si allontanò dal Padre; quale ladro e parassita di se stesso dilapidò ben presto i caduchi beni ai quali si era attaccato, e, illuso, si ridusse a rivoltarsi nel limo, disputando qualche fetida ghianda con i porci!...
     Il Signore Iddio stabilì dunque la terra «di sopra delle correnti».
     Non ci sarebbe qualche «Figliol prodigo» che, fidando nell’infinito Amore del Padre Misericordioso, con un atto di pura volontà si raddrizzi e si avvii verso di Lui?

3 Chi ascenderà sul monte del Signore?
     Chi, degli uomini, ascenderà sul Monte del Signore?
     Il Monte è la «Montagna Polare», la «Montagna Sacra», simbolo dalla stabilità della Tradizione primordiale che, immutabile, rimane inviolata e al di sopra di tutte le agitazioni del mondo e dei flutti del «mare delle passioni». È il «Monte Sion» della Tradizione Ebraica; l’Alborj dei Persiani; il Mêru degli Indù; il Monte Qâf della Tradizione Islamica; l’Olimpo dei Greci; il Montsalvat della leggenda del Graal.
Chi potrà stare nel Suo Luogo santo?
     Chi, degli uomini, potrà dunque stare nel Suo Luogo santo, ovvero stabilirsi nel «Soggiorno d’Immortalità»?

4 Colui che mani ha pure e mondo il cuore, chi l’animo non volge a cose vane.
     Solo colui le cui mani sono pure, e il suo cuore è mondato; reso puro dalle tenebre dell’ignoranza e delle passioni che essa genera; reso puro dagli attaccamenti e dalla sentimentalità; un cuore liberato dai «metalli», quindi non oppresso dal pesante bardo dell’ego che, quale potenza centrifuga, lo trattiene e lo spinge alla periferia del piano di manifestazione, invece di farlo vieppiù convergere verso il centro.
     Quindi, l’uomo il cui animo non volge a cose vane e che, ancorato il suo anelito alla santissima Verità, concentrando tutte le potenze dell’essere, verso la Verità si dirige; volge alla Retta Via, al «Retto Sentiero», al retto pensiero (retta intenzione), ossia all’evangelica «buona volontà».
     Peraltro, gli «uomini di buona volontà» (frase proferita dagli angeli alla nascita in questo mondo dell’Avatâra eterno, Gesù Cristo), non sono affatto, come il moralistico letteralismo suggerisce, le cosiddette «brave persone»; tali uomini sono precisamente gli iniziati ai Misteri; solo essi sono coloro che, dotati           del «retto intendimento», volgono e si dirigono alla visione del Volto Sublime.       «Gloria a Dio nell’alto dei Cieli, e Pace in terra agli uomini di buona volontà».    

5 Dal Signore egli avrà benedizione, e giustizia da Dio suo Salvatore.
     Siccome l’uomo di «buona volontà» riceve la «benedizione», cioè, assai più precisamente, le «influenze spirituali» (Berakhot) e la giustizia dal suo Signore, egli opera la Pace e la giustizia in terra per glorificare Iddio nell’alto dei Cieli. Cosicché i due aspetti complementari, celeste e terrestre, si fondono nell’Unica divina Realtà.
     Varrà precisare che i «cieli», altrimenti chiamati talvolta «mondi», non sono che gli stati superiori dell’Essere rispetto a quello umano; va detto altresì che tali stati sono in realtà gradi di iniziazione effettiva, cioè effettivamente (e non soltanto virtualmente) realizzati nella loro pienezza.
     Tali stati corrispondono ai domìni designati come essere quelli degli Angeli, Arcangeli, Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni ed Empireo.

6 È questa la stirpe dei Suoi devoti, che ricercano il Dio di Giacobbe.

7 Innalzate, o porte, le vostre cime (frontoni di legno delle porte del Tabernacolo), innalzatevi, o porte eternali. Ché avanza il Re della gloria.
     Così come sopra abbiamo detto, siccome gli uomini che costituiscono «la stirpe dei Suoi devoti» (l’élite spirituale) opera in terra imitando gli Archetipi Celesti, allo stesso tempo che si innalzano le porte del Tabernacolo (Luogo recondito, nascosto, corrispondente alla «nicchia del cuore»), si schiudono le «Porte Celesti» per accogliere «il Re della Gloria».

8 Chi è questo Re della gloria? È Iddio, il Valido, il Prode. 
Iddio, il Prode nella pugna (nella battaglia).

9 Innalzate, o porte, le vostre cime, innalzatevi o porte eternali, che avanza il Re della gloria.

10 Chi è questo Re della gloria? Il Signore (Iddio) delle schiere, è Lui, il Re della gloria. 

     Noteremo che allorquando in qualsiasi Testo sacro, nessuno escluso, si parla di «battaglie», di «eserciti», di «schiere», di «lotte» e di «guerre», bisogna intendere il senso simbolico di tali riferimenti, e non necessariamente ad eventi o ad azioni cruente; tali passi non hanno nulla a che vedere con l’esteriorità. Le «guerre» o le «battaglie» devono essere essenzialmente intese quelle combattute nel «campo» interiore dell’uomo dotato d’intelletto; in sé stesso infatti egli combatte per sconfiggere gli elementi disarmonici che si oppongono all’armonizzazione nell’Unità Totale e lo allontanano dalla Verità suprema.
     Tale aspetto, squisitamente interiore e altamente esoterico, è stato generalmente obliato, soprattutto dall’esteriore punto di vista exoterico degli aderenti «religiosi» alle tre forme tradizionali propriamente abramiche.

     Basterebbe al riguardo considerare che la Bhagavad-Gîtâ, uno dei più importanti Testi dei sacri Vêda, dove l’eminente simbolismo esoterico della «battaglia» è prevalente, non è mai stata dagli Indù interpretata alla stregua degli ottusi ignoranti, sempre e soltanto disposti a vedere dappertutto quanto corrisponde alla loro innata violenta barbarie.
     Tuttavia, «Tutto è puro per i puri», diceva San Paolo. Dal che può dirsi che, per inverso, tutto è impuro per gli impuri!          





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Ecco, sinteticamente, qualche notazione che in qualche modo abbiamo potuto esprimere riguardo al senso interiore dei Salmi citati.
     Non abbiamo ritenuto necessario riportare quanto sta scritto nel rituale, poiché il confronto sarà facile; potrà notarsi che così come è stato riportato risulta veramente inintelligibile.
     Per concludere, diremo soltanto che se è assai difficoltoso cogliere il senso profondo delle Scritture così come esse figurano nelle edizioni che abbiano almeno il crisma di una certa autorità «letterale», diviene veramente impossibile coglierlo in edizioni che rilevano da punti di vista che definirli solamente «profani» sarebbe fargli troppo onore.
     Occorre pur dire che l’influenza «protestante», tutta intrisa di materialistico sentimentalismo e di becero moralismo, ha sciaguratamente contribuito ad una vera e propria devastazione dei Testi sacri; una interpretazione fin troppo al di sotto del più insignificante letteralismo. Prova ne sia il fatto che una speciale sorta di «sermone» moralistico (a volte veramente disarmante e insopportabile) ha finito per sostituirsi all’essenza profonda di un rito iniziatico, rito pervicacemente appellato come «cerimonia»! (1)
     Tutto ciò ci fa pensare alla «predica da cinque lire», dove il predicatore e gli uditori non capivano un bel nulla… tranne complimentarsi a vicenda! «Più basso il servizio, maggiore il compenso», dice la Tradizione Estremo-Orientale.
      Ma c’è di peggio, poiché la sovversione prima e la contro-tradizione dopo, trovano così un campo ben preparato per il fine che (pure illusoriamente) si prefigge l’«abominio della desolazione» dei tempi ultimi.

In tali condizioni si è in presenza di una confusione a cui mai la presente umanità ha dovuto assistere!
     Quale verbo risuona dunque all’interno dei Templi, e quale comprensione è predisposta ad «aprire le porte del Tabernacolo»?
     Allora ci sovviene ricordare le sante parole della sacra Tradizione: «Raddrizzate le Vie del Signore».
     Forse, prima che sia troppo tardi, necessiterebbe un provvidenziale e magistrale intervento, onde liberare dagli opprimenti sterpi i preziosissimi rami del sacro «Albero di Luce».
     Ci sarebbero tante cose da dire in proposito, ma ci limitiamo qui a quanto, come che sia e come ci è stato dato, ci eravamo proposti.
     Vincit omnia Veritas.

(1) – È sempre l’occasione, ai nostri giorni, denunciare tale abuso di linguaggio, assolutamente improprio (e pure sospetto!) riguardo ai sacri riti; essi infatti discendono dall’Ordine divino e non possono mai essere assimilati a quanto tracima da cervellotiche, arbitrarie e fuorvianti invenzioni individuali, cioè quelle cosiddette «cerimonie», le quali non sono poste in essere e non si risolvono se non in una vera e propria ridicola parodia tendente ad usurpare i sacri riti; non si tratta in tutto ciò se non di degli «effetti speciali» atti a suggestionare e preparare la gran «massa» dei malcapitati ad accogliere passivamente quei «prodigi» messi in campo dalla menzogna; quei prodigi che sedurranno, se possibile, perfino gli eletti!  


   

In libreria torna «Pinocchio». Massonicamente commentato da Marco Rocchi




Pinocchio è una favola, certamente la più celebre della letteratura italiana. Scritta dal carbonaro, e quasi certamente massone, Carlo Lorenzini (in arte Collodi) ha rappresentato – assieme al Cuore di De Amicis, altro Massone – un vero e proprio strumento pedagogico per intere generazioni di italiani. Una pedagogia massonica, si badi bene, tesa a fare dei buoni cittadini, con un’etica laica. Pinocchio è la favola pregna di simbolismi, in cui viene narrata l’iniziazione di un burattino che diventa Uomo. Morte e rinascita, insomma, con tanto di regressus ad uterum nel ventre del pesce-cane. In questa edizione, in uscita per Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno, la lettura e l'esegesi massonica è di Marco Rocchi.

lunedì 23 gennaio 2017

Massoneria e Costituzione: importanti precisazioni



La Carta Fondamentale della Repubblica Italiana letta alla luce dei principi massonici che vi sono stati trasfusi. – Molti i massoni che hanno contribuito a scriverla, in primo luogo l’emiliano Meuccio Ruini, presidente della “Commissione dei 75”, al quale è intitolata anche una delle tre logge ferraresi – La dibattuta questione delle società segrete: per i Padri Costituenti la Massoneria non lo era e non poteva affatto essere definita tale.

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Online il sito del Capitolo Piero Gamondi



È online il sito del Capitolo  dedicato a Piero Gamondi.

In Italia il primo Capitolo dell’Arco Reale che prese il nome di “Acacia n°1″ si costituì e si riunì per la prima volta a Milano il 29 gennaio 1962. I 9 compagni fondatori, tutti massoni molto apprezzati e conosciuti furono: Giovanni Bricchi, Dino Tupputi, Elio Soliani, Mario Cantore, Paolo Bianco, Luigi Giudici, Piero Gamondi, Franco Cazzaniga, Alfonso Segre. Subito dopo seguirono la costituzione di altri 4 Capitoli localizzati a Bologna, a Pisa, a Siena e a Napoli.

Piero Gamondi, fine esoterista e grande iniziato, fu Maestro Venerabile della prima e storica Loggia massonica comasca denominata “Magistri Comacini” n. 59 all’Oriente di Como.

Riconosciuto dai Fratelli, che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e frequentarlo, come il Maestro Venerabile per eccellenza, è unanimemente riconosciuto come colui che più di ogni altro ha segnato con la sua presenza, la sua cultura esoterica, il suo alto senso della Fratellanza, la storia della massoneria comasca.

Per questo, con grande onore ed orgoglio, i Compagni fondatori hanno deciso di intitolare al Compagno Piero Gamondi il neo Capitolo Comasco.

Con la speranza e l’aspirazione che il suo esempio, la sua profonda intelligenza e illuminata cultura, possano ancora guidare il cammino dei Compagni del Capitolo a lui dedicato.

Guarda il sito

Cresce il Rito di York. Un nuovo capitolo a Como



Il Rito di York continua a crescere, e le attività dei capitoli, dei concili e delle commende sono di nuovo riprese con il consueto vigore. Questa sera iniziazioni e insediamento delle nuove cariche al Capitolo dell'Arco Reale Grido di Perugia. A Como è stato consacrato e istallato il nuovo capitolo Piero Gamondi, con il Sommo Sacerdote Tiziano Busca, il GM delegato dei Criptici Davide Bertola e il Gran Segretario Esteri Nicola Zanetti.

Ad Anguillara Sabazia Mauro Cascio e Antonio Cecere



Un appuntamento a cui gli appassionati di Filosofia non possono mancare. Gli Elfi ha invitato due filosofi, Mauro Cascio e Antonio Cecere, che nel passato, insieme, hanno fatto tante cose, dalla Compagnia de Galantomeni all'Osservatorio Filosofico con il quale hanno vinto qualche anno fa il Premio Nazionale di Filosofia, per parlare del ruolo della filosofia oggi, e della Massoneria come 'luogo privilegiato' di un pensiero che da astratto si fa concreto. La Loggia è sempre stato un 'laboratorio' in cui si sono messi in atto processi di 'Bildung' di formazione. Non è un caso se i nomi più importanti della Filosofia occidentale sono stati massoni. Giordano Bruno è l'emblema di una certa protomassoneria ermetica, ma erano massoni tout court Fichte, Schelling, Hegel, Voltaire, Lessing, Herder, Goethe.

Perché il pensare ha bisogno di una struttura, simbolica, come quella della Massoneria? Cascio e Cecere hanno tentato di rispondere con un testo, che ha inaugurato una collana di studi, curata dal Capitolo de Lantaarn del Rito di York, intitolato «La Massoneria. Una simbologia in movimento» (scritto con Marco Rocchi e con la prefazione di Tiziano Busca). Di questo si parlerà nell'incontro. Con il nuovo libro di Mauro Cascio intitolato, significativamente, «Umberto Eco e la Massoneria». Perché quando a raccontare il ruolo di promozione culturale della Massoneria nell'Illuminismo soprattutto è un intellettuale dello spessore di Eco tutto cambia. Non si potrà non fare riferimento anche all'Ecce Homo di Louis-Claude de Saint-Martin, l'ultimo testo curato dal filosofo pontino (che in questi anni ha prodotto tante prime edizioni in lingua italiana dei classici del c.d. Martinismo delle Origini, una tradizione che ha coinvolto Fernando Pessoa, Gabriele D'Annunzio, Claude Debussy), soprattutto perché è grazie alla lettura di Saint-Martin, che Goethe si avvicinò alla Massoneria.

L'incontro, a cui seguirà un dibattito, sarà introdotto e coordinato da Jesus Issa Seck e si svolgerà ad Anguillara Sabazia il prossimo 29 gennaio alle 16.00. Per la partecipazione a questo incontro e a quelli futuri è richiesto un contributo associativo annuale di 12 euro. A disposizione degli ospiti, cocktail, ed aperitivi da scegliere alla carta. Infoline 327.3695760.



venerdì 20 gennaio 2017

La filosofia è il suo domandare



«Ecco, dunque, dove soltanto può essere collocato l'orgoglio del filosofo: nella coscienza della maggiore intensità delle sue domande e delle sue risposte; orgoglio che non va scompagnato dalla modestia, cioè dalla consapevolezza che, se l'ambito suo è più largo, o il più largo possibile in un determinato momento, ha pur tuttavia i suoi limiti, tracciati dalla storia di quel momento, e non può pretendere a un valore di totalità, o, come suol dirsi, di soluzione definitiva».
(Benedetto Croce, “Breviario di estetica”)

giovedì 19 gennaio 2017

Il genio di Schopenhauer



« Gli uomini geniali li si è sempre trovati impetuosi e passionali. In origine questo dipende dal fatto che solo una volontà possente ha nello stesso tempo una misura inconsueta di forza cognitiva: ma ciò è condizione anche della creazione geniale: questo volere possente non può che soffrire, ben presto, di una carenza di appagamento, e allora la coscienza si distoglie dalla propria volontà per rivolgersi al mondo. (...) 'in tristitia hilaris, in hilaritate tristis'. »
(Arthur Schopenhauer)

mercoledì 18 gennaio 2017

Massoneria e irredentismo: oggi la presentazione con Ester Capuzzo (Sapienza - Università di Roma) e Carlo Ricotti (Luiss)



Incontro dedicato a “Massoneria e Irridentismo” alla Casa Ricordo di Roma oggi 18 gennaio alle 17,30. Relatori: Ester Capuzzo, Sapienza Università di Roma e Carlo Ricotti, Luiss. Il dibattito, che si concentrerà in particolare sui nessi allacciati dai patrioti con il Grande Oriente d’Italia, è ispirato al libro “Massoneria e irridentismo. Geografia dell’associazionismo patriottico in Italia tra Otto e Novecento” pubblicato da Irsml Friuli Venezia Giulia nel 2015. All’incontro  presente l’autore Luca G.Mantenti  soffermandosi in particolare sui nessi allacciati dai patrioti con il Grande Oriente d’Italia. L’iniziativa è coordinata e promossa dal Dipartimento Attività Culturali – Direzione Organismi Partecipati e Spazi Culturali di Roma Capitale in collaborazione con le Associazioni della Casa del Ricordo...

Hermes. Il Santuario di Memphis



L'origine della Massoneria, così come per tutte le grandi istituzioni destinate ad esercitare una potente influenza sull'avvenire dell'umanità, si perde nella notte dei tempi. Mille opinioni contraddittorie sono state espresse su questo argomento, mille sistemi sono stati provati; e, fino ad oggi, nessun sistema è stato così preponderante da riunire a sé l'opinione generale.
Tentare di enumerare e di analizzare le diverse opinioni sarebbe un'opera sia fastidiosa sia di poca utilità. Due fatti solamente sembrano mettere d'accordo tutti gli autori, e possono servire da punto di congiunzione: il primo è che la Massoneria è venuta dall'Oriente; il secondo, che essa è la continuazione degli antichi misteri, o almeno che mostra con essi incredibili analogie.

Marconis de Nègre, in questa prima edizione italiana curata dal filosofo pontino Mauro Cascio, «Hermes o il Santuario di Memphis», della metà del secolo scorso, racconta un mito che si dispiega nella storia culturale dell'Occidente come poco altro. Quella 'filosofia perenne' originatasi (probabilmente) in Egitto, maturata in Grecia e consegnata alla cultura europea, riscoperta nel Rinascimento con Giordano Bruno soprattutto e rivissuta nel Settecento con alcuni degli autori e degli interpreti più importanti del pensiero dell'epoca: Fichte, Schelling, Goethe, Hegel. Sull'argomento lo stesso editore (Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno) aveva già proposto un testo di Marc Bédarride e soprattutto «Origine dei Riti di Memphis e Misraïm» di Jean Bricaud con la prefazione di Gabriele La Porta e Egidio Senatore.

martedì 17 gennaio 2017

Mauro Cascio e Antonio Cecere di nuovo insieme in un incontro in riva al lago moderato da Jesus Issa Seck

La sede dell'associazione

Un appuntamento a cui gli appassionati di Filosofia non possono mancare. Gli Elfi ha invitato due filosofi, Mauro Cascio e Antonio Cecere, che nel passato, insieme, hanno fatto tante cose, dalla Compagnia de Galantomeni all'Osservatorio Filosofico con il quale hanno vinto qualche anno fa il Premio Nazionale di Filosofia, per parlare del ruolo della filosofia oggi, e della Massoneria come 'luogo privilegiato' di un pensiero che da astratto si fa concreto. La Loggia è sempre stato un 'laboratorio' in cui si sono messi in atto processi di 'Bildung' di formazione. Non è un caso se i nomi più importanti della Filosofia occidentale sono stati massoni. Giordano Bruno è l'emblema di una certa protomassoneria ermetica, ma erano massoni tout court Fichte, Schelling, Hegel, Voltaire, Lessing, Herder, Goethe.

Perché il pensare ha bisogno di una struttura, simbolica, come quella della Massoneria? Cascio e Cecere hanno tentato di rispondere con un testo, che ha inaugurato una collana di studi, curata dal Capitolo de Lantaarn del Rito di York, intitolato «La Massoneria. Una simbologia in movimento» (scritto con Marco Rocchi e con la prefazione di Tiziano Busca). Di questo si parlerà nell'incontro. Con il nuovo libro di Mauro Cascio intitolato, significativamente, «Umberto Eco e la Massoneria». Perché quando a raccontare il ruolo di promozione culturale della Massoneria nell'Illuminismo soprattutto è un intellettuale dello spessore di Eco tutto cambia. Non si potrà non fare riferimento anche all'Ecce Homo di Louis-Claude de Saint-Martin, l'ultimo testo curato dal filosofo pontino (che in questi anni ha prodotto tante prime edizioni in lingua italiana dei classici del c.d. Martinismo delle Origini, una tradizione che ha coinvolto Fernando Pessoa, Gabriele D'Annunzio, Claude Debussy), soprattutto perché è grazie alla lettura di Saint-Martin, che Goethe si avvicinò alla Massoneria.

L'incontro, a cui seguirà un dibattito, sarà introdotto e coordinato da Jesus Issa Seck e si svolgerà ad Anguillara Sabazia il prossimo 29 gennaio alle 16.00. Per la partecipazione a questo incontro e a quelli futuri è richiesto un contributo associativo annuale di 12 euro. A disposizione degli ospiti, cocktail, ed aperitivi da scegliere alla carta. Infoline 327.3695760.

I titoli Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno

Compra «La Massoneria. Una simbologia in movimento»

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lunedì 16 gennaio 2017

Tiziano Busca a Milano: «L'orgoglio della nostra Tradizione»



Tiziano Busca ha partecipato a una tornata a logge congiunte a Milano: Alfa Bet in Omega, Lemmi, Leonessa Arnaldo, con Morris Ghezzi e il presidente del Collegio Lombardia Salsone. Un modo per stare tutti assieme in un momento così delicato per l'istituzione. «Onesti, autentici, sinceri, è il modo migliore per difendere il Tesoro della nostra Tradizione. Ma non possiamo attraversare il mare stando fermi a guardare le onde. Dobbiamo bagnarci i calzoni. È con la testimonianza che possiamo difenderci dalle calunnie. Non con le parole».

I fratelli del Grande Oriente d'Italia a Norcia incontrano i giovani della squadra di calcio. L’Ordine realizzerà l’illuminazione del campo sportivo



Visita a Norcia e ulteriori passi avanti per il Grande Oriente d’Italia che si è impegnato a fornire l’illuminazione del campo sportivo del centro umbro, uno dei comuni più colpiti dal terremoto.
Alcuni fratelli hanno incontrato il sindaco Nicola Alemanno e i ragazzi della squadra di calcio nursina che hanno manifestato la loro gioia e la loro stima nei confronti dell’Ordine per quanto sta cercando di realizzare a Norcia.
In attesa dell’adempimento di alcune procedure burocratiche che dovrebbero essere concluse a breve i giovani calciatori hanno ringraziato i fratelli chiedendo di fare insieme un foto.

Il quadro di Baricco



«A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto».
(Alessandro Baricco)

venerdì 13 gennaio 2017

La notte e il cielo stellato

V. Van Gogh, "Notte stellata sul Rodano"

«La vista del cielo stellato in una notte serena, dona una specie di godimento che solo anime nobili provano. Nell’universale silenzio della natura e nella pace dei sensi, il segreto potere conoscitivo dello spirito immortale, parla una lingua ineffabile e trasmette concetti inarticolati che si sentono e che non si possono descrivere».  [I. Kant]

giovedì 12 gennaio 2017

Cosa vuol dire pensare?



«Appropriazione della filosofia, correttamente intesa, non significa mai imprimersi nella mente – così spesso solo in maniera faticosa e sterile – concetti e dottrine che un giorno dimenticheremo.
Con la conduzione alla filosofia non dobbiamo affatto abbandonare il pensare quotidiano immediato, al contrario: in questo pensare quotidiano noi, gli esseri pensanti, dobbiamo diventare più pensanti, e cioè più pensosi, più ri-pensanti, e perciò imparare a pensare autenticamente».
(M. Heidegger, “Introduzione alla filosofia”)

mercoledì 11 gennaio 2017

Il mito gnostico

di Filippo Goti




«Il mito racconta una storia sacra; riferisce un avvenimento che ha avuto luogo nel tempo primordiale, il tempo favoloso delle origini [...] È dunque sempre il racconto di una "creazione": si narra come qualcosa è stato prodotto, come ha cominciato a essere» (Mircea Eliade, Aspects du Mythe)

«Gli antichi dei, disincantati e perciò trasformati in potenze impersonali, sorgono dalle loro tombe e riprendono la lotta fra di loro aspirando a conquistare il dominio sulla vita». (Max Weber)
Qualcuno leggendo uno dei testi di Nag Hammadi potrà avere il dubbio che gli antichi gnostici fossero dei politeisti, che antropomorfizzavano gli eoni o gli arconti, e che tutta la saga della caduta altro non fosse che una questione di un amore ai limiti dell’incesto. Riducendo quindi lo gnosticismo ad una versione romanzesca, estremamente elaborata e sofisticata, di un rapporto amoroso tragicamente terminato fra una divinità femminile di ordine inferiore, e il Padre del tutto. Infine, come ultima estensione, si potrebbe essere successivamente tentati di fornire una spiegazione psicologica, o di creare archetipi di interpretazione psicanalitica proprio attraverso lo gnosticismo.
Ipotesi che potrebbe trovare ulteriore alimento dalla constatazione che lo gnostico si ritiene straniero al mondo, il suo continuo anelare un mondo superiore di eterno equilibrio, potrebbe suggerire una qualche forma di rifiuto o di dissociazione, da leggersi proprio attraverso i miti proposti.
A mio avviso è questa una strada veramente impervia, in quanto ogni mito umano è in ultima analisi l'ultimo rifugio della capacità di rappresentare, da parte dell'uomo, il perchè della propria esistenza. Ricostruendo su piani superiori quel rapporto affettivo e creativo di cui è esso stesso un anello. E' nella natura umana leggere il mondo circostante, dare ordine allo stesso, creare dei punti fermi di relazione, e tracciare la propria posizione presente, passata e futura, in tale rappresentazione. La quale comprende elementi sensibili, ma non per questo reali, ed elementi interpretativi e speculativi.
La grande novità rappresentata dallo gnosticismo è la rottura di ogni legame con la manifestazione stessa, non riconoscendo ad essa dignità di essere stata creata da parte della vera divinità, ma bensì da una potenza di ordine inferiore. Tale intuizione porta l’uomo ad essere finalmente arbitro del proprio destino, in lotta perenne contro forze titaniche che altro non sono che forme particolari della manifestazione. Che nella sua integralità è avversa ed ostativa al desiderio gnostico di ascesa. Lo gnostico credendo che la creazione è ingannevole, non ha fede verso il dio che l'ha partorita. Esso intuisce in se una particola elementare, che lo ricollega ad un piano superiore, precedente a questa manifestazione sensibile, e possiamo trovare in ciò forti richiami al pensiero cabalistico delle origini, che del resto è stato fortemente influenzato dallo gnosticismo, ad una parte del pensiero platonico, e non per ultima ad una certa metafisica orientale. Comprendiamo quindi che lo gnosticismo si collega da un lato in modo trasversale rispetto a movimenti religiosi-spirituali, e dall'altro che si pone in quella tradizione metafisica che tratta ciò che è reale ed irreale rispetto alla capacità dell'uomo di realizzarsi attraverso il risveglio interiore. In tale ottica ecco quindi che la manifestazione eonica è un costrutto, un immaginario utile a raffigurare una moltitudine di psichichismi per spiegare cosa è l'uomo e quale dovrebbe essere il suo fine.  Il degradare degli eoni, la rottura della divina sigizia (la coppia maschile/femminile eonica), altro non è che la rappresentazione simbolica, in un racconto mitologico, atta da un lato a rappresentare il passaggio da un mondo di pienezza e realtà, ad un mondo di frammentazione ed irrealtà.
 Il problema che si trova innanzi un lettore moderno dello gnosticismo, è relato al fatto che oggi siamo abituati a comunicare in forma enunciativa. La parola ha perso completamente ogni valore simbolico ed evocativo, risultando incapace di stimolare l'immaginazione del lettore. La nostra lente di lettura è piatta e moderna, e difficilmente comprendiamo che in epoche ed ambiti diversi dai nostri la comunicazione poteva avvenire in altre forme e modi.
Anche negli ambienti in cui si vorrebbe parlare in chiave simbolica, a causa della pressante dialettica si tende a confondere il simbolo con segno. Ritenendo che il significante sia rappresentato dal segno, e che le informazioni abbiano per propria stessa esistenza automatica capacità di formazione. Gli antichi gnostici scelsero come mezzo espressivo la forma mitologica, essi comunicavano attraverso immagini, cercando di conseguire vari obiettivi.
Il primo permetteva loro di veicolare un maggior numero di informazioni. Prendiamo ad esempio l'immagine di una rosa, essa per sua stessa natura solletica i sensi, e attraverso i sensi la nostra capacità associativa. Quindi con una sola immagine non richiamiamo colore, forma, composizione, periodo dell'anno di fioritura, e una serie di sensazioni collegate ad ognuno di questi elementi.
Il secondo offriva uno scrigno simbolico a chi aveva la giusta chiave interpretativa. Gli ambienti iniziatici, hanno spesso elaborato una sorta di linguaggio riservato che non si fondava su di una semplice crittografia del segno, ma bensì di una crittografia del senso. Pensiamo all'ermetismo dei testi alchemici, che pongono in profondo imbarazzo gli stessi studiosi di simbolismo o di alchimia moderna. Così gli gnostici attraverso parole e frasi di apparente significato lineare, offrivano diversi livelli di lettura ai propri fratelli.
Il terzo poneva a disposizione all'interno della comunità elementi simbolici, onirici, atavici, archetipali su cui lavorare. Tramite una progressione associativa del profondo. Una sorta di estasi filosofica tramite la costruzione del pensiero e il suo radicarsi in immagini, con cui sprofondare lentamente su di un piano profondo e avulso dalle logiche del mondo sensibile.
Per lo gnostico antico niente esisteva tranne il proprio spazio intimo, o laboratorio interiore per colui che maggiormente è abituato a tale termine. In tale ottica deve quindi essere trattata la comunicazione gnostica, ossia una serie di miti cosmici, con cui affrescare le membrane psichiche dello gnostico, in modo tale che essi siano il giusto alambicco ove l'anima e lo spirito possano trovare giusta e degna unzione celeste.

martedì 10 gennaio 2017

Nadav Crivelli torna in Italia per parlare di Esseni



Torna in Italia Nadav Hadar Crivelli. Martedì 17 gennaio a Grandate (vicinissimo a Como) (20.30 - 22.30) per una serata dedicata agli Esseni «Pur non sapendolo», spiegano gli organizzatori, «molti di noi che frequentiamo gruppi e studi con tonalità cabalistiche, possediamo scintille degli antichi Esseni, reincarnate.  Scoprire quelle nostre radici profonde sarà un'esperienza indimenticabile. In questo primo incontro, incontreremo i nostri Padri spirituali, ed inizieremo ad apprendere le loro arti terapeutiche.  Ci aiuteranno una nuova comprensione e canto del Padre Nostro in aramaico, la tecnica dei Diciotto Respiri, ed una speciale e segreta preghiera sulle qualità "gentili" di Dio».

Luogo: AG&DS (citofono 2)  via Giacomo Leopardi 35, 22070 Grandate (Como)

Informazioni: Ivana 335-6551041   e  Wilma 347-2524763.

lunedì 9 gennaio 2017

Il cielo stellato dentro di me

di Antonio M. Abiff



È tutto talmente semplice e chiaro...
Solo una mente assolutamente libera da ogni forma di condizionamento ti permetterà,  guardandoti dentro, di vedere e comprendere come e perché, solo dentro di te, tutti i possibili universi si espandono all'infinito.
Buttate via tutta la spazzatura che vi portate addosso...
Cominciate a guardarvi...

I castelli di Aglie' e Moncalieri: la graphic novel



Si svolgerà a Palazzo Carignano, a Torino, la presentazione della graphic novel: I Castelli di Aglie' e Moncalieri. Con le autrici, Annamaria Aimone e Debora Grazio, interverranno Aldo A. Mola e l'editore Mauro Bonanno. L'appuntamento è per venerdì 13 gennaio alle ore 11.00

giovedì 5 gennaio 2017

Karma e carità

di Paolo Callari



Eresia per eresia se sei davvero un eretico devi rischiare il coro dei fischi piuttosto che un seguito di applausi.
L'inno alla Carità, riferito a San Paolo, lettera ai Corinzi, è creare il principio di causa effetto che chi scrisse in Sanscrito la parola tradotta con il termine Karma non conosceva.
Karma assume anche il significato di sacrificio rituale affidato alla casta sacerdotale che, nel caso della Carità di cui San Paolo nel suo componimento, è affidato a ciascun uomo in maniera divulgativa, non dimentichiamo che San Paolo fu' definito "l'apostolo delle genti".
Offrire il sacrificio di sé stessi per il comportamento caritatevole e benevolo verso il nostro prossimo fa di ciascuno di noi un cero profumato di olio e di incenso che arde sul fuoco dell'ossidoriduzione , giorno dopo giorno.
Anche se il Cristianesimo non tramanda il ciclo delle reincarnazioni la resurrezione è un punto di incontro, anche figurato, per la conversione che ci consente di venire fuori dal labirinto abitato dai mostri che ci fanno schiavi delle nostre paure.
Carità è karma e karma è Carità come atto creativo e rigenerativo della entropia delle relazioni interpersonali che alimentano l'aggregora della umana specie.
La base per l'ottenimento dell'Illuminazione è la promessa del Bodhisattva. Si tratta dell'impegno che uno yogi assume per lavorare instancabilmente al fine di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza e per portarli alla realizzazione assoluta e alla felicità dello stato di Buddha.

mercoledì 4 gennaio 2017

La Gnosi, nel Sistema filosofico di Valentino

di Filippo Goti




«Non si deve compiere il mistero del potere ineffabile e invisibile per mezzo delle cose visibili e corruttibili della creazione, né quello degli esseri impensabili e immateriali per mezzo delle cose sensibili e corporee. La "salvezza perfetta" è la "conoscenza" stessa dell'ineffabile grandezza: perché essendo venuti attraverso l''Ignoranza', il 'Difetto' e la 'Passione', tutto il sistema generato dall'Ignoranza è dissolto dalla conoscenza. Perciò la conoscenza è la salvezza dell'uomo interiore; e non è corporea, perché il corpo e corruttibile; non è psichica, perché anche l'anima è un prodotto del difetto ed è come un abitacolo per lo spirito: spirituale deve essere perciò anche la salvezza. Per mezzo della conoscenza l'uomo interiore, spirituale, è salvato; perciò "a noi è sufficiente la conoscenza dell'essere universale": questa è la vera salvezza» (Iren. I, 21, 4).
 
Quanto sopra riportato, tratto da Ireneo , rappresenta la sintesi del sistema filosofico della scuola valentiniana. Vedremo come in questa sublime scuola filosofica gnostica occupi un posto centrale la Conoscenza. La quale è intesa non come frutto dell’erudizione e neppure come espressione fenomenologica in antitesi all'ignoranza, ma come elemento spirituale sostanziale. Il quale è al contempo forma e contenuto di redenzione. Attraverso la Conoscenza, la Santa Gnosi, per Valentino e la sua scuola ha dimensione escatologia.
La conoscenza a cui anelano i valentiniani non è erudizione, in quanto l'erudizione investe la psiche; e come sottolineano la psiche è corruttibile ed ingannevole. La conoscenza non è neppure un'espressione fenomenologica, in quanto la sua radice sarebbe posta nelle cose di questo mondo e le cose di questo mondo sono contingenti e transeunte. La conoscenza al centro delle riflessioni di Valentino è aliena a questo mondo ed assume un valore di "vera salvezza", cioè di elemento assestante e non eguale  rispetto a tutti i fenomeni e a tutte le creazioni.
Tale specificazione, nella scuola di valentino, non ha valore puramente formale, ma assume carattere di sostanza spirituale ed elemento di differenziazione antropologica fra gli uomini. I quali, al termine del tempo loro assegnato,  potranno aspirare o non aspirare a ad un diverso destino in virtù della relazione che lega loro alla Conoscenza. Conoscenza che è, lo ripeto, sostanza e che assume carattere distintivo di ogni essere umano; giungendo ad essere  elemento qualitativo differenziale fra i vari tipi di uomini. La gnosi, la conoscenza, coincide che la vera natura umana, il corpo e la mente sono dei rivestimenti, delle matasse frutto dell’immersione in questo mondo e come tali destinate a perire con esso. La Conoscenza, che è una qualità del pneuma gnostico, attende sotto questa matassa di essere scoperta, ed innestare un processo che come vedremo porterà l’uomo a liberarsi delle cose di questo mondo.
Il sistema valentiniano pone l'origine della frattura, della separazione fra uomo e radice spirituale, all'interno stesso del Pleroma. Tale stato di cose viene determinato da un movimento mosso dalla passione di un eone  minore dal nome di Sophia. La quale arsa dal desiderio di conoscere il Progenitore, cerca di ricongiungersi a Lui, sovvertendo la quiete e le regole che dominano il Pleroma. Il desiderio di conoscenza si tramuta in passione, che è una qualità dell'anima che intorpidisce ed appesantisce, e a causa di essa la Sophia viene respinta oltre il Pleroma stesso. Tale espulsione, nella mitologia gnostica, è chiamata “caduta” la quale da vita al mondo inferiore.
Il pentimento della Sophia determina il suo pentimento e a seguire l’espulsione dell’errore. Tale processo da vita al Demiurgo, un essere spirituale non generato dalla radice di ogni manifestazione. Tale generazione è una seconda frattura. Il Demiurgo incarna un embrione spirituale, ma non ha conoscenza diretta del mondo superiore, finendo per ritenersi il Dio Supremo e come tale da forma e sostanza ad una nuova creazione.
In questo sistema emerge come la causa della frattura, non sia dettata dall'esistenza di due principi coevi, o variamente ordinati fra loro, ma bensì proprio da un'iniziale tentativo di conoscenza verso la radice del Pleroma: Il Progenitore. Tentativo che si risolve in un dramma cosmico a causa della degradazione, nel turbinio della passione, che snatura l’anelito alla conoscenza. Da tale dramma cosmico scaturisce la creazione del mondo inferiore. Questo mondo inferiore non è in contrasto il Pleroma, ma semplicemente ne rappresenta una stridula e difettosa copia. In esso le forze e gli elementi inferiori tendono a riorganizzarsi secondo dilettevoli modelli e archetipi superiori. Un difetto che deriva dalla lacunosa immagine che hanno di essi e che comporta una grottesca parodia e sovversione di ogni qualità e valore.
Valentino identifica l'Ente Primordiale o Radice Spirituale, come la Conoscenza assoluta, la quale coincide con la Coscienza Assoluta. E' da questa immobile presenza a se stesso, che si origina la frattura. La quale coincide con il disperato bisogno degli Eoni, e uno in particolare, di conoscere la fonte stessa della loro esistenza. Gli Eoni altro non sono che qualità o espressioni stesse della dell'Ente primordiale. Nella loro singolarità risultano essere autonome e variamente disarticolate dalla radice stessa, ma nel loro complesso sono cosa unica con il Progenitore. E' indicativo come, nel sistema di valentino, la prima generazione è il Nous o Mente, suggerendoci che siamo in presenza di un processo di lenta frammentazione auto coscienziale. L’Ente emana la Mente, la Mente è l’unica che conosce l’Ente, essa a sua volta emana i pensieri e distingue le qualità. Queste sue emanazioni inesorabilmente divengono altro rispetto alla mente stessa, così come la mente inevitabilmente diviene altro rispetto all'ente. Il quale a sua volta distoglie la propria attenzione e persenza da quanto in precedenza partorito.
Questo è il processo della separazione, del disconoscimento.
La conoscenza assoluta coincide con l'Ente primordiale e l'ignoranza è una condizione progressiva di privazione della conoscenza, che porta ad un fumoso ed illusorio stato di coscienza, di percezione del Sé. Il mondo inferiore, non è qui più il fomentatore dell'ignoranza e della tenebra che ne segue, ma bensì il parto della stessa Ignoranza. Gli Arconti e l'uomo sussistono in quanto ignoranti di un sistema a loro superiore; e in forza di tale ignoranza accrescono le distanze fra essi e tale origine spirituale.
In virtù di tale rappresentazione, nel sistema di valentino, la Conoscenza ha valore non solo escatologico, in quanto la riconquista della medesima pone fine al transito umano, ma anche ontologico. Perché è proprio per un difetto di conoscenza, l’ignoranza è un difetto di conoscenza, che si forma il mondo inferiore.
In forza di tale argomento filosofico i valentiniani si rifiutano di accostarsi ai misteri dell'Assoluto, tramite i riti, le cerimonie e gli atti del mondo finito. In quanto se questo mondo è stato generato dalla passione e dall'ignoranza, allora anche gli strumenti che pone a disposizione sono strumenti di passione ed ignoranza. I quali inevitabilmente conducono ad un maggior grado di separazione e di illusione. Il valentiniano parla di sé dipingendosi come un Uomo Interiore o Spirituale. Egli non ricerca i segni dell'Assoluto nelle cose del mondo, nella carne, o nelle passioni dell'anima, ma bensì nelle profondità del suo essere, intraprendendo una ricerca profonda, a ritroso di ogni manifestazione.
La via che professano i valentiniani è una sorta di estasi filosofica, di successiva purificazione tramite un via intimistica legata al disvelamento dei sigilli e delle parole di potere interiori.
Nella visione valentiniana il corpo è corruttibile e limitato, e la stessa anima-mente è corruttibile e limitata, quindi niente che proviene da questi due elementi è perseguibile per la salvezza dello gnostico, anzi sono guardati con sospetto in quanto a loro volta possono svolgere azione corruttrice e limitante. Solamente la Conoscenza che proviene dallo Pneuma, permette di redimersi/salvarsi. Il passo intermedio per giungere ad essa è riconoscere che questo mondo non è sua espressione, che esso trova fondamento nel difetto e dell’illusione. Riconoscere quindi l’ignoranza è il primo viatico verso la Conoscenza dell’Assoluto.

Conclusioni
Quanto esposto in precedenza ci deve porre il lecito dubbio, che il sistema di Valentino, che l'ardita cosmogonia del Pleroma abitato da Eoni, che la tragedia della Sophia, il mito degli Arconti, non si riferisca tanto ad un affresco mitologico fine a se stesso e neppure ad una naif rappresentazione del perchè dell'esistente. Tutto quanto letto e scritto ci dovrebbe suggerire che siamo in presenza di ben altro. Valentino era un filosofo e come tale si pone innanzi al perchè della condizione umana e del perchè del male che affligge la creazione malgrado le parole rassicuranti della religione. La sua risposta è leggere la condizione umana tramite una prospettiva diversa e superiore, quello del perchè dell'esistente.
L'intero processo della caduta pneumatica, la frattura all'interno del Pleroma, le contraddizioni interiori ed esteriori dell'uomo, si riflettono l'una con le altre. Il microcosmo riflette il macrocosmo e viceversa. In quanto entrambi altro non sono che il parto della degenerazione della Coscienza, che pur ha avuto inizio da un processo di  autoconoscenza.
La condizione umana è posta agli estremi della condizione dell'Assoluto. In una sorta di continuo divenire spiraliforme. In cui ogni azione tesa alla conoscenza parziale di quanto è posto nel relazionale, si traduce in un movimento di caduta verso il basso: allontanando il soggetto pensate dalla fonte primordiale. Viceversa ogni azione tesa a comprendere le radici dell’esistenza profonda, permette la risalita dell’uomo verso la fonte prima.
Il dramma dell'uomo di valentino, dello gnostico è il dramma dell'Universo stesso. Così come la Sophia si muove per un disperato bisogno di colmare quanto la separa dalla fonte, così lo gnostico cerca di colmare l'abisso che lo separa dalla fonte. Ma mentre la Sophia a causa di questo movimento, di questo anelito al ricongiungimento coscienziale, determina il dramma da cui scaturisce l'universo stesso; lo gnostico tentando di ricongiungersi alla fonte, dalla sua di estrema periferia, sana la frattura stessa. In quanto integrando se stesso con la fonte, depriva l'ignoranza, e il cosmo che ne è figlio, di un elemento vitale. Ecco quindi che la redenzione dell’ultimo sarà la salvezza anche del primo. Ecco quindi che l’errore del primo sarà la dannazione anche del secondo.
Conoscenza ed Ignoranza, sono i veri titani del sistema di Valentino, ed ogni spazio e movimento è determinato dall'assenza o presenza di uno dei due contendenti, o dal loro combinarsi. La conoscenza per essere tale deve avere caratteristica di assoluta, in assenza di tale condizione ogni lacuna da vita all'ignoranza, che si traduce in un’ingannevole creazione.

Anna Maria Isastia: «Troppe bugie sulla Massoneria»



Malgrado venga definita un’associazione iniziatica e di fratellanza, che si propone come patto etico-morale tra uomini liberi, rappresenta il più comodo alibi-ombrello per le accuse di complottismo utilizzato da coloro che vogliono spiegare carriere apparentemente poco meritocratiche: ‘E’ stata la Massoneria’. Ma è davvero la Massoneria la grande burattinaia della storia del mondo moderno?
Una delle maggiori studiose dell’Associazionismo massonico è una donna, in barba alla vulgata che immagina le donne escluse dalle Logge o, forse, emarginate a Logge ‘rosa’. Si tratta della professoressa Anna Maria Isastia, che insegna Storia Contemporanea all’Università ‘Sapienza’ di Roma ed è Presidente Nazionale del Soroptimist  -un’associazione femminile composta da donne con elevata qualificazione nell’ambito lavorativo che opera, attraverso progetti, per la promozione dei diritti umani, l’avanzamento della condizione femminile e l’accettazione delle diversità..

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martedì 3 gennaio 2017

Da oggi in libreria l' «Ecce Homo» di Louis-Claude de Saint-Martin



Dio è presenza nelle cose del mondo. Dio si fa continuamente e cade nel suo fare mentre si fa e si compie. Il Cristo chiama a raccolta le cose fatte e per questo caduche e la Passione è la morte di una natura, quella umana, finita, per riscoprire che siamo sempre stati in Dio.
«Ecce homo» è allora l'ingiuria più adatta all'uomo a cui sfugge la sua regalità, sfigurato, malconcio, barcollante. L'uomo è pensiero di Dio, la determinazione dello sviluppo dello Spirito che non può essere presa per sé, isolata, in questo sta il 'riconoscimento': sapersi scoprire in un 'sempre'. Il nostro destino è anche il nostro desiderio, e non c'è niente al di fuori di questa semplicità.
Da oggi in libreria, per le edizioni Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno, l' «Ecce Homo» di Louis-Claude de Saint-Martin a cura di Mauro Cascio. Il lavoro chiude un ciclo ideale di studio sul c.d. 'Martinismo delle origini', con la pubblicazione dei classici in edizione critica, a partire dal «Trattato sulla Reintegrazione degli esseri» di Martinez de Pasqually e della prima italiana del «Manoscritto di Algeri», con l'«Universo a portata di mano». Sono poi usciti, sempre nella collana Lamed, altri studi del 'primo' Saint-Martin (tra cui 'Istruzioni della saggezza' e 'Il cimitero di Amboise') e l'opera omnia di Willermoz. Chiude questo affresco di studi un atlante operativo di Prunelle de Lière, un intervento di Gerard-Encausse e il fondamentale «Cenni storici sul Martinismo» di Jean Bricaud.
Nato dall'esperienza dell'Ordine degli Eletti Cohen (cui Cascio ha dedicato il suo penultimo libro, «All'ombra della Riconciliazione»), il Martinismo ha incantato Goethe, e in tempi più recenti Fernando Pessoa, Gabriele D'Annunzio, Debussy, Edith Piaf, ponendosi, come via individuale e non strutturata in 'Ordini', come momento essenziale nella storia della pratica iniziatica occidentale..

lunedì 2 gennaio 2017

L'eternità dell'essente e la Gloria. La presentazione del libro di Emanuele Severino



Massimo Cacciari e Massimo Donà moderano l'incontro di presentazione del volume monografico «Emanuele Severino» di Giulio Goggi. Ospite d'onore è proprio il noto filosofo, protagonista del volume, la voce più autorevole della Filosofia contemporanea. L'incontro si è tenuto presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Esiste un punto di vista diverso da quello filosofico?



“Sociologico”, “economico”, “politico”, “storico”… definiscono nel nostro quotidiano i diversi approcci entro i quali vorremmo accogliere un problema. Ci proponiamo così di affrontare le differenti questioni che via via ci si presentano in termini di “spazio sociale”, di “motivo economico”, di “strategia politica”, di “continuità storica” e molti altri.
Se ne deduce allora, su questa falsa riga, che tutto vada affrontato da diverse prospettive (discipline), e che ciascuna di esse sia ben definita e conchiusa nel suo ambito dalle parole del relativo specialista.
Quale poi debba essere l’esito migliore e vero non si sa dire, e, anzi, sull’onda postmoderna talvolta si afferma a gran voce che «dipende da che punto di vista lo affronti!», e cioè che un evento ha la sua ragion (in)sufficiente a seconda della disciplina che lo spiega.

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Paradossi della visione: l'arte di M.C. Escher



Chi si avvicina a M.C Escher capisce presto di avere a che fare con un autore inusuale. Gli artisti, che più di altri subiscono il fascino della fisiognomica, considerano questo ometto dal viso poco bohème uno scienziato che sa disegnare, mentre gli uomini di scienza, che si innamorano facilmente del suo lavoro, lo reputano un artista che conosce la matematica – sebbene l’olandese abbia ammesso di non capire le interpretazioni algebriche dei suoi disegni. Ma la peculiarità che lo rende difficilmente classificabile non risiede in una supposta interdisciplinarità, quanto nel soggetto della sua arte, ovvero la rappresentazione stessa.

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