venerdì 30 dicembre 2016

Giancarlo Elia Valori all'Accademia degli Scomposti. Con Tiziano Busca



Un'altra grande pagina di riflessione, quella offerta dall'Accademia degli Scomposti di Fano e da Ludovico Castruccio Castracane degli Antelminelli. Durante la serata si è parlato di geopolitica con Giancarlo Elia Valori attraverso le sue ultime pubblicazioni tematiche molto apprezzate a livello internazionale.
Si è parlato di cioè di quanto sta accadendo nel Mediterraneo, alla luce delle nuove conoscenze socioculturali, ampliando il coinvolgimento ad aspetti globali e importanti della vita delle persone. Infatti passando attraverso le tematiche di Geopolitica del cibo, dell’acqua e della salute, si sono analizzati scenari che si pongono come nodi cruciali per la vita e il benessere dell’umanità.
Un esempio, nello specifico è la Geopolitica dell’acqua - La corsa all’oro del nuovo millennio, iniziativa nata da una conversazione con il Presidente emerito dello Stato di Israele, Shimon Peres, che offre una prospettiva chiara e completa sugli sviluppi del concetto acqua, maturato all’interno del sistema di valori capitalistici e sulla considerazione di quanto pesi a livello sociale questo importante bene dell’umanità, non solo fisicamente, considerato che, un litro di questo oro, pesa più di un litro di petrolio. Acqua che ad oggi rappresenta la più importante risorsa di vita a rischio di esaurimento.
All'incontro era presente il sindaco di Fano Massimo Seri e Tiziano Busca.

Ascolta tutta la serata

giovedì 29 dicembre 2016

Online il nuovo numero di YR-M@gazine



È disponibile il nuovo numero di YR-M@gazine, il n. 5-6. Per poterlo scaricare e leggere è sufficiente cliccare il link qui a lato. Tra i contenuti, l'editoriale del Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei LLMM dell'Arco Reale Tiziano Busca, due aperture di simbolismo iniziatico, un resoconto di altrettante giornate significative per le attività culturali del Rito di York: il convegno a Genova, al salone delle feste del Palazzo Imperiale, con Aldo Mola, Vinicio Serino e il sen. Mario Mauro e quello a Roma con Giancarlo Elia Valori e Tiziana Della Rocca, giornalista del Fatto Quotidiano. Un grande spazio alla recensioni: dall'ultimo libro di Mauro Cascio, «Umberto Eco e la Massoneria» (Tipheret) a «La scelta di Sigmund» di Carlo A. Martigli (Mondadori).

mercoledì 28 dicembre 2016

Inaugurata la mostra di Nidaa Badwan. Con Egidio Senatore


Andare per la Roma dei Templari

di Gerardo Picardo
(Adnkronos)



Un tempo, chi entrava nell’Urbe dalla via Tiburtina si trovava dinanzi un’antica porta di pietra che aveva scolpite due teste di toro. Quella esterna, rivolta verso la campagna, era un lugubre teschio; l’altra, prospiciente la città, raffigurava invece un animale vivo. Le due teste simboleggiavano i viandanti che giungevano nella Città Eterna: affamati e stanchi nell’entrarvi, rifocillati e vigorosi nel lasciarla.

Ma qual era l’aspetto di Roma all’epoca dei Templari, e quali luoghi della città furono teatro di eventi cruciali per la storia del leggendario Ordine? Lo si scopre nel nuovo libro di Barbale Frale, ‘Andare per la Roma dei Templari’ (il Mulino, pp. 156, euro 12), attraverso una serie di tappe significative. Come guida, il lettore ha alcune figure illustri: Hugues de Payns e Jacques de Molay, il primo Maestro e l’ultimo, e fra loro san Bernardo di Clairvaux, il grande mistico del XII secolo che fu la colonna ideologica e spirituale del Tempio.

“È un viaggio di bellezza e sapienza nella Roma del Medioevo, luogo evocativo che mostra il cadavere dell’Urbe antica e un pensiero di ricerca”, spiega Barbara Frale, Ufficiale presso l’Archivio Segreto Vaticano, da più di vent’anni tra i migliori studiosi dei Templari.

“Arrivare a Roma era come vedere Atlantide – rimarca la storica del Medioevo - ma anche un viaggio nella storia dei Templari che devono dialogare con i Papi e convincerli a fare dei frati guerrieri un Ordine religioso. Santa Croce in Gerusalemme resta la testimonianza più importante di questi percorsi, ma c’è anche il portico di San Giovanni in Laterano e Santa Maria all’Aventino, che conserva ancora oggi l’atmosfera originaria. Una struttura su un colle boscoso, come un monastero, metà fortezza e metà palazzo aristocratico. Fino al Vaticano, dove abita il Volto della Veronica e i suoi segreti, ma ci sono anche gli appartamenti papali dove i Templari ‘cubiculari’ erano tra i più stretti collaboratori del Pontefice. Come mostra un celebre affresco di Giotto, ad Assisi, che racconta il sogno di Innocenzo III. In quel dipinto, il templare e l’ospitaliere sono due cavalieri mentre dormono a terra, accanto al letto del Papa”.

Si racconta che il perimetro di Roma somigliasse a un leone. Quattordici porte si aprivano nel XII secolo lungo il circuito delle sue strade che sono sempre state incroci di destini. Quanti provenivano da Sud, come il primo Maestro dei Templari, Hugo de Payns, entravano dalla porta Asinaria, in perfetto stato di conservazione dopo 700 anni. A fare da scenario, una muratura resistente anche all’urto delle macchine d’assedio. Oltre la soglia, il viandante conosceva storie e litanie, tra il tufo scuro e la pietra sbozzata.

Il primo Maestro dei ‘Pauperes Commilitones’ paragona il suo Ordine ai piedi, la parte più umile fra tutte perché poggia direttamente in terra, ma proprio per questo sostiene il peso del corpo intero. I Templari videro quella terra sconnessa, “solcata dai carri dei mercanti e dai cortei degli imperatori”, che rigurgitava spezzoni di colonne, esili eppure immani, epigrafi e relitti di mondi trascorsi che continuavano a raccontare umanità e vissuti.

I guerrieri consacrati conobbero il palazzo del Laterano, dove dimorava l’erede dei Cesari, e le strade della gente comune. Entrarono nelle stanze del Segreto Consiglio ma anche tra i mercati, cogliendo la voce della folla, perché – nota la studiosa - “il contatto con il popolo era una questione vitale per la mentalità del Medioevo. Avveniva continuamente, e la gente entrava nella corte pontificia” attraverso il grande portico che si apriva sulla facciata del palazzo. Lì i primi Templari portarono la ‘bozza’ dell’Ordine del Tempio, composto da uomini vincolati da voti religiosi eppure legittimati a versare sangue: “Un vero e proprio ‘mostro’, qualcosa che in tutta la millenaria storia cristiana non si era mai visto”, rimarca Frale.

I Templari pregavano, combattevano, lavoravano. L’anima della Militia Salomonica Templi era curata da Bernardo di Clairvaux, Chiaravalle era l’altra Gerusalemme. E l’obiettivo dei frati guerrieri era riavvicinare chierici e laici. Godevano del privilegio ‘Omne datum optimum’, una sorta di immunità che oltre e benefici fiscali li portava ad essere una realtà soggetta a rispondere delle loro azioni esclusivamente al Papa.

Ma a Roma i Templari avevano soprattutto una casa che continua a custodire segreti nella pietra: Santa Maria all’Aventino. Nobile dimora, poi fortezza e convento dei cluniacensi – i monaci che coltivavano in allegro miscuglio ortaggi, fiori e frutta - fu proprio in quel luogo che il mistico Bernardo donò la sua tunica ai fratelli della Milizia Templare. Quelle mura sono il manifesto di una proposta di vita ‘altra’, Fatta di ferro di spade e forza di preghiere, con l’etica templare che insegnava a seguire una sana moderazione in ogni cosa.

Eppure quegli uomini devoti potevano celebrare a Gerusalemme gli ‘officia ad tenebras’, poiché avevano il permesso eccezionale di recarsi a Gerusalemme sulla tomba del Cristo nel cuore della notte per speciali cerimonie di adorazione. Chi voleva diventare Templare, doveva dimostrarsi capace di obbedire.

Le pietre dei Templari hanno come radice la grande rotonda dell’Anastasis, la parte interna della basilica che copre la tomba di Gesù, ma hanno anche il volto della magione di San Bevignate a Perugia, nell’essenzialità di un tetto coperto a volte costolonate come in tanti altri luoghi di preghiera templare, dove a dominare è quello che gli storici chiamano il ‘sermo rusticus’, un linguaggio anche artistico semplice e forte. Una tavolozza – scriverà Scarpellini - ristretta a poche ocre e terre, al bianco a calce, al nero vite, all’azzurrite, per cogliere l’immediatezza del segno.

L’Ordine ha fortune immense, ma i frati sono personalmente poverissimi, tanto che la normativa consente loro di tenere solo quattro denari. Eppure quella casa all’Aventino, innalzata in laterizio chiaro, fra il rosa e l’arancio, ospitò i Templari sempre in viaggio nel Mediterraneo con il loro mantello bianco e la croce rossa. Una norma precisa dei loro statuti proibiva infatti di pernottare in luoghi che non fossero le case del loro Ordine.

Gerusalemme, Roma, Parigi, tre case capitane del Tempio ed esse stesse emblema di tre fasi differenti della sua storia, finita con il tradimento di una sola notte. Tra coloro che frequentarono la basilica petrina tra il 1295 e il 1296 c’era anche un uomo che non era dato vedere spesso in Occidente: Jacques de Molay, da non molto eletto Gran Maestro dei Templari. Accompagnò nel suo viaggio di ritorno a Roma il Papa a cui fu legato fino alla morte, Bonifacio VIII.

Frate Molay abitò a lungo nella casa all’Aventino. Lì, dicono le cronache, il Gran Maestro indossava un semplice saio bianco, ma a Roma vide anche la ‘Veronica nostra’, la misteriosa effigie della Passione del Nazareno. Tanti i rimandi a cui invita il libro della Frale, fino a Filippo il Bello, il Re di Francia che fece scattare il piano d’attacco contro i Templari. De Molay gli rispose con espressioni di aperto disprezzo quando il sovrano francese offrì segretamente al Gran Maestro la possibilità di mettersi in salvo con la fuga, poiché non erano gli uomini del Tempio ma i capitali dell’Ordine al centro della macchinazione regia. “Epilogo di uno scontro annoso – chiude Barbara Frale- nel quale entravano rancori privati del re verso l’Ordine, ancora tutti da indagare”.

martedì 27 dicembre 2016

L'unicorno di Giordano Bruno Galli

di Tiziano Busca



Tutti pensiamo che la luce sia qualcosa di esterno perché siamo 'Uomini della Terra' e la cerchiamo laddove vediamo la sorgente che appare ai nostri occhi, al nostro sguardo.
Se fossimo 'Uomini dell' Universo' avremmo la consapevolezza che la luce ci viene donata dentro di noi come la vita. E come la vita ci appartiene. Spetta solo a noi stessi liberarla nel nostro viaggio terreno e renderla, come una fonte, disponibile a tutti coloro che con noi condividono un tratto di strada, una emozione, un incontro.
Cosa resta all'Uomo dell'Uomo?
Solo la luce dello sguardo, il calore della emozione, l'energia dell'abbraccio, il fuoco della parola!
L'Uomo dell'Universo non scrive, esalta con la parola la sua luce ed il sogno del suo viaggio nella Pietra.
E solo là, dove l'Unicorno racchiude la purezza dello spirito sacro, nella Avalon della nostra ricerca ritroveremo l'essenza del profumo degli iniziati.
Là dove i Saggi ed i Maestri che ci hanno preceduto ci attendono.
I Maestri, per non farci dimenticare la Via, lasciano testimonianze materiali che ogni giorno debbono farci riflettere.
Questa statua che raffigura l'Unicorno è stato il regalo che ho ricevuto da Giordano Bruno Galli nel suo ultimo Natale terreno.
Un monito, un insegnamento, un incoraggiamento, un augurio.
Per non perdersi, come Uomini della Terra, nella materia. 

venerdì 23 dicembre 2016

Auguri



Un sincero augurio di buon Natale a tutti i nostri lettori dal Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale - Rito di York in Italia Tiziano Busca, dal Gran Capitolo tutto, dalla redazione del Blog.

giovedì 22 dicembre 2016

A Roma un nuovo seminario di Ran Lahav

Ran Lahav con Mauro Cascio

Il prossimo 15 gennaio a Roma, presso la Domus Nova Bethlem di via Cavour 74, si terrà il seminario di Ran Lahav «Philosophy and togetherness. Filosofia e essere insieme: pratica filosofica come con-filosofare». Dalle 9.30 alle 14.00. Una iniziativa della Sicof, la Società Italiana di Counseling Filosofico. Infoline 3476373803

mercoledì 21 dicembre 2016

Buon Solstizio

di Cesare Marco De Lorenzi




Siamo ormai prossimi al Santo Natale,
ricorrenza compleanno anche reale, stando agli studi archeologici, di Gesù Cristo il Redentore
Siamo al Solstizio d’Inverno, dal latino sostitium, composto da sol-, “sole” e -sistere, “fermarsi”, che quest’anno cade o meglio si eleva, poiché in astronomia il sole raggiunge, si declina al massimo lungo l’eclittica, esattamente alle 11,44 ora italiana, di mercoledì 21 dicembre.
Se avete un po' di pazienza e voglia di leggere, vi voglio porgere i miei auguri facendo una banale dissertazione sui significati di questa ricorrenza. Cerchiamo sempre di usare tolleranza poiché questo ci permette di conoscere l’altrui punto di vista e lo spirito muratorio è e deve essere fondato sul valore in aggiunta e non sulla negazione e depauperazione dell’essere e dei suoi valori e questo ce lo insegna molto bene anche la cristianità.
Nel tardo impero romano, al solstizio d'inverno, si parlava di Sol Invictus (Sole invitto) per celebrare il giorno in cui il Sole smetteva di calare sull'orizzonte.
Il solstizio è importante da tutti i punti di vista.
Astronomicamente il Solstizio d’Inverno dà inizio alla stagione invernale, anche se meteorologicamente l’inverno inizia con il 1° di dicembre. E’ il giorno più corto dell’anno, anche se apparentemente ci appare tale il 13, Santa Lucia, nel quale giorno il tramonto è anticipato, ma non la durata complessiva del tempo di luce solare.
La notte più lunga dell’anno significa che, da quel momento, la Luce inizia a riacquistare vigore, aumenta la durata come tempo di esposizione luminosa, rispetto alle ore di buio. Lentamente, in circa tre mesi, l’allungarsi del periodo di luce porterà la durata del giorno ad equiparasi a quella del periodo di notte e poi la Luce a sopravanzare nettamente il buio, fino al Solstizio d’Estate, per poi riperdere vigore sino al prossimo solstizio …
Questa alternanza di Luce ed oscurità ha sempre infiammato le nostre meningi e originato speculazioni, filosofia, credenze e substrati religiosi sin dall’antichità.
Per molti popoli il Solstizio d'Inverno è il passaggio dalle Tenebre alla Luce, è da questo giorno che il sole resta progressivamente sempre più a lungo nel cielo allungando così le nostre giornate. Questa è una Festa di Luce, dai profondi messaggi Iniziatici ed Esoterici legati al risveglio interiore. Secondo la tradizione cristiana le porte Sostiziali sono controllate dai due Giovanni; il Battista al solstizio estivo e l'Evangelista a quello invernale. Il solstizio stesso è chiamato "la porta", un tempo custodita dal guardiano Giano Bifronte (con l'avvento del cristianesimo il romano Giano dai due volti ha ceduto il posto ai due Giovanni) che sono il simbolo di una contemporanea esistenza di due dimensioni, che durante i solstizi si congiungono e le porte sono aperte ed è permesso il varco.
In Scandinavia, La festa di Juul era una festa pre-cristiana che celebrava il solstizio d'inverno con l'accensione di fuochi. I fuochi erano destinati a simboleggiare la proprietà vivificante del calore e luce del Sole. La parola "Juul" è l'origine della parola "Yule", che significa "Natale".
I cristiani hanno cercato di sostituire le celebrazioni pagane esistenti con il Natale, celebrando in quel periodo la nascita di Gesù, conosciuta come la "vera luce del mondo".
In realtà, in molte culture e tradizioni religiose, il solstizio d'inverno è utilizzato per segnare l'inizio di un anno. Il solstizio d'inverno significa rinascita , un tema che può essere trovato in molti festeggiamenti invernali: il Sol Invictus per i pagani; i Saturnalia nell'antica Roma (dal 17 al 23); il Natale per il cristianesimo; Yule nel neopaganesimo.
In Gran bretagna, a Stonehenge, sopravvivono gli imponenti ruderi di un tempio druidico: due cerchi concentrici di monoliti che raggiungono le 50 tonnellate. L'asse del monumento è orientato astronomicamente, con un viale di accesso al cui centro si erge un macigno detto "pietra del calcagno" (Heel Stone, detta anche Fryar's Heel, Tallone del frate). Al solstizio d’estate il sole si leva al di sopra della Heel Stone. Stonehenge, insomma, sarebbe non solo un tempio, ma anche un calendario.
A Nabta Playa vi è un circolo calendariale, dove due monoliti hanno allineamento Nord-Est in direzione del sorgere del sole il 21 giugno e risulta essere più antico di Stonehenge di almeno mille anni.
Tracce di culti solari si incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all’Africa alle Americhe e giungono fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il Sole è la Vita mentre la Luna la Morte, in Indonesia il Sole si identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il Sole, creatore della Terra.
Per gli Inca, la divinità Inti è il Sole, sovrano della Terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l'imperatore. Attorno a Cuzco, capitale dell'impero, sorgono i "Mojones", torri usate come "mire" per stabilire i giorni degli equinozi e dei solstizi. A Macchu Picchu, luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il "Torreon", una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'"Intihuatana", un orologio solare ricavato nella roccia.
Per i Maya il Sole è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell'epoca notevolmente precise.
Tra gli indiani d’americal Sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la Luna e le stelle; per nutrirlo il popolo azteco gli offriva in sacrificio vittime umane. Leggende analoghe, anche se fortunatamente meno feroci, si trovano ancora tra le popolazioni primitive nostre contemporanee. Gli stessi Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il Sole durante la notte rotolasse sotto l'orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali: convinzione ingenua, ma non del tutto errata, visto che è stato studiato come le aurore polari siano proprio causate da sciami di particelle nucleari proiettate nello spazio ad altissima energia dalle regioni di attività solare. Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal Sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del mezzogiorno e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro all'astro del giorno, il tempio di Abu Simbel fatto costruire da Ramses II nel tredicesimo secolo avanti cristo, era dedicato al culto del Sole.
L’eterno ciclo notte – giorno, buio – luce, freddo – caldo, morte – rinascita, fa parte della natura e quindi affonda nel cuore della cultura celtica.
Plinio il Vecchio descrive la cerimonia della raccolta del vischio presso i celti; i druidi vestiti di bianco tagliano con un falcetto d’oro il vischio dagli alberi su cui si trova, deponendolo su dei panni bianchi. La cerimonia viene fatta nelle notti con la luna splendente e termina con il sacrificio del toro bianco. Siamo in un periodo dell’anno segnato dalla forte contrapposizione buio – luce, il vischio si presenta di un bel colore verde in mezzo agli alberi che nella stagione invernale perdono le foglie: è quindi un trionfo della vita in mezzo alle piante spoglie in riposo.
Siamo in un momento estremamente importante e denso di significati. Il solstizio, in celtico Yule, rappresenta un passaggio fondamentale per tutte le persone impegnate sul sentiero spirituale, da comprendere ed interiorizzare. È il momento in cui la luce vince l'oscurità, il momento in cui la dea partorisce il bambino sacro, il momento in cui la vibrazione della speranza si diffonde come un'onda sulla Terra. Passaggio essenziale sulla Ruota dell'anno, il miracolo del sole che nasce è celebrato ancora oggi in tutto il mondo, con riti che variano da cultura a cultura, pur mantenendo intatto il messaggio di base.
Proprio nella notte tra il 21 e il 22 dicembre, che sarà la più lunga dell'anno sarà bello osservare la congiunzione tra la Luna e Giove che avverrà nelle stelle della Vergine".
La credenza che vuole il 13 dicembre come il giorno più corto “è un lascito della tradizione che viene dal passato, da prima del 1582 quando fu fatta la riforma del Calendario voluta dal Papa Gregorio XIII”. Con il calendario precedente, la data del solstizio d’inverno era ‘slittata’ al 13 dicembre e la riforma la riportò al 21-22 dicembre . E’ “colpa” del calendario e dell’aggiunta di un giorno negli anni bisestili che la data del solstizio d’inverno in alcuni anni è il 21 e in altri il 22 dicembre.
Siamo alla Natività di Cristo, non a caso, è celebrata, pure con storica esattezza, il 25 dicembre, a pochi giorni da Yule.
Il 21 dicembre era una data attesa già 3mila anni fa nelle ‘Stonehenge’ d’Italia, da Petre de la Mola in Basilicata ai megaliti della valle del Belice in Sicilia. I calendari in pietra italiani risalgono quasi tutti alla Tarda Età del Bronzo e sono stati costruiti con la stessa tecnica di Stonehenge in Gran Bretagna, “che consiste nell’osservare la posizione del sole nel giorno più corto o più lungo dell’anno e creare dei ‘punti di mira'”. Fra gli ultimi scoperti c’è ‘Petre de la Mola’ sulle Dolomiti Lucane. Il complesso è un affioramento naturale di roccia calcarea che è stata modificata sovrapponendo una lastra ad una spaccatura naturale della roccia per creare una galleria che permette di osservare il Sole al tramonto del solstizio d’inverno. Lo stesso giorno, e solo in quello, a mezzogiorno il Sole appare dallo stesso punto di osservazione in una piccola fenditura artificiale a sinistra della galleria, dando l’avviso del fenomeno che si verificherà al tramonto. Anche sul Monte Stella nel Cilento, c’è un calendario simile. Si chiama ‘Preta ru Mulacchio’ che nel dialetto cilentano, significa ‘Pietra del Figlio Illegittimo’ perché era associato anche ai riti di fertilità. Altri megaliti di questo tipo si trovano in Sicilia nel Belice, risalgono al 1700 a.C e sono delle grandi lastre a forma di triangolo che servono a osservare la posizione del Sole quando sorge nel giorno del solstizio di inverno e d’estate. Infine in Puglia, a Trinitapoli, ci sono buche scavate nella roccia, allineate con la direzione del Sole, nel solstizio d’inverno e d’estate.
Importante, a questo punto, è ricordare il culto di MITRA, culto che ha origini molto antiche, intorno al 1400 a.C. Come forma originaria indo-persiana e che ha poi avuto una profonda rielaborazione romana con le religioni misteriche databili dal I° secolo avanti cristo sino al V° secolo di era volgare. Molto può servire di confronto e di confusione, Mitra è nato da una vergine, al solstizio d’inverno “Shab-e-Yalda o il 25 dicembre, ma è nato adulto. Nel mito zoroastriano è rappresentante del divino Ahura-Mazda, è il “Giudice delle anime”, protettore della verità e dei giusti dalle forze demoniache. Da ultimo consideriamo anche che Mitra nasce da una roccia affiancato da due testimoni assistenti mitologici e Cristo è onorato alla nascita dai pastori, in entrambi i Culti è presente il battesimo, anche se in forme e con valenze differenti.
Nella storia di Maria che dà alla luce Gesù, simbolo di rinascita e speranza per tutti i cristiani, possiamo leggere una metafora di ciò che accade in natura. Troviamo la stessa metafora raccontata nei miti pagani, secondo cui il vecchio sole muore, per lasciare il passo al sole bambino, che nasce all'alba del Solstizio dal grembo di Madre Terra. Questa storia di vita, morte e rinascita è la stessa che ha ispirato il mito egiziano di Iside, Osiride ed Horus. Quest'anno, durante il portale solstiziale, assisteremo ad un altro evento magico ed pregno di significati. Il 25 dicembre, notte del Santo Natale, potremo godere di una magnifica luna piena. Si tratta di un evento che non accadeva dal 1977 e si ripeterà solo nel 2034. Quest'anno la Dea, dopo aver donato al mondo il frutto del suo grembo, si mostra a noi nella sua veste più bella. Mentre il sole, simbolo del maschile, rinasce dall'utero della Dea, la luna, simbolo del femminile, raggiunge la pienezza. La luna piena di dicembre è conosciuta anche come luna fredda o luna della neve..

martedì 20 dicembre 2016

In libreria l' «Ecce Homo» di Louis-Claude de Saint-Martin



Dio è presenza nelle cose del mondo. Dio si fa continuamente e cade nel suo fare mentre si fa e si compie. Il Cristo chiama a raccolta le cose fatte e per questo caduche e la Passione è la morte di una natura, quella umana, finita, per riscoprire che siamo sempre stati in Dio.
«Ecce homo» è allora l'ingiuria più adatta all'uomo a cui sfugge la sua regalità, sfigurato, malconcio, barcollante. L'uomo è pensiero di Dio, la determinazione dello sviluppo dello Spirito che non può essere presa per sé, isolata, in questo sta il 'riconoscimento': sapersi scoprire in un 'sempre'. Il nostro destino è anche il nostro desiderio, e non c'è niente al di fuori di questa semplicità.
Prossimamente in libreria, per le edizioni Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno, l' «Ecce Homo» di Louis-Claude de Saint-Martin a cura di Mauro Cascio. Il lavoro chiude un ciclo ideale di studio sul c.d. 'Martinismo delle origini', con la pubblicazione dei classici in edizione critica, a partire dal «Trattato sulla Reintegrazione degli esseri» di Martinez de Pasqually e della prima italiana del «Manoscritto di Algeri», con l'«Universo a portata di mano». Sono poi usciti, sempre nella collana Lamed, altri studi del 'primo' Saint-Martin (tra cui 'Istruzioni della saggezza' e 'Il cimitero di Amboise') e l'opera omnia di Willermoz. Chiude questo affresco di studi un atlante operativo di Prunelle de Lière, un intervento di Gerard-Encausse e il fondamentale «Cenni storici sul Martinismo» di Jean Bricaud.
Nato dall'esperienza dell'Ordine degli Eletti Cohen (cui Cascio ha dedicato il suo penultimo libro, «All'ombra della Riconciliazione»), il Martinismo ha incantato Goethe, e in tempi più recenti Fernando Pessoa, Gabriele D'Annunzio, Debussy, Edith Piaf, ponendosi, come via individuale e non strutturata in 'Ordini', come momento essenziale nella storia della pratica iniziatica occidentale.

Et in Arcadia Ego. Il nuovo libro di Massimo Agostini



Una civiltà Atlantidea conosciuta e raccontata a Clizia anche dai Sacerdoti del Tempio Egiziano di Sais. Atlantide è un mito che ha forse una sua origine nella realtà, diventando il mito tramandato attraverso leggende e rituali dai popoli superstiti all’immane catastrofe. La ricerca entra quindi nel tema della religiosità dei prima civiltà nota alla storia: quella dei sumeri trasmessa anche agli Egizi per giungere agli Ebrei e al Cristianesimo ed infine ad ordini iniziatici di tutti i tempi compresa la moderna Massoneria.
«Et in arcadia ego» è il nuovo di libro di Massimo Agostini, in uscita i prossimi giorni per Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno, dopo il grande successo di «In nome della Dea».

lunedì 19 dicembre 2016

Contemporaneamente

di Paolo Callari



C'è un tempo per ogni cosa. C'è un tempo per ogni persona. Il tempo rende tutto a tutti con gli interessi e senza rimborsi.
A volte i tempi propri non coincidono con i tempi altrui. Spesso tempi sbagliati creano tempi migliori soprattutto per chi non se la tira troppo e ha la consapevolezza che il tempo per se stessi e il tempo per gli altri è un dono prezioso. Selezionare e scegliere le persone a cui dedicare il proprio tempo è importante per non circondarsi di chicchessia, per dare valore al tempo, per non sprecare tempo con gente superficiale, per donare tempo a chi merita attenzione, per relazionarsi con persone valide nei tempi ma soprattutto nei modi di vita.
Tempo al tempo è concedere prima il peggio, solo coloro che lo sopportano sono quelli che poi meritano il meglio.
Varie frasi fatte per attribuire un significato alla presenza e alla assenza del tempo, per giustificare il poco tempo o il troppo tempo, l’andare indietro o l’andare avanti nel tempo e regolare l'esistere con orari, scadenze, impegni, conti da anticipare o posticipare senza cogliere il senso non convenzionale del tempo ossia l’illusione del tempo stesso.
Il tempo è in sé, nell’essere, nell’istante, qui, ora, adesso, sempre...

Rito di York. Nuove iniziazioni a Pescara


Nuove iniziazioni nel Concilio Criptico di Pescara. Continua a crescere il Rito di York che fa della pratica rituale il cuore dell'attività iniziatica. Un rinvio analogico, i gradi delle tre camere, che disegna lo schema di un lavoro che ogni iniziato deve applicare a sé per giungere infine al compimento della Grande Opera. Le tre tappe dello York, i gradi di un Capitolo dell'Arco Reale, quelli del Concilio Criptico e gli Ordini della Commenda, non sono cose a sé stanti, come troppo spesso si è equivocato, ma tre articolazioni diverse dello stesso organismo iniziatico. Non tre cose autosufficienti, ma lo stesso percorso. È un'impostazione che ha caratterizzato l'attuale Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei LLMM dell'Arco Reale Tiziano Busca che ha saputo dare in questi anni alle camere italiane freschezza, slancio e vigore.

venerdì 16 dicembre 2016

Geopolitica. A Fano una conversazione con Giancarlo Elia Valori

Tiziano Busca con Giancarlo Elia Valori

Appuntamento da non perdere il prossimo Giovedì 29 Dicembre Presso l'Accademia degli Scomposti di Fano dove si terrà una conversazione, sui temi della Geopolitica, con il Prof. Giancarlo Elia Valori; personalità poliedrica, docente ed economista di respiro internazionale.

L'evento su Facebook
Visita il sito dell'Accademia degli Scomposti

I libri dello York. «Umberto Eco e la Massoneria» a Latina per il compleanno della città. Patrocinio Unesco

Mauro Cascio con Stefania De Caro

È stato presentato a Latina – nell'ambito delle iniziative per l'84° compleanno della città - l'ultimo libro di Mauro Cascio, «Umberto Eco e la Massoneria» pubblicato a settembre da Tipheret nella collana curata dal Capitolo di Studi del Rito di York De Lantaarn. Iniziative importanti, quelle in cui ci si confronta con il pubblico, anche per dimostrare che la Massoneria è passione, è cultura, è filosofia. È voglia di comunicare la propria storia e le proprie tradizioni per far capire che il silenzio in Loggia è introspezione, non desiderio di nascondere affari illeciti. Una società iniziatica è la sua storia, è quello che ha rappresentato nel mondo, non è consorteria, mafietta, club. Forse vale la pena, fuori da Facebook, di ribadirlo spesso. L'incontro con Cascio è stato introdotto e coordinato da Stefania De Caro. La rassegna ha il patrocinio Unesco.

Compra qui il libro

giovedì 15 dicembre 2016

I libri dello York. Presentazioni a Catania e Latina



Giornate frenetiche di presentazioni per i libri dei compagni del Rito di York da tempo impegnati in questo percorso di studio. A partire dal Sommo Sacerdote dell’Arco Reale Tiziano Busca che ieri, a Catania, ha presentato il suo ultimo volume «Rito di York. Storia e metastoria», il testo, pubblicato da Tipheret, che negli ultimi mesi ha venduto diverse copie, risultando uno dei libri più venduti nel suo settore. Alla serata sono preceduti e seguiti momenti di straordinaria intensità e fraternità, anche conviviale. Questo pomeriggio toccherà a Mauro Cascio, al Mocafé, in corso Matteotti angolo via Oberdan, a Latina, presentare il suo «Umberto Eco e la Massoneria» (della collana curata per Tipheret dal Capitolo di Studi De Lantaarn). L’appuntamento è alle 17.00 e rientra in una serie di iniziative in occasione dell’84° compleanno del capoluogo pontino patrocinate dall’Unesco.
Tutto questo quando è in uscita il nuovo libro di Massimo Agostini, destinato a bissare il successo del precedente «Il nome della Dea». Maggiori informazioni prossimamente qui sul blog.

mercoledì 14 dicembre 2016

Il Maestro e Margherita

di Quirino Tirelli



Il sole era appena tramontato, il cielo rosso era solcato da eteree nuvole nerastre.
L'aria era calda, una leggera brezza portava un po di sollievo dopo una giornata afosa.
Stormi di uccelli in lontananza sembravano incorniciare un quadro di Monet.
Era questo il magnifico panorama che si poteva godere stando seduti su una roccia a strapiombo su una valle lussureggiante. Querce secolari assumevano un colore nerastro con la luce dell'imbrunire.
Due persone erano sedute sulla roccia fissando l'infinito. Non esisteva tempo, non esisteva spazio, tutto sembrava fissato in quell'istante.
Fu allora che Lei lo guardò negli occhi e cominciò a parlare.
Margherita – Non ho mai provato nulla del genere, sento di non aver più paura di nulla. Neanche la morte riuscirebbe a tubarmi in questo momento.
Maestro – So di cosa parli Margherita! Anche io riesco a percepire una calma interiore in questo momento, una calma irreale che mi infonde una pace ed una serenità inumana.
Margherita – Vorrei che questo momento non finisse mai, mi sento parte di qualcosa più grande di me.
Maestro – Sono i momenti come questi che danno un senso alla nostra vita. Tutto sta nel riuscire a far sì che questi momenti durino il più a lungo possibile, tutta la vita.
Margherita – È possibile far durare questi momenti tutta la vita?
Maestro – Certo! Ma non è facile. Ogni essere umano, almeno una volta nella vita, riesce a percepirsi, anche se per brevi attimi, parte del tutto. Per brevissimi istanti la coscienza universale attraversa le nostre identità rivelandoci l'essenza delle cose. Tutto però svanisce come il ricordo di un sogno appena ci si sveglia. Il lavoro che il saggio fa è proprio questo. Cercare di rendere questi momenti di consapevolezza sempre più lunghi.
Margherita – In cosa consiste questo lavoro per allungare il più possibile questi momenti?
Maestro – Devi sapere, cara Margherita, che questo è il punto nodale su cui si basano tutte le religioni, le correnti filosofiche e i filoni esoterici. Se togliamo la scorza dell'apparenza, tutto si riduce a questo problema. Prolungare il più possibile questi momenti. Anche se all'apparenza le tecniche che ognuno usa possono sembrare diverse, alla fine quello che si fa è sempre la stessa cosa.
Margherita – Cosa?
Maestro – Il segreto sta proprio in questo. Non fare nulla per fare tutto. Alcuni la chiamano meditazione, altri preghiera, altri ancora si affidano a riti strani. Se in principio tutte queste cose sembrano funzionare, dopo un po', ci si ritrova sempre al punto di partenza, con un pugno di mosche in mano.
Margherita – Ora però mi stai confondendo. Ti confesso che non sto capendo più nulla. Prima mi dici che questa sensazione che ho provato prima è possibile prolungarla per tutta la vita. Poi mi dici che alcuni usano delle tecniche per prolungare questa sensazione, poi però, allo stesso tempo, mi dici che queste tecniche non servono a nulla, che non bisogna fare nulla.
Maestro – Sì, Margherita, hai ragione. Capisco che le mie parole possono sembrarti sibilline.
Margherita – Sì, hai usato il termine giusto, Sibilline!
Maestro – Il punto chiave sta nel ricordo.
Margherita – Il ricordo? Che cosa vuoi dire?
Maestro – Come ti ho detto prima, questa sensazione che stai provando tu in questo momento, la provano tutti, almeno una volta nella vita. Tuttavia, però, moltissimi la dimenticano, peggio ancora, alcuni non hanno neanche consapevolezza di questa sensazione. Eliminando quelli che non hanno proprio consapevolezza, ci soffermeremo su quelli che hanno consapevolezza di questa sensazione ma la dimenticano.
Margherita – Va bene
Maestro – Bene, dicevo che il segreto sta proprio nel ricordo della sensazione. In un primo momento il ricordo sarà sbiadito ma poi, focalizzandolo, riusciremo a ricordare i particolari e via via riusciremo a ricreare quella sensazione. Certo essa sarà un surrogato ma manterrà vivo quel fuoco interiore che arde senza mai esaurirsi. Una volta che si riesce a fare questo accade qualcosa di magico.
Margherita – Qualcosa di magico?
Maestro – Sì! Accade che molto spesso la sensazione ricompare. Questa volta però essa lascerà un ricordo più vivido e duraturo. Da questo ricordo più vivido si può partire, come la volta precedente, generando una sensazione surrogata più particolareggiata e simile all'originale. E così via, continui ricordi che inducono, come per magia, il ripresentarsi della sensazione, fino a che, alla fine, questa sensazione non pervada costantemente la nostra vita.
Margherita – Bellissimo! Ma che me ne faccio di questa sensazione? Mi spiego meglio. Sì è vero, questa sensazione mi fa stare bene, mi sento parte del tutto, riesco a percepire che non esistono più distanze tra me e te, tra me e ogni altra cosa del creato, che io sono te e tu sei me e che noi due siamo tutto. Ma poi?
Maestro – Ecco, è a questo punto che inizia il viaggio nel paese delle meraviglie!
Margherita – Che vuoi dire?
Maestro – È a questo punto che riuscirai a vedere le cose come davvero sono, è a questo punto che capirai la realtà, senza più filtri che ne distorcono la reale essenza.
Ti racconto una storia. Una volta, tanto tempo fa, tutte le anime del mondo erano unite e formavano  una specie di lastra di vetro. In questa lastra di vetro veniva a specchiarsi, ogni giorno, la bella Asura. Gelosa della sua bellezza Deva, sua sorella, decise di rompere quella lastra. Fu allora che il tutto si frantumò e si creò l'infinito. Le schegge di vetro della lastra originaria cominciarono da quel momento un movimento incessante di espansione e contrazione. Ogni scheggia di vetro portava in se l'immagine della bella Asura. Ogni scheggia, da quel giorno, con un moto pulsante continuo, cercò di ricongiungersi con le schegge complementari per ricomporre la lastra originaria. Come un enorme puzzle. Quando una scheggia di vetro riesce a trovare la sua complementare e a ricongiungersi con essa succede qualcosa di fantastico. Si forma una tessera più grande del puzzle originario rivelando ancora di più la bellezza di Asura. La gelosia di Deva, però, non ha mai fine. Contribuendo a rivelare la bellezza di Asura, questo processo è costantemente osteggiato da Deva che rende il ricongiungimento difficile e doloroso.
Margherita – È bellissima questa storia che mi hai raccontato. Ci sono però delle cose che non mi sono chiare.
Maestro – Dimmi cosa non ti è chiaro!
Margherita – Tu hai detto, in pratica, che le anime del mondo sono delle schegge che derivano dalla rottura di una lastra originaria, rottura dovuta alla cattiva Deva. Lo scopo di ogni anima, di ogni scheggia, è quello di trovare altre tessere del puzzle che riescono a combaciare con i propri bordi in modo da ricostruire una parte della lastra originaria. Giusto?
Maestro – Esatto Margherita
Margherita – Ma questo presuppone che ogni scheggia, ogni tessera del puzzle, ogni anima, può avere più schegge complementari, più anime che possono combaciare sui diversi lati?
Maestro – Esatto è proprio così
Margherita – Questo un po' mi delude
Maestro – Perchè ti delude?
Margherita – Siamo stati abituati a pensare che ogni anima debba avere una sola anima gemella, una sola scheggia che con lei si incastri, tu invece mi dici che non è così.
Maestro – Esatto, è proprio così. Devo infatti dirti un'altra cosa riguardante le varie tessere del puzzle. Ti ho detto prima che ogni scheggia porta dentro di se il riflesso della bella Asura. Questo riflesso, però, non è uguale in ogni scheggia. Ogni riflesso contenuto nelle infinite tessere del puzzle è diverso. Pur portando l'informazione principale, la bellezza di Asura, ha delle peculiarità, delle caratteristiche, delle sfumature, che rendono la scheggia unica ed irripetibile. Quindi non solo i bordi sono unici ma anche il contenuto, il riflesso che essa contiene ha delle caratteristiche uniche. Così accade che una volta che si è ricongiunta con una scheggia complementare, una delle varie schegge a lei complementare, il riflesso di Asura risulta essere più particolareggiato, più definito. Succede però anche un'altra cosa. Succede che la scheggia risultante non risulta essere più il frutto di due schegge, di due tessere del puzzle, diventa una nuova tessera, una nuova parte del tutto, che, in continuo movimento, cerca la sua complementare. Una volta che si è avuto l'unione, la fusione, si crea una nuova identità, un nuovo tassello, che cerca il suo complementare. Questo processo di fusione, inoltre, è irreversibile. Non solo la fusione dei bordi  ma la fusione ed il completamento del riflesso di Asura rende irreversibile il processo.
Margherita – Affascinante. Ma è possibile ricostruire la lastra intera? E una volta ricostruita la lastra cosa succede?
Maestro – Certo che è possibile ricostruire la lastra. La ricostruzione della lastra originaria, dell'anima del mondo, è un processo ineluttabile. Anche se la cattiva Deva è sempre all'opera  essa non riuscirà mai ad impedire la ricostituzione, riuscirà solo a rallentare l'intero processo. Una volta ricostruita la lastra cosa succederà? Succederà che l'invidia di Deva prevarrà nuovamente e questo porterà alla ulteriore rottura della lastra. Questo è un processo ciclico che si ripete da sempre e si ripeterà per sempre.
Margherita – Toglimi però un'ultima curiosità. Esisterà un momento, prima dell'ulteriore distruzione, dopo il completamento della lastra, in cui il riflesso di Asura sarà completo. Questo vuol dire che in questo momento l'anima del mondo conoscerà la bellezza di Asura?
Maestro – Cosa vuol dire conoscere la bellezza di Asura? Alla fine nella lastra di vetro c'è solo un riflesso.
Margherita – I tuoi discorsi mi hanno confuso ed anche un po' spaventato. Ti prego fermiamoci per oggi. Voglio godermi ancora questa bellissima sensazione e perdermi nei tuoi occhi.
Maestro – Anche io lo voglio, amore mio.
I due non parlarono più e rimasero fermi a guardarsi. Anche la luna, che in quel momento faceva capolino nel cielo, sembrava incantata dall'energia che si irradiava da quei due corpi.

martedì 13 dicembre 2016

Voce del verbo navigare




Nel viaggio della vita siamo come velieri che solcano i mari della ricerca, dell’esperienza e della conoscenza, mentre il vento soffia sulle vele delle nostre emozioni e ci sospinge verso il nostro autentico Sé. Affrontiamo tempeste e bonacce, lunghi giorni di navigazione e terre sconosciute. Talvolta navighiamo in compagnia, talaltra in solitaria, vivendo momenti di panico ed esaltazione. E nei momenti di crisi, di ansia o di paura bloccante, occorre concentrarsi sulla prua che fende le onde, dritta verso la sua meta, piuttosto che sul carico di dolore, rabbia e insoddisfazione che talvolta la nave trasporta con sé. Affinché non ci distragga, facendoci perdere la rotta, è opportuno imparare a riconoscere ciò che ci ostacola, e apprendere come individuare in ogni problema e difficoltà la grande opportunità di crescita che vi si cela all’interno.

Spazio interiore

lunedì 12 dicembre 2016

Tiziano Busca a Piombino: «Il Rito di York è una farmacia dell’anima»



Il Rito di York è una grande avventura dello spirito, ha detto Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei LLMM dell’Arco Reale, in una recente serata a Piombino. «Si dice che l’iniziazione è quella cosa in cui entra un cuore agitato per uscirne in pace». Così la Massoneria in generale, e un percorso di approfondimento come il nostro, è il luogo dove possiamo vivere questo momento di salute dell’anima. È una farmacia. Un teatro farmaceutico, dove tutto dà robustezza alla nostra comprensione delle cose. Ci sostiene. È quello che diceva Epicuro nella sua nota Lettera sulla Felicità. A Meneceo parla di un quadrifarmaco, qualcosa cioè che sappia ‘curare’ quattro paure per l’uomo. Quella del trascendente, di un cielo che ci guarda e che ci fa domande a cui non sappiamo rispondere. Quella della morte, che è il destino che apparentemente tutto porta via. Quella della felicità che abbiamo la sensazione di non riuscire mai a trattenere per noi. E quella del dolore che invece è qualcosa che ci sembra inevitabile. Questo equilibrio è quello dell’iniziato. E per arrivare a questo traguardo nessuna età sarà mai passata e nessun lavoro sarà mai vano».

Il Rito di York in Albania




Si è svolto nei giorni scorsi un nuovo incontro del Capitolo dell’Arco Reale a Durazzo. Il Rito di York è lievito e fermento. E quando c’è il lievito le cose diventano vita. Una ‘vivacità’ che si è tradotta, negli ultimi anni, con un moltiplicarsi di attività rituali in tutta Italia, con la nascita di tanti nuovi Capitoli (anche all'estero) e la recente riattivazione dei corpi appendant.

La Verità



«La verità nasce nell'anima che si agita in mezzo al silenzio delle cose».
(Nicolás Gómez Dávila).

venerdì 9 dicembre 2016

Il primo giorno del mondo




È da pochissimo in libreria l’ultimo libro di Mino Gabriele. “Il primo giorno del mondo”, edito da Adelphi, che approfondisce il tema della “migrazione dei simboli”, oggetto di studio alla fine dell’Ottocento da parte di Eugène Goblet d’Alviella, storico delle religioni e interprete della tradizione massonica, che pubblicò nel 1891 un saggio intitolato proprio La migration des symboles. Trascorso oltre un secolo, Gabriele riprende il tema raccontando la sorprendente migrazione delle immagini simboliche attraverso tempi e luoghi distanti. Ne parlerà sabato 28 gennaio (ore 10:30) al Teatro il Vascello di Roma in un incontro aperto al pubblico organizzato dal Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia e al quale parteciperà il Gran Maestro Stefano Bisi.

Saranno quattro storie, oggetto del libro di Mino Gabriele, ad articolare la discussione: da un bassorilievo del II secolo che rappresenta il primo giorno del mondo, con il dio orfico Phanes al centro contornato dallo zodiaco – bassorilievo al quale si ispirarono, senza mai menzionarlo, diversi artisti cinquecenteschi – alla raffigurazione di un drago immortale le cui radici risalgono fino a un antico dramma indiano; da un raro amuleto giudaico-cristiano del XVI secolo, subito condannato dalla Chiesa, alla singolare incongruenza astrale, coniugata con la teoria dei quattro elementi, del ciclo decorativo del celebre Studiolo di Francesco I de’ Medici. Gabriele propone un cammino che non ha diluito i pensieri e le idee che a quelle immagini hanno dato forma, ma ne ha anzi arricchito la trama e i concetti in spazi sempre più ampi. Fino ad oggi.


Mino Gabriele è professore presso l’Università di Udine, dove insegna “Iconografia e Iconologia”. Studioso noto per i suoi lavori sulla tradizione simbolica nell’arte e nella letteratura medievali e rinascimentali, come per le ricerche in ambito ermetico e alchemico. Ha pubblicato, fra l’altro, Il giardino di Hermes. Massimiliano Palombara alchimista e rosacroce nella Roma del Seicento (1986); Alchimia. La tradizione in Occidente secondo le fonti manoscritte e a stampa (1986); Le incisioni alchemico-metallurgiche di Domenico Beccafumi (1988); L’arte della memoria per figure (2006); Alchimia e iconologia (2008). Ha curato l’edizione di testi inediti, tra cui il ‘De la trasmutatione metallica’. Poema del XVI secolo di Antonio Allegretti (1981) e Le précieux Don de Dieu (1988); si ricordano inoltre: Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (con Marco Ariani, 1998), Corpus iconographicum di Giordano Bruno (2001), Il Libro degli Emblemi di Andrea Alciato (2009), Sui simulacri di Porfirio (2012). Dirige la collana “Multa Paucis. Opere Rare e Inedite” della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la rivista «Fontes. Periodico semestrale di Filologia Classica e Storia dell’Arte».

Fonte: GOI

martedì 6 dicembre 2016

A Firenze la Festa della Luce



Sabato 10 dicembre appuntamento a Firenze del Collegio Circoscrizionale della Toscana per la consueta celebrazione della Festa della Luce. Sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi.
La ricorrenza annuale della Festa della Luce è in prossimità del Solstizio d’Inverno che coincide con la durata minima di luce solare e perciò con il giorno più corto dell’anno. Il Solstizio d’Inverno va identificato con l’inizio della ripresa della supremazia della luce sulle tenebre e, in genere, come un momento di rigenerazione di portata universale e individuale.
All’incontro del 10 dicembre a Firenze, in programma presso il PalaCongressi dalle ore 09:30, insieme al Gran Maestro Bisi parteciperanno i numerosissimi esponenti della Circoscrizione Massonica Toscana, e non solo, perché potranno intervenire anche parenti e amici non massoni. Anche questa edizione avrà infatti un duplice modulo, con una parte rituale e un’altra aperta al pubblico.
Al termine della celebrazione del Solstizio d’Inverno saranno premiati quei Fratelli della Comunione Toscana che ha raggiunto quarant’anni di anzianità massonica. Un’agape bianca chiuderà la giornata.

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lunedì 5 dicembre 2016

Grande Assemblea dello York in Francia. La delegazione italiana per progettare insieme lo sviluppo del Rito in Europa



Si è svolta a Parigi la Grande Assemblea dell’Arco Reale del Rito di York della Francia. All’incontro ha partecipato Sommo Sacerdote Internazionale Louis Bertrand, il past Ted Harrison, l’ex Gran Maestro della Gran Loggia di New York, in qualità di Gran Sacerdote dell’Arco Reale del Capitolo di New York e numerose delegazioni dal Togo, dal Gabon, dalla Romania, dal Portogallo e dalla Grecia.
Era presente una delegazione italiana con il Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dell’Arco Reale Tiziano Busca, il Gran Maestro dei Massoni Criptici Mario Pieraccoli con il GM Delegato Davide Bertola, il Gran Sacerdote per le relazioni estere Nicola Zanetti, l’ambasciatore del Sommo Sacerdote Internazionale Carlo De Rysky e il Comp. Alessandro Giuliani.
È stato un momento importante, si sono infittiti i rapporti tra Francia, Italia e Austria, si è ipotizzato lo sviluppo del Rito di York in Europa, si sono intessuti progetti importantissimi che vedranno la luce le prossime settimane, progetti che vedono già impegnati Tiziano Busca e Nicola Zanetti.
Gerard Rajola è stato confermato Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dell’Arco Reale francese..

La candela che illumina il buio



Nel percorso di crescita interiore che ci vede impegnati ogni giorno, tra mille prove, successi e fallimenti; che ci chiama inesorabile al confronto con i nostri limiti e le nostre risorse, che quotidianamente ci chiede di scegliere se nutrire quella parte di noi che è Luce o quella parte che è Ombra, che fare nel mezzo di una tempesta? Che fare allorché chi ci è accanto o la vita stessa ci ferisce? Semplicemente, ristabilire equilibrio: rispondi al male con il bene. Proteggiti dal male che senti ti viene inflitto e in risposta metti in circolo nell’Universo un atto d’amore che avvolga chiunque, compreso chi ti ha ferito. Quando il buio si infittisce, sii la candela che illumina l’oscurità.

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venerdì 2 dicembre 2016

La libertà di stampa in Italia



Su Radio Radicale per parlare anche di Media e Massoneria con Carlo Ricotti (Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Monsagrati (ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi La Sapienza di Roma), Giancarlo Tartaglia, direttore della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Conclude Stefano Bisi, GM del Grande Oriente d’Italia.

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giovedì 1 dicembre 2016

Breve storia del tutto



Breve storia del tutto presenta in forma rivista e aggiornata l'avvincente resoconto delle ricerche di Ken Wilber in merito al ruolo svolto dall'essere umano all'interno di un universo dinamico e interconnesso, fatto di materia, mente, anima e Spirito. Rispondendo alle domande del suo interlocutore in un linguaggio semplice e ricco di esemplificazioni, l'autore esamina il corso dell'evoluzione, intesa come manifestazione dello Spirito dalla materia alla vita biologica alla mente, fino a considerare gli stadi superiori di sviluppo della coscienza nei quali lo Spirito stesso diviene cosciente di sé. Attraverso il dialogo e il confronto, emerge la sua straordinaria prospettiva evolutiva in merito al “grande disegno” dell'universo e a molte criticità controverse ancora irrisolte, quali la guerra di genere, il multiculturalismo, l'etica ambientale, il rapporto tra tecnologia ed ecologia, cultura e natura, trascendenza e immanenza, e le trasformazioni che interessano l'avvenire dell'intera umanità.

«Nelle pagine di questo libro troverete un buffet universale di possibilità umane disposte come uno scintillante arcobaleno, uno straordinario spettro dei vostri potenziali più elevati e profondi. Questa mappa è solamente un invito a esplorare gli ampi territori della vostra coscienza, i potenziali quasi illimitati del vostro essere e divenire, l'espansione pressoché infinita della vostra consapevolezza primordiale, per arrivare così nel luogo che non avete mai lasciato: la vostra natura più profonda e il vostro volto originale».