venerdì 29 luglio 2016

Abramo, il nuovo libro di Claudio Saporetti



Abramo. Non si conosce nemmeno il vero significato del nome, ma lo vedremo poi; non è nemmeno chiaro quando sia vissuto, ma lo vedremo poi; e nemmeno sappiamo con certezza quando siano vissuti gli Autori che scrissero di lui, ma lo vedremo poi. Diciamo fin da ora che la descrizione di tutte teorie che hanno individuato nel Libro Genesi (che è il Libro della Bibbia in cui c’è la storia di Abramo) due e più mani, distinte nel tempo, a seconda che il nome di Dio venga scritto in un modo o nell’altro, oppure che certe espressioni siano caratteristiche di uno scrittore più che di un altro, vanno lasciate ad un libro che non voglia essere, come questo, di facile lettura, altrimenti, scherza l'autore, Claudio Saporetti, "certi lettori per i quali sto scrivendo lo rimetterebbero nello scaffale (o in altra peggiore sede) fin dalle prime pagine"...
Claudio Saporetti, è stato ordinario di Assirologia all'Università di Pisa, ha collaborato per Rubbettino, Sellerio, Aracne. Per Tipheret ha curato un saggio in appendice a «Il poema di Ishtar» di Oswald Wirth.

giovedì 28 luglio 2016

Il Caino Gnostico - seconda parte

di Filippo Goti




Leggiamo i passi della Genesi, che investono il rapporto fra Caino ed Abele, e fra essi e Dio.

Genesi 4:1 Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore».
Genesi 4:2 Poi partorì da ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.
Genesi 4:3 Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore;
Genesi 4:4 anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta,
Genesi 4:5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.
Genesi 4:6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?
Genesi 4:7 Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo».
Genesi 4:8 Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.
Genesi 4:9 Allora il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?».
Genesi 4:10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!
Genesi 4:11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello.
Genesi 4:12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».
Genesi 4:13 Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono!
Genesi 4:14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere».
Genesi 4:15 Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato.
Genesi 4:16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

Da questa lettura emerge che Caino è il primogenito di Adamo ed Eva. Per l’antica legge naturale a lui è destinata la proprietà delle terre, mentre al fratello minore è demandato al governo del bestiame. È utile ricordare, come nelle società dedite alla pastorizia e all’agricoltura, che colui che è proprietario della terra, è proprietario anche di tutto quanto su di esse era presente. In ultima analisi Abele altro non è che il governante delle greggi, sottoposto, come da tradizione, al potere del fratello maggiore.
Caino lavora la terra, ne regola la produzione, vive dei frutti della stessa in armonia e pace, mentre Abele trae il proprio sostentamento dal bestiame, che pascola sulle terre del fratello maggiore.


Di questo racconto vi sono almeno tre chiavi di interpretazione.
La prima vede il tentativo di sovversione da parte di Abele dell'ordine dinastico, che lo vedeva secondo rispetto a Caino. Una sovversione mediante il sacrificio di sangue alla Divinità-Autorità, di cui è richiesto l'intervento. In tale ottica Caino, uccidendo il fratello, semplicemente preserva il legittimo diritto di erede dall’ingiusta azione del fratello.
Una seconda lettura suggerisce il rifiuto alla circoncisione, simboleggiata dal sacrificio degli animali primogeniti, come purificazione e ammissione alla comunità. Indicando, al contempo, l’esistenza di un'altra realtà sociale e religiosa, che trova fondamento in riti non legati alla carne e al sangue. Due diverse realtà,  di difforme elevazione spirituale.
La terza lettura può avvenire in chiave psicologica dove Caino ed Abele altro non rappresentano che i due aspetti della composita e conflittuale condizione dell'uomo.
La Natura Superiore (Caino), legata alla metodica armonia, al rispetto dei cicli solari e lunari e la Natura Inferiore (Abele), che si nutre degli aspetti della carnalità, entrano in drammatico conflitto. Attraverso la morte iniziatica la prima trionfa sulla seconda, attirandosi però le ire delle potenze che lavorano affinché l'uomo rimanga legato alle cose di questo mondo. Queste potenze nello gnosticismo assumono il nome di Arconti, espressioni spirituali impure nate dall’errore della Sophia. Le quali nutrano gelosia per la natura spirituale dell’uomo: una natura che è emanazione del Dio prima di Dio.
Ecco quindi come lo gnostico rinasce per mezzo di questa catartica prova come "diverso" fra i suoi simili. Egli vive e percepisce le cose tutte non attraverso i sensi materiali, ma attraverso il segno : il marchio della Gnosi. Divenendo un perenne fuggiasco dalle cose di questo mondo, estraneo ed alieno alla comunità carnale, in radicale antagonismo verso l'ovvio e costante tributo di sensi che deve essere onorato al Signore del Mondo. In tale ottica lo Spirito, rappresentato da Caino, ha primogenitura rispetto alla carne, rappresentata da Abele. Esso viene bandito, osteggiato e ingiuriato in questo mondo senza però giungere a distruzione, in quanto da contenuto alla forma: animando la materia stessa.
Il Demiurgo e gli Arconti odiano e schiavizzano lo Spirito, ma in assenza di questo tutto il loro reame collasserebbe rovinosamente. Siamo qui davanti ad un'identificazione in Caino della componente spirituale, nobile ed elevata dell'animo umano, in Abele della natura carnale, e nel Dio li rappresentato degli agiti psicologici legati alle pulsioni e compulsioni che più ci legano ad una dimensione mondana ? Lascio ad ognuno di noi la risposta a questo quesito.
Alla luce di quanto detto, siamo innanzi ad una volontà degli gnostici di formare un’esegesi originale del testo originale? Ad un'allegoria dissacrante? Alla pretesa di inficiare il valore di tutto l’Antico Testamento? Sicuramente queste triplici inflessioni possono essere presenti nelle varie scuole gnostiche, che si sono cimentate in tali sottili inversioni, ma non dobbiamo dimenticarne una quarta che per importanza sopravanza le precedenti. Essa è rappresentata dall'anelito salvifico, che trova viatico nella sola conoscenza, e che rende lo gnostico degno di essere tale. Un ardente desidero che non può non concretizzarsi in una rivolta verso le cose di questo mondo, verso le convenienze, e incarnarsi in un doloroso processo di autocoscienza ed abiura di quei comportamenti che ci rendono più simili ad animali, piuttosto che a figli di un Dio di puro Spirito.
Il sacrificio animale quale allegoria del ciclo della vita e della morte, dell'esplosione emotiva e sensoriale, del potere inebriante e oscurante della carne, ma anche del coito sessuale. Della cecità che anima il gesto di distruggere, di togliere, di sprecare la vita in virtù di un comandamento, di un impulso cieco e non ragionato, che ottenebra la mente dell'uomo, costringendolo ad un barbarico scempio. Il sacrifico è l'olocausto che ogni giorno l'uomo impone a se stesso, al proprio corpo, alla propria mente, e alla propria anima. Attraverso la corruzione della carne, i bassi pensieri , le superstizioni e il cattivo uso delle facoltà intellettive, ed infine l'avvelenamento emozionale dell'anima.
Non è impossibile ravvisare nel racconto biblico di Caino, una similitudine di messaggio con le parole che compongono i seguenti passi del Vangelo di Matteo:

Matteo 10:34 Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Matteo 10:35 Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
Matteo 10:36 e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.

Dove il Cristo, il portatore del verbo del Dio prima di Dio, restauratore della comunione fra la vera fonte e i suoi figli dispersi, indica proprio in ciò che più ci lega a questo mondo, come risieda il veleno del mondo, e la causa di separazione da Dio.
Prima di concludere, un'ultima riflessione legata al luogo dove Caino va ad abitare, dopo l'abbandono della propria terra. Egli prende dimora a Nod, nelle terre di oriente, dove quindi sorge il Sole.

Ecco quindi un Caino legato al culto solare, e portatore di una verità, di un segno che assume il valore di un simbolo di conoscenza, acquisibile solamente attraverso la ribellione, e la morte interiore: le Porte dell'Eterno Oriente si aprono, donando la Luce a colui che ha dominato la propria natura inferiore, e viene ammesso ai riti del fuoco. 

mercoledì 27 luglio 2016

La vera storia di un Cagliostro moderno



Una nuova proposta editoriale di Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno. La dea Madre del Mondo concede la sua protezione ai primi Homo Sapiens. Il Supremo risveglia gli Dei dell’Enneade con l’incarico di supervisionare la crescita morale degli uomini. In epoca preistorica, la semidea Anzel, corrotta dalla materia, viene esiliata sulla terra. Sotto forma di ombra indistinta, prende il nome di Falce Oscura e giura vendetta contro gli dei. Dal Diario Segreto di Cagliostro scopriamo come Cagliostro viene condotto da Althotas verso la Montagna sacra. Nella salita l’adepto si blocca e non riesce a procedere. Ai nostri tempi: il giovane Lucio Tolmai si risveglia da un sogno profetico: si inerpica su una ripida scalinata che porta al Tempio, ma a mezza via si ferma incapace di andare avanti. Con l’amico Michele, medium dilettante, Lucio affronta le prime sedute spiritiche e successivamente viene da lui introdotto in massoneria. Comincia così un'avventura che ci fa attraversare, tra mito e realtà, tantissimi paesi alla scoperta della radice più profonda della Tradizione iniziatica. Prossimamente in libreria.

Questa sera il webinar dello York



Nuovo appuntamento per i tanti iscritti al webinar sulla Qabalah (nei suoi rapporti con il simbolismo e con l'operatività massonica) organizzato dal Blog dell'Arco Reale del Rito di York. La lezione virtuale si svolgerà, come di consueto, a partire dalle 20.00.

martedì 26 luglio 2016

Riflessioni sull'ideale massonico, oggi

di Augusto Menduini



Attraverso l’iniziazione simbolica, chi già sa e può trasmettere a chi è giudicato in grado di sapere e di potere, il tesoro della dottrina e della sua applicazione, e in tal modo si propaga quel raggio di luce sapienziale e che trasformerà il gesso in fuoco, i metalli vivi in essenze sempre più sottili, l’oro in Oro. Così nel tempo si perpetua la tradizione ovvero la libera Muratoria si riconduce direttamente alle forme con la quale la sophia perennis è più saldamente attiva in Occidente.

In ambito esoterico, diversamente da ciò che avviene in temperie profana, scopo-fine-meta sono qualità per certo necessarie ma in effetti ben fruibili se non animate da uno fra i più potenti di tutti i fuochi: dall’energia dell’ideale.

È chiaro che, per l’iniziato, fondamento  di un fruttuoso futuro è saper riconoscere il proprio ideale e farne l’impulso di ogni pensiero e di ogni azione e di tutto quanto collega il pensare all’agire, sommo dono o faticata conquista.

Se un alto ideale ispira costantemente la nostra volontà profonda, se siamo direzionati con fermezza verso uno scopo che di continuo, giorno e notte, ci mostra la via corretta per proseguire nel nostro lavoro, allora dobbiamo procedere con decisione perché il cammino è fissato dentro di noi mentre il breve succedersi dei giorni ci sfiora.

Ovviamente l’ideale non è solo una motivazione anche ottima; esso è una fortissima calamita spirituale, un magnete che ci attrae verso il giusto nel modo corretto, e dovrà essere operante, sinchè non saremo divenuti solamente quello che siamo:  puri perché purificati.

Senza ideale non c’è senso possibile per la nostra avventura terrena, ma se viviamo noi stessi alla luce di una radiante dinamo interiorizzata che indica il percorso e lo nobilita, allora ogni superamento è possibile ogni trasformazione diviene perseguibile.

L’ideale a cui si ispira l’istituzione della quale ci gloriamo di far parte, parte viva e attiva che sente in sé la verità dell’assunto fondamentale e lo condivide perché lo ama, è lo stato esposto e ribadito molto spesso nel corso di questi ultimi trecento anni: esso è ricordato all’apertura dei lavori di ogni tornata in grado di apprendista. Recita il testo che il rito è compiuto “Per il bene dell’umanità” e anche per altra non secondaria ragione ma della quale in questa sede non dobbiamo occuparci; dobbiamo tuttavia farvi un fuggevole accenno per agevolare la comprensione del significato generale.

L’ideale fondamentale è dunque espresso dalla frase “Per il bene dell’umanità”; quanto a seguito dell’invocazione e cioè alle parole “e alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo” si può avere in un certo modo l’impressione che il livello dell’enunciato sia improvvisamente diverso e che l’apodissi abbia ceduto il posto ad altro tipo di comunicazione, altrettanto salda, ma meno definibile nei suoi contorni, meno terrigena, una certezza che fa parte, in realtà di un’altra dimensione e, sostanzialmente, di un altro discorso.

Atteniamoci dunque all’esame della prima parte dell’enunciato in oggetto. Nostro ideale è pertanto un simbolo la prima parte del quale suona letteralmente “per il bene dell’umanità”. Non c’è dubbio che tale frase è soggetta alla possibilità d’interpretazioni alquanto diverse e con differenti sottolineature non marginali. Ma, non potendo ora procedere ad un esame comparato delle più notevoli, e cioè più profonde, tra le possibili letture del testo, citeremo, quella a nostro avviso più attendibile e più congrua, ossia la risposta data a tale domande dal Reghini nel suo contributo   allo studio dell’essenza della Libera Muratoria (da: Considerazioni sul rituale dell’Apprendista libero muratore):

«Il perfezionamento dell’uomo è il fine che si propone la massoneria, il mezzo è costituito dal lavoro massonico basato e sostenuto dalla iniziazione simbolica, ossia conferita ed ottenuta mediante l’intelligenza dei simboli muratori familiari, così come l’opera d’arte si ottiene facendo uso degli strumenti di mestiere. Questo linguaggio  rende possibili le comprensioni, le intuizioni, i contatti mentali e spirituali, la guida interiore e la trasmissione iniziatica».

Parole chiare perché chiarissimo è il principio concettuale che le ha ispirate, parole, comunque che implicano un ulteriore approfondimento.
Onde pervenire alle esegesi di un testo che è innegabilmente criptico è necessaria una premessa testuale: considerare cioè la parola umanità, come essa appare nel nostro testo, non nel senso di “somma di tutti gli uomini”, bensì in quella di “tutti i singoli uomini”. Come l’iniziazione, all’interno della tradizione è individuale e non può essere che tale, così il termine “umanità” ha valenze diverse a seconda del contesto in cui appare. In un testo sacro “umanità” varrà sempre e solo “tutti i singoli uomini”:
«All’empireo non si può giungere in gruppo ma, eventualmente, ognuno da solo e in virtù delle proprie forze».

Quando poi volessimo prendere in esame la parola “bene” inserita nell’invocazione, è evidente che le componenti del trinomio massonico unite al principio di “tolleranza”, a buon diritto guidano gli uomini verso il bene, in tal senso hanno fatto e fanno parte chiarificatrice della tradizione massonica. Tuttavia è fuor di ogni riserva: del trinomio massonico si incominciò a parlare – sembra ormai accertato – dopo l’impiego che ne fece L.C. de Saint Martin posteriormente al 1780. La massoneria speculativa, con margini alquanto ampi, nacque nel 1717 e quindi certamente per molti decenni non portò quei termini sui propri stendardi.

Ma ai nostri giorni qualche evento, per nostra fortuna accaduto, genera la necessità di più acuto lavoro.

Quale istituzione, stato, compagine rifiuta oggi, almeno in linea teorica, l’applicazione pratica delle componenti del nostro trinomio o della tolleranza? Chi oserebbe opporre altro modo di pensare a quello che esalta la libertà, esige la parità, si inebria per la fratellanza, il tutto permeato del nobile afflato della tolleranza?

E allora? Abbiamo forse esaurito il nostro compito?

Sosteneva giustamente C.G.Jung che “non esistono cose vive che non abbiano un senso finalistico” cioè che ciò che è vivo “tende” a qualche cosa, ovvero si muove in una direzione. Se nel nostro caso la meta della tensione fosse veramente e pienamente raggiunta, potrebbe di conseguenza accadere che la tensione si avvia ad allentarsi? Si potrebbe dapprima obiettare che, come notava Machiavelli, mantenere una acquisizione è ben più difficile che raggiungerla. Seguendo tale ordine di idee, la prova più dura da sostenersi per noi non sarebbe alle nostre spalle, bensì nel prossimo futuro. Secondariamente si dovrebbe ricordare che la storia di molte istituzioni, organismi viventi, insegna che i valori che le hanno sostenute non necessariamente sono stati sempre gli stessi.

Certo la dottrina è inamovibile, ma, all’interno della dottrina unica, alcuni valori emergono solo quando i tempi sono maturi.

Il tempo  sempre maturo è l’oggi.

Com’è noto la presenza documentabile della realtà massonica nell’Europa Occidentale è di poco posteriore al compiersi del primo Millennio, e, nella sua sostanza, aveva carattere operativo. La medesima realtà, nella sua versione più moderna, cioè speculativa, è tale dal secondo decennio del XVIII secolo. I tempi successivi alla fondazione dell’Istituzione furono ricchi di fermenti di non facile assimilazione e non sempre furono supportati dalla disciplina dei Fratelli.
Gradualmente quel messaggio che era stato dottrina agìta si trasformò in istruzione trasmessa oralmente secondo le prime forme fissate ritualmente. Verso la fine del XVIII secolo la realtà  massonica moderna era plasmata secondo una ritualità che, salvo poche eccezioni, ancora oggi è quella di duecento anni fa.

Se si tiene conto non tanto del numero degli anni trascorsi quanto piuttosto della sbalorditiva velocità progressiva dello scorrere degli avvenimenti nel tempo, non stupirà constatare che, se nulla è mutato nell’essenza ideale della dottrina massonica, “fare massoneria” non può essere identica attività spirituale nell’epoca della musica di Handel o di Vivaldi e ai nostri giorni nei quali accanto alle grandiose conquiste della scienza, guardiamo con qualche preoccupazione agli effetti sempre più speciali materiati dai superbi inganni della tekné.

Detto chiaramente: oggi è più faticoso più aleatorio restare concentrati sul proprio ideale mentre l’ambiente, molta parte della cultura, i nuovi riti della quotidianità, ci stappano al di fuori di noi stessi per poi attrarci nella civiltà che troppo indulge all’apparenza e alla simulazione.

Si fa un gran parlare, proprio ai nostri giorni di valori, inevitabilmente provvisori e mutevoli, perché noi viviamo nella dimensione del provvisorio e del mutevole, ma per noi è certezza assoluta che uno è il più alto valore, il Lavoro, ed unica è la ricompensa, la Luce.

Avviene invece che, attanagliato nella morsa “produzione-consumo” l’essere giovane o meno giovane che oggi si accosta alla Libera Muratoria o da tempo si nutre dei benefici della vita templare, avverte al di là dell’atmosfera del tempio uragani di confusione che rendono arduo procedere e assai precario il colloquio con un mondo che spesso ci guarda con incuriosito sospetto.

Oggi è molto apprezzata la pelle della terra, non tutto il corpo celeste che in ogni sua pietra è sacro, sicchè la superficie pullula di improvvisati incantatori che attraggono non poche anime arrugginite e frettolose. Molti Fratelli sono costretti a coabitare con un’umanità agitata e ansiosa che non cammina corre, non legge i pochi libri che dovrebbe “studiare”, dà loro “uno sguardo”.  Molto, troppo, si svolge a simile livello.
In questa temperie il massone  che già conosce l’evoluzione della pietra, non trova fatica a riconoscere il positivo e il negativo, a distinguerli, e a scegliere. Ma chi esce dal chiasso di una discoteca che ancora porta nell’animo, per entrare nella quiete di un tempio abbisognerà di tutto il sostegno, di tutto l’amore possibile da parte dei Fratelli.

Come custodire allora l’ideale massonico se i segni dei tempi non appaiono favorevoli? Ignorarli non si può e non si deve. Una improvvisa accettazione verificherebbe l’attività di  migliaia di anni vissuti secondo quei principi che sarebbero divenuti i principi stessi della Libera Muratoria.

La convinzione? La convinzione, da sola dà esiti positivi estremamente rari.

Resta tuttavia intatta l’efficacia del più alto mezzo di trasformazione che da sempre opera tra gli esseri anche solo relativamente puri: resta l’ESEMPIO, termine che andrebbe scritto in lettere d’oro nel piccolo vocabolario dell’esoterismo voluto, sentito e praticato.
Fratelli, essere esempi uno per l’altro e tutti per il mondo profano è con ogni probabilità il modo di superare vittoriosamente le difficoltà di questo lungo momento, nel quale il Libero Muratore guarda con calma e attenzione intorno a sé e porta un amore sempre più forte alla propria dottrina.

Certamente anche le dottrine dell’anima più solide e più vere hanno una storia, un continuo fluire interno, storia fatta di apparizioni, di soppressioni, d’innovazioni, di valorizzazioni, di elementi dapprima posti sullo sfondo buio di vicende marginali ma poi, gradualmente o repentinamente, emersi nella piena luce della dottrina. Ciò non può non avvenire poiché tutto respira tutto ciò che vuol vivere deve vibrare per ininterrotti adattamenti.

Il più probante degli esempi ci è offerto dalle vicende  connesse al Pantheon greco. Dopo la scomparsa dei Pelasgi una quantità di ierogamie di provenienza assai diverse dilagò nell’arcipelago e la si ebbe, un vero e proprio fenomeno di continui battimenti, riprendendo un dato scientifico proprio del mondo musicale. Infatti, mentre ancora la risonanza provocata dall’apparire di una figura sacra non era ancora assimilata, altre figure urgevano, provocando lo scontrarsi delle rispettive influenze e generando così grande confusione e facilità di letture contraddittorie.

Si può facilmente controllare quanto asserito: si veda come sono strutturati  i volumi, per altro sontuosi, “Miti greci”di R. Graves, oppure “miti ebraici” di Graves-Patai, o i volumi della scuola di Vienna dedicati allo studio delle antiche civiltà mesopotamiche. Colpisce come tali ricerche sono organizzate: in poche frasi, solitamente, si espone il nocciolo della vicenda indagata e poi segue un eccezionale apparato critico formato da grandissima quantità di versioni, varianti, vicende simili, possibili riferimenti che dovrebbero gettar luce sulla realtà dei fatti per portare un po’ d’ordine in quello che, ad oggi, è solo un insieme di tentativi a mezzo dei quali si tenta di superare il caos. Sia chiaro: non caos di natura originaria, ma caos per eccesso di informazione, dovuto a fantasie aggiunte da nature forse artisticamente dotate ma certo scarsamente scientifiche, sicchè arduo è diventato il riconoscere in semplicità ogni vera origine del mondo dello spirito, nel passato.
Forse solo i veri poeti... i poeti-profeti...  Intuitivamente.

Può essere che un tempo, quando erano incorrotte, le nostre parole sacre, e altre, fossero utilizzate come mantras ma oggi usurata o anche solo parzialmente dimenticata la vera grafia, possono essre solo oggetto di indagine accurata anche se il loro persistere ci ammonisce che, in un passato ormai lontano non si sa con certezza per quale scopo, quelle parole funzionavano. La storia dà molto e molto esige, molto si conquista su parecchi punti si fa chiarezza, ma molto si perde. La causa più frequente dell’inghiottimento nel nulla è data dalla perdita del significato. Il simbolo del Vecchio Saggio, cioè del significato, deve occupare un posto d’onore nell’ordine dei nostri studi esoterici.

Infine, prima di avviarci a concludere questa relazione, una constatazione, che su tutto quello che è stato detto sinora ha verosimilmente grande peso un quanto rigorosamente riferita al singolo, eppure di carattere generale:

il corpo e l’anima raramente hanno la stessa età

L’età del corpo infatti, con qualche approssimazione, è quella che appare.

Dell’età dell’anima e della sua connessione con quel corpo non è possibile parlare. E non è solo questione di differenti “tempi” di crescita ma di maturazioni difficilmente simultanee.

Ma se parlare non è opportuno, riflettere è sempre lecito.
Di fatto si tratta di una situazione della quale è necessario tener conto prima di iniziare qualsiasi impegnativo viaggio interiore. Qual è, ovviamente il cammino iniziatico.

Lungo il cammino ognuno di noi è in un certo modo responsabile per tutti, perché “la fratellanza” consiste in un gesto interiore di autoeliminazione della nostra libertà.

I fratelli liberi muratori, solidalmente responsabili, si riuniscono nel tempio, nel luogo sacro ove al primo sguardo di chi varca la soglia si offre, immediata e completa, la visione dell’ideale massonico esposto in plastica evidenza. Un lungo percorso è sintetizzato esaustivamente ma con estrema semplicità.

L’ideale massonico custodito ed esposto visivamente nel tempio non richiede una particolare intuizione, quanto meno: è necessaria solamente una certa disponibilità mentale ed emotiva e propensione nel riconoscere nessi e connessioni; soddisfatta questa condizione, la risposta è pronta e completa per quanto attiene la teoria.

Ma, come tutti sappiamo, la messa in opera di ogni teoria è lavoro d’artista.

Ai piedi del trono del M∴V∴ la framassoneria dice tutto di sé esponendo il proprio ideale alla vista dei Fratelli.

L’ideale massonico è l’agente che consente la progressiva trasformazione della Pietra Grezza; è la tintura che anima, nutre, e perpetua la nostra dottrina.

venerdì 22 luglio 2016

Oggi si festeggia Maria Maddalena, l'Apostola degli Apostoli e sacra sposa di Gesù

di Massimo Agostini



Il messaggio iniziatico della vita che sconfigge la morte e affidato a Maria Maddalena, regina del Graal, coppa della comprensione (binah della cabala), che, attraverso il Cristo, suo Sposo alchemico (chokmah), ha ritrovato il Verbo, quella parola perduta che tiene l’umanità sprofondata nel suo materialismo. Quindi il rinnovato patto con il Dio Buono porta con se un segretoiniziatico, tutto femminile, che solo gli eletti (Rex Deus) possono conoscere e trasmettere. (...)
L’umanità prima del Cristo, a mano a mano che si immergeva nellesperienza materialista della caduta, veniva come marchiata dalla carne, ne subiva fin nello spirito la prepotenza, diventando sempre piu affine  allo stato fisico, sempre piu estranea al regno dei cieli (...)
Nel caso della morte e rinascita del Cristo, la percezione e comprensione dell’evento iniziatico è affidata a Maria Maddalena, ovvero a quell’energia tutta femminile, l’eros, il netzach della cabbala, simbolo di vittoria, emozione, mistero dionisiaco; la Venere della spiritualità  pagana, L’Iside dell’Antico Egitto. Tale conoscenza andò nel corso dei secoli a perdersi nel progressivo dogmatismo dottrinale, soprattutto nella lotta alle Eresie gnostiche.
La Cabala concepisce la manifestazione come effetto di una susseguirsi di fasi che si evolvono una dall’altra, una sorta di recipienti (sephirah), con vasi comunicanti (sentieri) che si riempiono a caduta, l’uno dopo l’altro, inondati da un fonte “energetica” suprema, inesauribile,inconoscibile.“Nascosta in una ghianda c’è una quercia con le sue ghiande, e nascosta in ciascuna di queste c’è una quercia con le sue ghiande” (MacGregor Mathers).

Ogni sephirah contiene la potenzialità di tutto ciò che deriva da esso nella scala della manifestazione, ovvero del flusso che dall’Inconoscibile (An Soph Aur), promana verso il manifesto, determinandolo (sefirah - malkuth).
L’insieme delle sephirath è chiamato, Albero della Vita e costituisce,  nel suo complesso, un Glifo, ovvero un simbolo composito che mira a rappresentare il cosmo nella sua interezza e l’anima dell’uomo, in correlazione con esso.
  Esso è rappresentato come una serie di dieci circoli (sephirah), sistemati secondo un determinato modello e collegati tra loro da apposite linee (sentieri). Dall’alto al basso è il flusso “energetico” che da origine al mondo materiale; dal basso all’alto è la strada per il ritorno all’Uno Universale.
Una sorta di mappa o, per dirla in termini attuali, di navigatore dell’anima, affinché essa possa liberarsi della materia e ritornare all’Origine della Luce Infinita. Ciascun Sephirah ha in se solamente un aspetto della manifestazione, avendo in potenza quelli successivi, mentre possiede solo il riflesso di quelli precedenti. Sopra le dieci sephiroth troviamo tre piani di non manifestazione chiamati i Tre Veli di Esistenza Negativa: ain (Negatività), ain soph (Infinito), ain soph aur (Luce Infinita).   I tre livelli costituiscono la parte inconoscibile e incomprensibile, fuori dal campo della nostra percezione, in quanto non sono ed è impossibile per noi, che abbiamo l’immagine solo di ciò che è, impadronirci di ciò che non è: "Esistono più cose in cielo e sulla terra, di quante tu ne possa immaginare." diceva William Shakespeare.
Per quanto non si possa conoscere i Tre Veli dell’esistenza, essi influenzano comunque il nostro divenire nella manifestazione, infatti anche se non riusciamo a conoscere la loro natura, ne percepiamo gli effetti: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio. Tutte le cose per mezzo di lui sono fatte…In Lui era la vita, la vita era poi la Luce degli uomini…”(Vangelo di Giovanni 1,1). In base al Vangelo di Giovanni potremmo azzardare nel dire che AIN SOPH AUR (Luce Infinita) rappresenta l’essenza del verbo, il suono, “l’energia” che da avvio al primo manifesto e trova la sua prima espressione in kether, la Corona, il Re Barbuto, l’Occulto dell’Occulto. Egli rappresenta l’inizio dell’evoluzione macrocosmica e il principio della consapevolezza superiore nel nostro microcosmo.

Kether emana il flusso continuo delle sue energie alimentando due Sephiroth: chokmah, il Padre Supremo, Abba, simbolo di saggezza; e binah, La Madre Suprema, la Grande Madre, la Sophia superiore, Ama, l’Iside svelata, simbolo di comprensione. Dopo kether , inizia la manifestazione attraverso il dualismo maschio e femmina: binah e chokmah; il due generato dall’Uno. Kether quindi genera un’attiva potenza maschile, chokmah e una ricettiva potenza femminile binah costituendo queste, l’apice di due colonne nel simbolico Albero della vita.

Binah è considerata anche come lucente Madre, fertile e viene chiamata Grande Mare o Marah che significa AMARO. Come abbiamo Visto nel capitolo “Leggenda Aurea”, questi sono anche gli attributi riconosciuti da Jacopo da Varazze a Maria che in quel suo racconto, definisce Maria Maddalena come: Mare Amaro, Illuminatrice, Illuminata che in termini cabalistici ci indica proprio binah. Se Maria Maddalena è simbolo di binah, il Cristo asceso è l’espressione cabalistica di chokmah. Lo Sposo e la Sposa Sacri che hanno il riflesso di keter, il Re Barbuto e contengono in potenza la Manifestazione.
Binah rappresenta la Sophia Superiore ispiratrice della Sophia inferiore, di quella più materiale della manifestazione, ovvero della Maddalena terrena, la regina in trono, che nell’eros del Verbo, trova la sua elevazione con il dono dello Spirito Santo per trasmutare in yesod, attraverso il fuoco del suo misticismo devozionale, del quale è simbolo il racconto evangelico della Maddalena che unge Gesù, che bagna i suoi piedi con le lacrime per poi asciugarli con i suoi lunghi capelli.

“E volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi”.(Lc.7, 44-47)
La Maria Maddalena, dopo l’iniziazione dello Spirito Santo (sephirah yesod), naviga, in un instabile equilibrio tra Eros (netzach) ed Intelletto occulto (hod), nel mare cabalistico della Triade Inferiore, nel mondo della magia, dello psichismo, del sogno. Questo sembra essere il dono cabalistico dell’iniziazione attraverso le prove della Terra (Mare Amaro, V.I.T.R.I.O.L.), dell’acqua (battesimo), dell’aria e del fuoco (Spirito Santo)[1]. Così si esprime Giovanni Battista a proposito del Messia: “…Io poi vi battezzerò in acqua, perché vi pentiate, ma colui che viene dopo di me, è più forte di me… Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco…” (Mt 3, 11-12)
 Questo stato iniziatico è lo stesso in cui si troveranno gli Apostoli dopo la resurrezione di Gesù[2], con la cerimonia della discesa dello Spirito Santo (aria e fuoco); infatti, in ebraico, spirito significa vento, inteso come potenza divina. “Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo.  Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov'essi erano seduti.  Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.” (Atti 2, 1-5)

Non a caso, come narra il Vangelo di Marco, gli Apostoli, dopo la discesa dello Spirito Santo, entrano nel mondo della Magia, che nella cabala corrisponde appunto alla triade inferiore, dove dimora yesod e che ha il suo vertice in tiphereth, la consapevolezza illuminata della quale è immagine Gesù, nella qualità di Redentore.

“Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo… E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano”.(Mc. 16, 16-20)
Come dicevamo il passaggio rituale dello Spirito Santo conduce allo stato di “Mago”, ovvero alla cristallizzarsi nel nuovo essere yesod (fondamento, Spirito Santo) che assume, nell’evoluzione ascensionale dell’albero della vita, le qualità di sefiroth superiori, come netzach (è la sfera della dea della natura, Venere, intesa come: emozione, istinto, eros) e hod (è la sfera di Mercurio, il dio Thoth, l’intelletto intuitivo) e con queste qualità può agire nel mondo della materia (malkuth). Infatti, yesod è datore di forma e veicolo di vita, riuscendo a modificare la sostanza di malkuth.

Per queste qualità, assunte con lo Spirito Santo (aria e fuoco), gli Apostoli, avendo quindi in potenza le manifestazioni inferiori avevano potere su di esse (miracoli). Yesod quindi rappresenta la condizione cabalistica dei santi e dei profeti, essendo lo stato successivo, tiphereth concesso solo al redentore (morte e rinascita).
L’albero della Vita o Sephirotico, è quindi simbolo di un percorso iniziatico, un strada, come dice Jacopo da Varazze, un mare, non accessibile a tutti, ma solo a coloro che hanno sete di conoscenza e fede. Altro requisito necessario per accedere alle sfere iniziatiche, oltre alla sete, è infatti quello di credere: “Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva” (Gv 7, 38).
Gesù e Maria Maddalena sono, quindi, l’immagine cabalistica di questa realizzazione.
La Maria Maddalena terrena, raffigurata come donna incoronata sul trono, diviene nel suo percorso, Sophia inferiore, grazie alle forze yesodiche prodotte in lei dalla vicinanza del maestro Gesù. La sua nuova condizione in yesod deve però cristallizzare attraverso l’equilibrio di forze sinergiche del triangolo inferiore: netzach (vittoria, eros, emozione, istinto) e hod (l’intelletto intuitivo).

Netzach, nell’Albero della Vita, corrisponde alla settima sephirah, come sette erano i demoni che si erano impossessati di lei. “Risorto il mattino del primo giorno della settimana, Gesù apparve prima a Maria Maddalena, da cui aveva scacciato i sette demoni e grazie…”(Mc 16: 9). Questa sephirah è simbolo dell’eros, di quella energia unica che conduce alla sete di verità, trovando stimolo e influsso dall’energia superiore, rappresentata dalla Sposa Superiore, la Grande Madre, L’Iside svelata, la Sophia Superiore, equilibrata dallo studio, dal misticismo intellettuale intuitivo, identificato dalla sfera hod.   Ed è forse proprio da questi forti influssi di netzach (Eros), che la Maddalena deve essere liberata.

La nuova condizione di Maria Maddalena in yesod prende fondamento anche grazie al suo spirito devozionale (via del fuoco) e nella visione mistica del Cristo risorto (tiphereth), protetta, in questo nuovo stato, dall’arcangelo Haniel e dagli Elohim[3] e forse sono proprio loro ad accoglierla nel sepolcro vuoto: “Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti,  seduti l’uno dalla  parte del capo  e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù”. (Gv 20, 11-12)

Yesod è posto al centro del triangolo cabalistico inferiore, quello degli Apostoli, e dei profeti. Sopra lui, tipheret che rappresenta la sfera più elevata su cui può salire la normale consapevolezza umana. Questa sfera, come abbiamo visto, appartiene al redentore e tutto quanto la mente umana può conoscere di kether è il suo riflesso su tipheret, il centro-Cristo, la Sfera del Figlio:  “ Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conosceste me, conoscereste anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. (Cfr. Gv. 14, 6)
L’acceso alle sfere superiori è invece prerogativa divina, non a tutti concessa. Il percorso iniziatico di Maria Maddalena va comunque oltre, per lei è previsto l’accesso alle più alte sfere di conoscenza essendo, come abbiamo visto nei vangeli gnostici, la prediletta di Gesù, la sua Spossa Mistica.

Gli amanti intesi come novelli Adamo ed Eva che ricercano il Paradiso perduto, l’Adam indiviso, l’Androgino.
Maria Maddalena è la via della Grazia, dell’Eros che si alimenta attraverso l’immagine della Madre Superiore la Grande Madre (L’Iside svelata) per crescere in Amore e Grandezza, bevendo alla sorgente dell’intelletto intuitivo, del Logos (il Verbo) fattosi carne, del Cristo divenuto Padre Supremo (chokmah), avendo in sé la consapevolezza di un’altra dimensione (da’ ath).
Maria Maddalena che come Gesù, supera il Velo del Tempio (paroketh), che copre il Sancta Sanctorum del Tempio di Salomone, quello spazio riservato solo al primo sacerdote e rivelatore dell’Abisso che separa dall’inconoscibile (...)

Tratto da «Il mistero di Maria Maddalena»

Massimo Agostini: il video della presentazione al Salone del Libro di Torino di «In nome della dea»



Dopo Tiziano Busca e Mauro Cascio, proponiamo oggi nel nostro blog il video del terzo autore del Rito di York che ha partecipato lo scorso maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino, presentando il suo nuovo lavoro, «In nome della dea» (Tipheret): Massimo Agostini. L'incontro è stato introdotto e coordinato dalla giornalista Sabrina Conti.

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giovedì 21 luglio 2016

La parola perduta

di Almerindo Duranti


Cenni di vita iniziatica

di Augusto Menduni



Ad ogni istante tutto muta: il mondo delle forme si rivela essere la dimensione propria della provvisorietà; in realtà assai prima che i giocattoli di Dioniso dessero un senso  molto chiaro ai pur recenti Misteri di Eleusi, già da epoche incomputabili Croto,  Lachesi, e Atropo, le Moire, reggevano le sorti degli ultimi caduti sulla terra.
Gli studi che oggi cercano di penetrare la nebbia evidentemente sempre più fitta del nostro passato remoto, si trovano a dover soprattutto congetturare, spesso la scienza azzarda, i reperti a un certo punto ammutoliscono sicché  l’unico valido strumento di ricerca resta la felice intuizione, o con maggiore semplicità, la capacità di indovinare. In questo scenario da poco tempo supportato dalla tecnica, importanza fondamentale ha avuto la memoria: ne fa fede il contenuto di quattro laminette sulle quali si piange il “sepolcro della memoria: citeremo quella di Ipponio. Autore Ignoto.

Di Mnemosine questo è il sepolcro. Quando sarà tua sorte
       morire
andrai alle case ben costrutte  di Ade:
       c’è alla destra
una fonte, e accanto ad essa 
       un bianco cipresso diritto;
là scendendo  si raffreddano le anime dei 
       morti
a questa fonte non andare troppo vicini;
ma difronte troverai fredda acqua che scorre
dalle paludi di Mnemosine, e sopra i custodi
che ti chiederanno nel loro denso cuore
cosa cerchi nelle tenebre di Ade rovinoso 
dì loro: sono figlio della terra e di cielo 
       stellante,
sono riarso di sete e muoio; datemi,
subito fredda acqua che scorre dalla 
      palude di Mnemosine.
E davvero ti mostreranno  benevolenza
      per volere
del re di sottoterra;
e davvero ti lasceranno bere dalla 
palude di 
       Mnemosine;
infine farai molta strada, per la 
       sacra via che
percorrono gloriosi anche gli altri iniziati
        e
i posseduti di Dioniso.


Eraclito per primo diede il nome di Logos alla legge che guida tutte le cose; ed è ben chiaro quale catastrofe dovette significare per gli antichi degli antichi il concetto di “sepolcro della memoria”: per i non iniziati era il sigillo della fine, gli iniziati, invece avevano altre possibilità di vita ulteriore.
S’è visto quanta importanza, determinante abbia avuto l’iniziazione già tra i Presocratici. Aristotele, fra i loro successori così definì il rapporto “gli iniziati non devono imparare qualche cosa bensì subire  un’emozione ed essere in un certo stato, evidentemente dopo di essere  divenuti capaci di ciò. L’insegnamento giunge agli uomini attraverso l’udito, l’iniziazione invece quando la capacità intuitiva subisce la folgorazione, (similmente avviene ad Eleusi), là infatti l’iniziato  è modellato rispetto alle visioni, ma non riceve insegnamenti”.
Sempre Aristotele che con tanta esattezza e scarsità di parole definisce la temperie iniziatica, riprende anche la visione della trasformazione continua di Eraclito prescindendo “tutte le cose infatti mutano, da contrario a contrario, per esempio da caldo a freddo”.

È ora più che evidente che in un continuo e ininterrotto trasformarsi del reale con apprensione si deve legittimamente guardare alla forma del reale in sé: in una breve ma preziosa nota di Hughinus a Barma leggiamo: “è  necessario per la conservazione dell’Universo che ogni cosa desideri e domandi la perpetuazione della sua specie”: non c’è commento; è sufficiente l’enunciato.

Mantenendoci fedeli alla legge preserveremo la forma e, in un certo senso la sostanza dell’Universo regolato secondo il dettato che leggiamo nella natura. Il cambiamento che avviene secondo la legge dà la certezza della continuità poiché al vertice della legge sta la  vita iniziatica che presuppone certamente una preparazione esoterica la quale è però “vita nuova” solo dal momento dell’ammissione al rito.
Come è detto nell’Inno a Demetra “Chi non è iniziato ai Misteri giammai avrà benevolo destino, neppure dopo la morte, laggiù nella squallida tenebra”

Un’ultima osservazione che riguarda il corretto comportamento nel Lavoro solidale: la formula antica è: “faremo e udremo”; all’inizio è necessario preparare il campo, “fare”, solo dopo aver fatto quanto necessario saremo in condizione di “udire” ciò che verrà detto e di poter ancora precisare la formula asserendo, secondo la formula di M. Buber “faremo e capiremo”.
Tutto questo secondo il sommo Maestro Emmanuel Levinas, è il mistero degli angeli, il “faremo e udremo”, il segno della responsabilità illimitata.

mercoledì 20 luglio 2016

Severino e l'inevitabile violenza (in nome di Dio)



Parole di una attualità sorprendente. Sono quelle di Emanuele Severino, il più grande filosofo vivente, in occasione di un convegno di due anni fa, «Seeing beyond». Cristianesimo, Ebraismo ed Islam e i loro rapporti con la cultura e la filosofia. Maimonide tentò di studiare la congruenza tra pensiero greco e Bibbia, come Avicenna, anche lui medico, così come Tommaso D’Aquino. Ora, pensiero greco non è un’espressione storica indeterminata, ma si fonda su due chiavi centrali nella riflessione di Severino: nulla e annientamento. L'Annientamento (ridurre l'altrui in nulla) si presenta quando si vuole eliminare l'altro da sé, per essere dominatore e regolatore del mondo. Ma la violenza ha altri aspetti relativi a essere e nulla in un'Apocalisse che è già avvenuta. Sentiamo quali.

martedì 19 luglio 2016

Contributo alla Critica del Tempo. Dal Salone del Libro di Torino, il video della presentazione di Mauro Cascio




In attesa del nuovo libro di Mauro Cascio («All'ombra della Riconciliazione»), il video integrale della presentazione di «Contributo alla critica del tempo (e di me stesso)» (Tipheret ed.) (con un intervento in appendice del filosofo Diego Fusaro) al Salone Internazionale del Libro di Torino lo scorso maggio. Un'occasione per parlare anche dei lavori passati, da «Il secreto degli dei. Spagiria e chiarificazione esistenziale» alle recenti curatele di Martinez de Pasqually, Louis-Claude de Saint-Martin, Willermoz, Papus, Bricaud, Chevillon. Con Sabrina Conti...

Se non lo avete già fatto, il libro potete comprarlo qui

lunedì 18 luglio 2016

Ordini illuministici: un incontro


Massoneria e Qabalah. Continua il webinar del Rito di York



Mercoledì 20 luglio, alle ore 20.00, si terrà la seconda lezione del webinar del Rito di York dedicato alla Qabalah e ai rapporti tra la tradizione esoterica ebraica e il simbolismo della Massoneria tutta, con particolare riferimento a quello del Marchio, dell'Arco Reale e della Massoneria Criptica. Per essere invitati al corso, completamente gratuito, e per recuperare l'audio della prima lezione, si può scrivere a arcorealerdy@gmail.com

sabato 16 luglio 2016

Tiziano Busca e «Storia e Metastoria del Rito di York»



Vi proponiamo oggi il video integrale della presentazione del libro di Tiziano Busca, «Storia e metastoria del Rito di York» (Tipheret) al Salone Internazionale del Libro di Torino. Il Rito di York è il Rito Massonico più anziano e più diffuso nel mondo. In Italia sono pochi gli studi e questo è il primo tentativo di presentazione più o meno organica e coerente della storia, della simbologia dei gradi, dell'operatività mai prescritta ma sempre suggerita. «Perché la Massoneria è uno scrigno di tesori dal valore incommensurabile. Che non si può più conservare in tinello», scrive Busca. L'incontro è introdotto e coordinato dalla giornalista Sabrina Conti.

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venerdì 15 luglio 2016

Liberté, Égalité, Fraternité une tragédie sur la Promenade des Anglais

di Sabrina Conti



«Nessun uomo ha avuto dalla natura il diritto di comandare sugli altri. La libertà è un dono del cielo e ogni individuo della stessa specie ha il diritto di fruirne non appena è dotato di ragione. [...]» 
Denis Diderot





Correva l’anno 1789, quando il 14 di Luglio, a Parigi, con la presa della Bastiglia, si diede ufficialmente inizio alla Rivoluzione Francese.  Scopi primi: la Libertà, l’Uguaglianza, la Fratellanza; Roba da nulla.  Un atto dovuto ad un popolo che subiva, ancor più sul territorio francese, un concetto ancora medioevale di gestione della Nazione legato all’assoluta prevaricazione del Re e del Clero a discapito del Terzo Stato.   Le liberazioni richiedono tempo.  Il 21 gennaio 1793 cadeva la testa di Luigi XVI ed  il 16 Ottobre quella di Maria Antonietta, regina simbolo della vera monarchia assoluta: il popolo, nella sua semplicità,  all’esposizione della sua testa tagliata, intonerà, così riportano le cronache,  una ola di “Viva la Repubblica”.

Ma, la libertà ottenuta con la violenza è mera usurpazione e, la strada verso la vera Libertà è sempre in salita.

E così da mesi ormai, una Europa alla deriva, si ritrova a lottare per un valore, di cui ha perso la percezione _ o non l’aveva mai realmente acquisita_ mentre, giustappunto, appena iniziava a sillabare due parole, date, già all’epoca, in pasto al popolo insieme alle brioches: Uguaglianza e Fratellanza.

A “noi” menti elevate, iniziati di ogni razza e tipo,  non resta che il deludente paragone coi nostri valorosi predecessori che hanno illuminato il Mondo … o forse no …

Il problema è insito nell’uomo, meravigliosa creatura, vittima della sua caducità, dei suoi vizi, dei suoi falsi dei, declinati a seconda dell’epoca storica, degli interessi personali, della volontà di chi, ancora oggi, sotto nuove corone, governa realmente il Pianeta.

Tacere non è più possibile.  L’indifferenza non si addice più neppure a chi vive nel suo mondo dorato, passeggiando per una delle più rinomate località del saper vivere mondiale.

Un moderno carretto rivoluzionario, ha disseminato morte ed orrore, ed è terrificante anche solo pensarlo … per l’ennesima volta …

La si chiami legge del contrappasso, causa effetto, eredità dei massacri perpetuati da noi, martiri cristiani in nome di un “dio” … l’orrore resta ed il tempo dello sbigottimento deve ormai lasciare il posto al fare.

Mi risuona nella mente un inno, simile a molti altri intonati nel mondo intero … uniamoci a coorte, siam pronti alla morte … Con coorte, si definiva, nell’esercito romano, una delle sue suddivisioni.  Stringersi a coorte, significa quindi, restare uniti, malgrado le diversità per un fine comune; E se, la differente l’appartenenza di credo, può far supporre, a quei troppi che ancora ignorano come le religioni siano mero strumento degli uomini ma che l’Entità superiore” è Unica ed uguale per tutti, allora si comprende quanto l’invito di un inno risalente al 1800 sia attuale ed … attuabile.

Pochi pazzi, ignoranti invasati (ma non stupidi e molto ben organizzati), stanno mettendo nella morsa del terrore il mondo.  Il nostro mondo.  In un’epoca storica in cui l’individualismo imperante non ci sta più facendo vedere nulla.  Altro che rivedere le stelle!  

Ovattati giungono, forse ancora, gli echi di principi che i nostri antenati hanno con precisione, quasi maniacale, cercato di inculcarci.  Loro, nella loro ignorante saggezza, sapevano che solo su di una società fatta di rispetto, amore, aiuto reciproco, si può edificare con solide fondamenta.  Il Pianeta in cui viviamo potrà essere distrutto solo da un cataclisma naturale.  Il mondo che calpestiamo ogni giorno può essere salvato solo dal grande cuore dell’Uomo.









«Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom!»
Marie-Jeanne Roland de la Platière

Tiziano Busca dopo i fatti di Nizza. «Stringiamoci con tutta la nostra umanità a tutto questo dolore»



«Sono giorni come questi in cui ti rendi conto che le parole devono diventare prassi, devono diventare storia. I fatti di Nizza, in un giorno simbolico, anche per noi massoni carico di significati ideali, devono farci svegliare da questo sonno senza sogni, in cui c’è posto solo per la barbarie dell’uomo. La Massoneria è deposito di civiltà e di dialogo e mai come adesso deve dare il suo contributo, per evitare generalizzazioni e far sì che anche l’Islam possa avere il suo Rinascimento e il suo Illuminismo. Senza illuminismo non c’è modernità. La propenade des Anglaise non è la prima dimora del terrore né sarà purtroppo l’ultima. Ci sarà il tempo per ragionare. Adesso, in silenzio, stringiamoci con tutta la nostra umanità a così tanto dolore». Sono le parole del Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dell'Arco Reale - Rito di York Tiziano Busca dopo i tragici fatti di ieri.

giovedì 14 luglio 2016

«C’è un tempo per tutto, e c’è anche un tempo per cui i tempi si congiungono».



Una frase sibillina, non c’è che dire. Quanto meno per la seconda parte, perché che ci sia un tempo per tutto è cosa ben nota, per quanto poco ricordata. In ogni nostro desiderio, aspirazione o impegno, infatti, sembriamo cadere preda di una fretta quasi spasmodica. Dimenticando che un seme ha bisogno di un tempo sottoterra, un tempo per germogliare, uno per diventare pianta, uno per fare fiori e un altro ancora per dare frutti: allo stesso modo, ogni seme della nostra Anima ha bisogno dei suoi tempi, per consentirci di sperimentare, nell’evoluzione del nostro Sé, la bellezza del viverci germoglio, pianta e fiore. Il frutto arriverà, sempre. E se poi guardiamo con gli occhi del cuore, vedremo come davvero i nostri tempi si congiungano: in ogni momento, la nostra Anima è giardino di alberi, frutti, fiori, semi che riposano nascosti nella terra e qualche erbaccia, per creare una sinfonia di diversità che ci rende unici e perfetti così come siamo.

Fonte Spazio Interiore

Torna in libreria un classico di Arturo Reghini



Attraverso uno studio storico e filologico, le parole sacre e le parole di passo dei primi tre gradi della massoneria vengono analizzate e precisate, in maniera da trovarne il nesso reale con il mistero della cerimonia iniziatica. Un'analisi approfondita che affianca le teorie della letteratura d'argomento, del tempo di Arturo Reghini, alle tradizioni misteriche egizie, greche e latine. Un'opera fondamentale per chi si vuole addentrare nello studio della Tradizione e della Libera Muratoria.

mercoledì 13 luglio 2016

Il Caino Gnostico - prima parte

di Filippo Goti




Colui che si cimenta nello studio degli antichi testi gnostici si può imbattere in una singolare inversione di ruoli, qualità, attribuzioni, che colpiscono in modo inesorabile protagonisti, comparse, e divinità dell'Antico Testamento. L'impressione che il poco accorto lettore potrebbe riceverne, è quella di essere innanzi ad un qualche gioco di specchi intento a rovesciare le verità in cui da sempre crede, oppure il passatempo di un narratore colto da improvvisa volontà di scandalizzare.
Non di rado i nomi del Dio dell'Antico Testamento, del Dio che ha designato il popolo ebraico a popolo eletto, sono i nomi delle potenze che legano, inebriano e schiavizzano l'uomo. Potenze demoniache, i cui nomi sono Jaldabaoth, Sabbaoth, e Samael, le quali hanno forgiato le catene che imbrigliano in eterno gli uomini al dolore e all'ignoranza infinita. E' utile dire immediatamente che non siamo innanzi ad una provocazione intellettuale e neppure ad un delirio, bensì alla naturale conseguenza del modo in cui lo gnostico vive e legge ogni aspetto della Creazione, la quale è per lui ben lontana dal rappresentare un idillio, una manifestazione di benevolenza, ma assume la connotazione di feroce distopia e infida prigione.

Per lo gnostico la Creazione  è frutto di un Dio minore, cieco e arrogante, di un Demiurgo partorito da una fatalità, che di errore in errore contamina ogni azione e manifestazione. L'uomo spirituale,  immagine e somiglianza del Dio prima di Dio, ingelosisce il Demiurgo, scatenandone l’odio, che si concretizza in una farsesca tragedia ambientata in un cosmo che è parodia dell’inarrivabile mondo spirituale. Un cosmo dove l’uomo è prigioniero e stordito nella e dalla carnalità, per il diletto delle potenze che lo inganno sulla sua vera origine.

Essendo il mondo una prigione, fonte di corruzione e turbamento dello Spirito, ecco che viene letta tutta la creazione come il parto di un folle, da cui discende una interpretazione che assume forma di gioco di specchi, la quale come un sisma investe Dio, il serpente, gli attori e le comparse dell'Antico Testamento, ribaltandone ruoli e giudizi. Decidendo che la realtà tutta camuffa la verità con il simulacro della verità, e ammanta l'ingiustizia dei panni della giustizia; le antiche scritture diventano il verbo dell'Avversario per eccellenza. In esse non va più ricercata una verità letterale, un viatico di ascensione spirituale conformandosi alla Legge in essa contenuta, bensì devono essere sottoposte da una lettura critica ed allegorica  da cui emergono dei brandelli di verità, per colui che saprà leggere attraverso la luce di un intelletto sorretto dalla Santa Gnosi.
Ogni elemento, simbolo e atto, è rovesciato, per cui ne discende l'odio e la condanna per i servi del Dio dell’Antico Testamento, e del Dio stesso, e di conseguenza la predilezione, l'innalzamento a simbolo ed esempio per tutte le figure delle antiche scritture che si ribellano a questo cieco creatore, e che sono da questo giudicate, emarginate e costrette a nascondersi. Questi ribelli altro non sono che eroi pneumatici (dotati di Spirito, e consapevoli nello Spirito) che coraggiosamente hanno cercato di rompere il perverso giogo a cui, assieme all'umanità intera, sono asserviti.
A tale ruolo di guida e simbolo è ovviamente asceso anche Caino , tanto che da lui prende il nome la comunità gnostica, del secondo secolo d.c., dei cainiti a cui è stato attributo dai padri della Chiesa il “Vangelo di Giuda”.
Sotto questo aspetto è utile sottolineare come per Marcione, maestro gnostico, insegnava ai suoi discepoli che Gesù discese all’inferno, il luogo di supplizio creato dal Demiurgo-Dio Tetragrammatico, con il solo fine di elevare Caino e Korah, Dathan e Abiram, Esaù e tutti coloro che non avevano riconosciuto il Dio degli Ebrei. Diversamente  Abele, Enoch, Noè, Abramo e tutti coloro che avevano servito il Demiurgo e la sua legge venero lasciati ai supplizi infernali .
Sempre a riguardo dei Cainiti Ireneo descrive a questo modo il loro rapporto con la morale comune: «In nessun altro modo si può essere salvi fuorché passando attraverso tutte le azioni, come insegna anche Carpocrate. Un angelo è presente ad ogni fatto peccaminoso e infame, e colui che lo commette... si rivolge a lui per nome e dice: 'O angelo, sfrutto il tuo agire! O tu Potenza di N. N., compio la tua opera!'. E questa è la perfetta conoscenza che non ha paura di deviare in quelle azioni che sono addirittura innominabili» (Iren. I, 31, 2).
Utile per meglio comprendere la psicologia dell'inversione, propongo un brevissimo estratto da un testo gnostico: «Questo serpente (principio di movimento, di sovversione alla stasi, di intelligenza) universale (presente ovunque ) è anche la Parola (Logos, Verbo) sapiente ( che porta la conoscenza che libera ) di Eva. Questo è il mistero ( riservato agli adepti, a coloro che sanno essere cosa unica con il simbolo, a vivere in loro il Mito) dell'Eden: questo è il fiume ( la linea iniziatica, che porta la vita dove altrimenti vi sarebbe solamente la morte ) che scorre dall'Eden. Questo è anche il segno ( la Gnosi modifica intimamente l'uomo ) con cui è stato marchiato Caino ( il pneumatico ), il cui sacrificio non fu accettato dal dio del mondo, mentre egli accettò il sacrificio sanguinoso di Abele: perchè il signore di questo mondo si diletta del sangue.. ( è frutto di carnalità )».

Il Serpente  portatore di Luce, quindi emissario del vero Dio ovunque presente, si manifesta nell'Eden, nella prigione costruita dal Dio delle Scritture, per portare il Verbo che salva e spezza le catene dell'ignoranza. Questo salvatore viene accolto da Eva, la quale a sua volta insegna ad Adamo quanto appreso ed entrambi acquisiscono la conoscenza del bene e del male sottraendosi all’inganno. Attraverso di loro, i primi ribelli, il verbo viene perpetuato e tramandato in tutta la creazione, benché riservato solamente a coloro che lo possono comprendere: gli gnostici. Come conseguenza dello svelamento della verità suprema abbiamo l’emancipazione dell'uomo dalla carnalità,  dalle basse vibrazioni di cui è pregno, e dall'asservimento dal rito.
Può forse lo gnostico, il pneumatico, lo spirituale accettare un Dio che pretende sangue e violenza per essere glorificato? Lo gnostico disgustato allontana da se questo calice carnale, questa comunione di dolore e barbarie, e si rifugia nell'estasi filosofica, nella trascendenza dall'ordalia di carne e sangue. In una fratellanza spirituale acquisibile solamente attraverso la più totale e completa ribellione: il rifiuto del sacrificio del sangue, e quanto esso esprime e simboleggia.



martedì 12 luglio 2016

Siamo giardinieri, non chiamateci massoni



Attenzione a non confondere. Le decorazioni dei loro grembiuli possano trarre in inganno e li si potrebbe confondere con un'Obbedienza Massonica. Focherello. L'Ordine dei Liberi Giardinieri (Order of Free Gardeners in England) non appartiene alla Massoneria, o almeno non in senso stretto, visto che in Inghilterra almeno sono stati inglobati dell'UGLE. Una società iniziatica, però, che usa un simbolismo diverso per sostanziare lo stesso significato dell'operatività 'muratoria' (un po' come avviene nella tradizione 'noachita' e con la c.d. Massoneria del Legno).

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Domani Pupi Avati al Regina Apostolorum



Mercoledì 13 luglio alle ore 17,30 nel quadro del XV esimo Corso Estivo di Bioetica “Famiglia, Vita e Società”, in corso presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA) fino al 15 luglio, si terrà l’incontro con il regista Pupi Avati. L’occasione sarà propizia per raccontare ai partecipanti alla giornata dedicata al tema: “Famiglia, diritto e dottrina sociale” e a tutti coloro che vorranno partecipare il progetto “Amare le differenze, per un amore che fa la differenza” che il regista ha avviato con l’associazione “Non si tocca la famiglia” pensato per le scuole medie e superiori. L’idea di questo connubio è nato sulla scorta del film in sei puntate “Un matrimonio” diretto da Pupi Avati che apre proprio ad una importante riflessione socio culturale sottolineando anche lo splendore e la ricchezza sottese alle differenze tra uomo e donna, soprattutto all’interno di un matrimonio che nel caso specifico è composto da una coppia unita da 50 anni.

Il senso del progetto – dichiara la Presidente Giusy D’Amico dell’Associazione Non si tocca la famiglia - è orientato alla rivalutazione della famiglia, vera e propria cellula di amore ed inoltre vuole avviare una riflessione culturale sull’istituto matrimoniale, avviando i ragazzi ad un confronto sulle varie realtà genitoriali, oggi presenti nella nostra società.

Pupi Avati, testimonial d’eccezione, ha offerto la sua collaborazione, come tributo all’esperienza duratura e felice del suo matrimonio, di una famiglia in cammino, che naturalmente ha superato alcune prove che la vita dà ma che gli ha donato moltissimo come dei figli e nipoti. Il progetto nelle scuole avrà durata di sei mesi..

lunedì 11 luglio 2016

Il simbolo della Vesica Piscis e la Massoneria

di Marco Rocchi

Richiamo alla Vesica Piscis nel portale della Cattedrale di Chartres

Simbolo esoterico fra i più antichi, la Vesica Piscis non poteva essere ignorata dalla Massoneria. In questo articolo del F.llo Shawn Eyer vengono segnalati i legami tra questo simbolo e l'istituzione Liberomuratoria.

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venerdì 8 luglio 2016

Un webinar sulla Qabalah




Che cos’è la Qabalah? Spesso l’abbiamo sentita citata, anche nei suoi rapporti con il simbolismo massonico, e anche in quello del Rito di York. Abbiamo letto qualche articolo in rete oppure abbiamo tentato di farci un’idea più precisa comprandoci un libro o due. Ma ancora le idee non sono chiare, né è chiaro il perché il fine della Qabalah non può essere diverso dal fine ultimo dei lavori in Loggia, come non sono chiari tutti i depositi sapienziali nella ritualità. Per venire in soccorso a queste mancanze il Rito di York proporrà a partire dalla prossima settimana un webinar estivo – aperto a Compagni, Fratelli e profani - in sette lezioni. Comodamente da casa, il mercoledì alle 20.00, sarà possibile assistere ad una lezione, interagendo in chat e condividendo materiali didattici, slide. L’obiettivo del corso è quello di dare robustezza alle nozioni cabalistiche più importanti, per affrontare poi altre letture con maggiore consapevolezza e spirito critico. Si parte il prossimo 13 luglio, chi volesse partecipare, può richiedere un invito a arcorealerdy@gmail.com

giovedì 7 luglio 2016

La Camera delle Meraviglie: un documentario



Martedì 12 luglio alle 22.30 in piazza Marina, verrà proiettato il documentario ‘La Camera delle Meraviglie’, nell’ambito delle manifestazioni organizzate dal Comune a corollario del 392° Festino di Santa Rosalia. Ingresso libero.

La ‘Camera delle Meraviglie’ si trova in via Porta di Castro, a pochi passi dal popolare mercato di Ballarò, all’interno dell’appartamento dei giornalisti Valeria Giarrusso e Giuseppe Cadili.

Una stanza blu nel cuore di Palermo, in cui il tempo sembra essersi fermato, un luogo da Mille e una Notte che narra una storia fatta di simboli e rituali magici e che ha già destato l’interesse di studiosi di varie parti del mondo.

Alla proiezione parteciperanno oltre al sindaco Leoluca Orlando ed ai proprietari, il regista del video Salvatore Militello, il giornalista e scrittore Alberto Samonà, curatore del testo e voce narrante del documentario e il restauratore Franco Fazio che ha riportato alla luce i decori celati sotto quattro strati di colore. Nel documentario anche un brano musicale, scritto appositamente dal Maestro Mario Modestini.

Fonte: Isola e Isole

Costituzione e autonomie locali nella terra di Giovanni Bovio



«La Massoneria è istituzione universale quanto l’Umanità ed antica quanto la memoria. Essa ha le sue primavere periodiche perché da una parte custodisce le tradizioni ed i riti che la legano ai secoli, dall’altra  si mette all’avanguardia di ogni  pensiero e cammina con la giovinezza del mondo». Sono parole di Giovanni Bovio, filosofo, giurista, uomo politico e massone, nato a Trani il 6 febbraio 1837. Nella storia d’Italia è uno dei principali esponenti del laicismo dell’Ottocento e sono tante le testimonianze della sua opera. Il suo nome è legato anche a una vicenda emblematica di quel fine secolo: l’inaugurazione a Roma della statua di Giordano Bruno (realizzata dal futuro Gran Maestro Ettore Ferrari) quando il 6 giugno 1889, a Campo de’ Fiori, Bovio fu l’oratore ufficiale della cerimonia.

La Loggia Bensalem (1308) di Trani, renderà omaggio a Giovanni Bovio questo sabato con un convegno di studi realizzato dalla Massoneria pugliese per celebrare i 70 anni della Repubblica italiana. “Costituzione e autonomie locali nella terra di Giovanni Bovio” è il titolo dell’incontro che, dalle ore 18, si svolgerà presso l’Hotel San Paolo al Convento di Trani. Porteranno contributi ai lavori, moderati dal giornalista Michele Mascellaro, lo scrittore Mario De Marco, docente emerito di filosofia e di storia; lo storico Giovanni Greco, Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Bologna; il giurista Nicola Di Modugno, Ordinario di Diritto Amministrativo dell’Università degli Studi di Benevento. Il convegno si aprirà con il saluto del presidente circoscrizionale della Puglia, Antonio Mattace Raso.

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Il libro rosso e l'immaginazione in cui possiamo vivere

Ferdinando Testa in un incontro organizzato dal Rito di York

Ricordiamo il prossimo e ultimo appuntamento del workshop «Il libro rosso e l'immaginazione in cui possiamo vivere». La giornata, organizzata dalla Sicof, avrà questa volta per tema  «Dialogo interiore e visioni complessive. La trasformazione» e sarà condotta come di consueto da Giancarlo Marinelli con Ferdinando Testa. Il tutto è previsto per sabato 9 luglio  presso la Domus Nova Bethlem, Roma dalle ore 9 alle 13,30. È possibile la partecipazione ad ogni singolo evento (crediti SICoF 5/per ogni giornata). Infoline 347.6373803

mercoledì 6 luglio 2016

Per una Massoneria davvero 'operativa'...



Guardate qua che meraviglia. Tutto ciò che occorre a un vero massone. Un piccolo capolavoro pensato nei più piccoli particolare a cavallo tra l'Ottocento, il secolo in cui tutto era ancora pensabile, e il Novecento, il secolo in cui tutto è stato pensato. L'autore un signore di nome Henry O. Studtley tra genio e follia.

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Storia d'Ipazia, quando fare filosofia poteva costare davvero caro




Tutto il III secolo dopo Cristo visse un periodo tumultuoso e difficile dal punto di vista religioso. La progressiva avanzata del Cristianesimo, verso la metà del secolo, si era tramutata in una disfatta del Paganesimo, forse ancora maggioritario nella popolazione, ma non più imperante e legalmente spinto in un angolo. Ma tutto il sistema politico-istituzionale era d’impronta pagana, e non poteva essere altrimenti, ancorato com’era, da secoli, alla commistione fra pubblico e privato, fra riti civili e riti religiosi. Lo smantellamento di questo sistema non poteva che essere progressivo, a cominciare proprio dai suoi segni più evidenti, quelli religiosi. D’altro canto, la riprova di questo difficile periodo di transizione è data dagli improvvisi ritorni di fiamma del Paganesimo, specie con l’ascesa al trono imperiale di Giuliano. Le blande convinzioni religiose della popolazione permettevano sia il rovesciamento degli idoli da parte di fanatici, che oggi chiameremmo integralisti, sia la restaurazione degli stessi con il compimento dei sacrifici rituali. Ma la fede pagana, per quanto diffusa, non era così forte come lo fu quella cristiana, temperata dal fuoco delle persecuzioni e dal sangue dei Martiri.
Alla grande filosofa Spazia è dedicato questo studio di Stelio W. Venceslai, in pubblicazione per la casa editrice Tipheret.


Ipazia ipotizza la prima legge di Keplero

martedì 5 luglio 2016

Nessuno di noi è preparato


«Nessuno di noi è preparato. Né lo saremo mai. Ma questo è ugualmente il nostro destino: cambiare. Si cambia con lentezza, la stessa lentezza che muta la primavera in estate, l’estate in autunno, l’autunno in inverno. Non ci si accorge mai in quale momento la primavera diventa estate: una mattina ci alziamo e fa caldo; l’estate è giunta mentre dormivamo».
Oriana Fallaci

Il Parsifal di Mario Giaccio




Il Parsifal è l’ultima creazione di Richard Wagner, è un dramma sacro scritto e composto fra il 1877 e il 1882. È “un’azione scenica sacrale” come Wagner stesso la definisce.
Il caposaldo spirituale dell’opera è “per compassione sapiente”. Questo messaggio universale poteva essere trasmesso soltanto da un uomo che univa la purezza o l’innocenza del proprio essere, con una semplicità disarmante dello spirito, una semplicità tanto assoluta da essere scambiata per follia agli occhi di chi era “impuro”. Parsifal è colui che incarna questi due doni divini: l’innocenza del cuore e la semplicità dello spirito, egli è dunque l’elemento capace di redimere l’uomo e di riportarlo sulla via della salvezza.
Wagner rifiuta l’ortodossia della religione tradizionale a favore di un incontro e di una interazione fra culture diverse (sincretismo). A suo parere il cristianesimo, il buddismo e l’induismo sono le tre religioni autentiche che, nella loro pura forma originaria, davano la stessa importanza alla compassione per il prossimo ed all’umana solidarietà, che costituiscono l’aspetto fondamentale del sentimento religioso.
L’opera contiene simboli che fanno parte della memoria archetipica dell’uomo, che raccontano la fratellanza di tutti gli uomini e la radice unica del sentimento religioso, il principio morale sul quale si fonda l’intera civiltà dell’Occidente, il principio di uguaglianza di tutti gli uomini. Sottolineava per questo l’importanza di conoscere l’origine e la storia delle cose per farle rivivere e dominarle, con implicita l’idea della “perfezione degli inizi”, alimentata dal ricordo immaginario del “Paradiso perduto”, di una beatitudine che precedeva l’attuale condizione umana.
Wagner ha voluto riproporre, a coloro che sono pronti per riceverle, le radici della filosofia dell’essere contro l’avere, della saggezza contro l’incoscienza del sonno collettivo, di un mondo di uomini contrapposto ad un mondo di mercanti.
Nel suo impeto sincretista aveva cercato di rintracciare, anche in una non-religione, una tradizione propensa ad accogliere ancora oggi gli elementi misterici di cui l’uomo è circondato: il mondo trascendente degli Eroi e degli Antenati mitici, accessibile per l’uomo arcaico proprio perché non accettava l’irreversibilità del Tempo, la quale viene recuperata dal “rituale” che abolisce il Tempo cronologico e profano, permettendo ai partecipanti al rito di ripercorrere le imprese memorabili che gli Dei hanno compiuto in illo tempore.

lunedì 4 luglio 2016

Regia Marina e Massoneria

di Marco Rocchi



In questo saggio storico molto equilibrato - redatto dall'Ammiraglio Renato Battista La Racine - viene affrontato il rapporto tra la Regia Marina e la Massoneria nel periodo che va dall'Unità d'Italia alla Liberazione:

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venerdì 1 luglio 2016

Basilide. Il Seme che Creò l’Universo

di Filippo Goti




1. Breve biografia

Basilide è nativo di Alessandria di Egitto, dove ha raggiunto la massima notorietà fra il 120 d.c. e il 140 d.c. in corrispondenza degli Imperatori Adriano e Antonio. E' considerato uno dei massimi padri dello Gnosticismo e su testimonianza di Epifanio  sappiamo che la sua dottrina si propagò in tutto l'Egitto, diffondendosi, tramite i suoi discepoli, nel mondo ellenico dell'Impero Romano. Notizie certe ed estese sulla vita di Basilide non vi sono, eccetto quelle derivanti dagli scritti, spesso contrastanti, dei primi eresiologi. Il già citato Epifanio di Salamina afferma che Basilide fu discepolo di Menandro ad Antiochia di Siria, suggerendone quindi una natalità siriana e solo successivamente, trasferendosi ad Alessandria d'Egitto, fondò una propria scuola filosofica. Diversamente Eusebio  e Teodorete  sostengono che la sua patria fosse Alessandria di Egitto. Ancora lo si vorrebbe studente assieme ad un certo Galuco, che professava, di essere stato iniziato ai misteri del Cristo direttamente da San Pietro. Ciò che sicuramente sappiamo è che ebbe un figlio di nome Isidoro, che continuò l'insegnamento paterno.
Pare, così come Pitagora, che Basilide imponesse ai suoi discepoli un voto di raccoglimento e di silenzio dalla durata di cinque anni. Attraverso tale voto, o sigillo, il discepolo doveva pervenire a una sorta di chiusura filosofica in se stesso, attraverso cui acquisire una nuova consapevolezza dei rapporti che legano l’uomo all’universo.
 I Padri della Chiesa lo accusarono di essere suggeritore di apostasia (abbandono della religione cristiana, a favore del politeismo tradizionale), in un periodo in cui era ancora forte la persecuzione religiosa ai danni dei cristiani. In pratica ritenevano che l’insegnamento di Basilide fosse un sistema che coniugava alcuni elementi formalmente cristiani, ma che sostanzialmente avesse una strutturazione pagana. In modo tale da preservare se stesso, e i suoi discepoli, dalle periodiche repressioni religiose che subivano le nascenti comunità cristiane.
Prima di procedere oltre è bene ricordare che Gorge Robert Stow Mead, studioso di religione e spiritualità, nel suo libro lo “Gnosticismo e Cristianesimo delle Origini”, collocò Basilide e il suo insegnamento nel capitolo “La Gnosi Secondo i Suoi Nemici”. Questo perché di Basilide, così come di altri maestri dello gnosticismo, non abbiamo fonte diretta, essendo tutti i suoi scritti andati perduti, ad eccezione fatta delle polemiche nei suoi confronti poste in essere dagli eresiologi.


2. La dottrina di Basilide in Ireneo 

Ireneo ci riporta come la dottrina di Basilide è emanazionistica, e presupponga quindi che da un Punto di Origine Ineffabile e Sconosciuto, dal nome mistico di Abraxas, (In virtù di una non chiarezza delle fonti pervenutaci, altri vorrebbero che Abraxas fosse il "duce" supremo dei 365 cieli) sia nata Nun o Nous (Mente). Da Nun ha preso sostanza il Logos (Verbo) e a seguire Phronesis (Prudenza). Dalla prima triade manifesta è stata emanata una coppia di eoni: Sophia (Saggezza) e Dynamis (Forza). Da questi sono poi stati emanati le Virtù, i Principati, gli Angeli Primi (i costruttori del primo cielo) e in seguito gli altri 365 cieli (uno per i giorni dell'anno). Gli angeli dell'ultimo cielo, che contiene l’intera manifestazione, si divisero il dominio dei popoli della terra. Uno di questi angeli sovrastava tutti gli altri per potenza e forza; era l’angelo che governava il popolo ebraico: il Dio dell’Antico Testamento (יﬣוﬣ). Quest’angelo, animato dal desiderio di conquista, volle così sottomettere tutte le genti del mondo al proprio potere e al popolo a lui devoto. Tale azione mosse l'opposizione di tutti gli altri Domini, da cui derivò perenne agitazione, guerra e confusione. Il Padre Ineffabile per sanare la situazione decise di inviare l'eone Nous (Cristo) sulla Terra. Compito del Cristo, nel sistema di Basilide, era quello di liberare coloro (gli gnostici) che non si erano sottomessi spiritualmente al Dio dell’Antico Testamento.

Essendo il Cristo di Basilide un Eone, un essere spirituale, non poteva essere sottomesso alla legge della materia e della carne. Secondo questa considerazione Basilide elaborò una delle prime forme di docetismo (la doppia natura di Gesù Cristo), asserendo che Egli non fu messo in croce e non patì la passione; pene che invece furono sopportate da Simone Cireneo (Matteo 27:32).  Il Cristo facendosi beffa dei suoi persecutori, e degli angeli di  יּﬣוﬣ, compiuta la missione redentrice ritornò alla dimora del Padre. Per Basilide coloro che credono nella passione e nella morte in Croce, sono essi stessi servi di יּﬣוﬣ e di coloro che racchiusero le anime nei corpi fisici, mentre chi nega la passione e la morte in Croce del Cristo possiede ha ottenuto il sigillo della conoscenza del vero Padre Celeste.


3. Dal Non Essere all'Essere

Quanto sopra attribuito a Basilide emerge dagli scritti dell’eresiologo Ireneo, vediamo adesso quanto della filosofia del Maestro Gnostico è riportata da Ippolito.  Questo eresiologo in Confutazioni (VII 20-7) pone la gnosi di Basilide in raffronto con il pensiero filosofico di Aristotele.  All'inizio, prima del tempo e dello spazio, non esisteva che il Nulla, allora il «Dio che non esisteva» (ouk on theos: il Dio Inesistente), per Aristotele "Pensato di Pensiero" (noeseos tes noesis), decise di creare il cosmo. A differenze del Dio dell'Antico Testamento non crea le cose a una a una, ma emette un seme che contiene il Tutto. Questo è il Seme del Mondo (Panspermia). Ecco quindi che dal Non Esistente, il Dio Non Ente diede vita al Non Seme che conteneva il tutto. Tali locuzioni stanno a indicare l'impossibilità logica e dialettica di cogliere questi passaggi e movimenti metafisici.
Ancora Ippolito riporta quanto segue: «Ci fu un tempo in cui nulla esisteva, non la sostanza, non la forma, non l'accidente, non il semplice, non il composto, non l'inconoscibile, non l'invisibile, non l'uomo, non l'angelo, non Dio, né alcuna di quelle cose, che sono indicate con nomi; e che sono percepite sia dalla mente, sia dalle facoltà sensitive; Iddio non ente (che Aristotele chiama pensiero del pensiero, e questi eretici non Ente) senza riflessione, senza percezione, senza proposito, senza programma, senza passione, senza cupidigia, volle creare il mondo. Dico volle, tanto per esprimermi; perchè non aveva volontà, né idee, né percezioni; e per mondo, non intendo quello attuale, sorto per estensione e scissione, bensì il seme del mondo. Il seme del mondo, comprendeva in sè, come il grano di senapa, tutte le cose, sorte poi per evoluzione, come le radici, i rami, le foglie, sorgono dal grano della pianta. Era questo il seme che racchiude in sè i semi universali, e che Aristotele indica come il genere suddiviso in infinite specie...».
Basilide spiega il passare dal Non Essere Primordiale all'Essere della manifestazione, attraverso la lenta germinazione del seme spirituale. Una germinazione causata dalla triplice natura del seme universale, consunstanziale al Padre Ineffabile ma da esso separato. Questo seme aveva una filiazione sottile che appena maturata salì immediatamente al Non Essere. Un'altra filiazione era composita e quindi impura. Essa tentò di salire al Non Ente ma non vi riuscì con le sole forze che le erano proprie. Essa maturò ed armandosi di Spirito Santo, come di ali, salì al Non Ente, ma a questo punto lo Spirito Santo non consunstanziale al Padre ne rimase escluso, sospeso fra il mondo inferiore, e la soglia paterna. La terza filiazione era invece grossolana e bisognosa di purificazione e rettificazione, rimase quindi dispersa fra i germi cosmici generici. Durante un numero infinito di Eoni, il firmamento (impregnato dallo Spirito Santo) si squarciò dando vita al Grande Arconte, il Dio degli Ebrei, che per un numero imprecisato di cicli cosmici rimase in solitudine, fino a dimenticare la radice della propria esistenza; giungendo a credersi l'Unico Supremo fra gli Esseri.
Il Grande Arconte plasmando gli elementi che lo circondavano creò la manifestazione, che raccoglie la Natura e l'Uomo e tutti i cieli che sono compresi fra la terra e la soglia divina. Sempre dalla terza figliolanza, il Demiurgo plasma il primo Arconte, e lo pone su di un trono, da questi si generò un altro figlio, e via a seguire dando vita non ad uno schema emanazioni stico ma generazionistico. Quando però la terza filiazione arse dal desiderio di ricongiungersi al Non Ente, ecco che il Vangelo, nella forma del Cristo, discese nel mondo, pervadendo tutti i principati, le dominazioni, le potenze e i nomi di tutte le cose. Come un fuoco che arde ed illumina dal figlio del Demiurgo giunse la narrazione al Demiurgo, che scoprì quindi di non essere il Dio Unico che aveva proferito a Mosè: «Ego Deus Abraham et Isaac et Jacob et nomen Dei non indicavi bis».  Ecco quindi che la funzione redentrice del Cristo è quella di insegnare i misteri oltre la Soglia Terrena. La Gnosi discende dall'alto verso il basso, per permettere così, a coloro che la sapranno accogliere, l'ascesa dal basso verso l'alto. Conoscenza che nello gnosticismo assume forma e veicolo di salvezza: forma in quanto l’uomo di conoscenza è difforme antropologicamente e veicolo in quanto grazie ad essa può ricongiungersi alla Casa del Padre. Momento necessario ed indispensabile è la redenzione; la comprensione dell’errore attorno alla vera natura delle cose. Basilide quindi postula un movimento salvifico dall’altro verso il basso, e successivamente di reintegrazione dal basso verso l’alto. Tale dinamismo spirituale avrà termine solamente quando tutte le scintille saranno ricongiunte al Padre oltre la Soglia, e il mondo semplicemente terminerà di essere in quanto non più animato dal pneuma.


4. I due Sistemi e una possibile spiegazione

Quanto sopra indicato nei precedenti paragrafi è la narrazione del sistema basilidiano da parte degli eresiologi Ireneo ed Ippolito. Indubbiamente ci troviamo innanzi a due sistemi difficilmente compatibili. Abbiamo visto Ireneo che mostra un Basilide dualista e docetista, mentre Ippolito tratteggia un Basilide quasi Panteista. È utile indicare che tali contraddizioni si riscontrano spesso leggendo gli attacchi dei padri della chiesa verso le cosiddette eresie. Ciò dipende sia dalla frammentazione delle fonti a loro disposizione e sia dalla veridicità delle loro asserzioni e del pubblico a cui erano rivolte.
Seppur riportati a grandi linee, lasciando ad altre fonti maggior dettaglio, questi sistemi sono fra loro difficilmente conciliabili, sia per quanto concerne il moto di emanazione, che quello di ricomposizione, oltre al rapporto che lega il Demiurgo o Dio degli Ebrei alla manifestazione. Notiamo come il racconto di Ippolito sia più ampio e dettagliato di Ireneo, ad indicare che i due polemisti hanno attinto da fonti diversi. La ragionevole spiegazione a tali differenze è che in realtà i due padri della Chiesa narrano di due sistemi diversi afferenti l'uno a Basilide e l'altro ad un suo allievo di formazione aristotelica. Del resto caratteristica delle scuole gnostiche era che quando l’allievo raggiungeva la maestria, fondava una propria scuola disgiunta e difforme da quella in cui si era formato.
Ad essi si aggiunge Clemente Alessandrino, che cerca di tracciare la valenza etica del sistema di Basilide. Il quale ci riporta come per Basilide la  fede, e il suo strumento la preghiera, erano fondamento della salvezza; ma la vera fede non era cieca sottomissione, ma anzi una rivelazione superiore insita in alcune anime e giunta loro prima dell'unione con il corpo fisico.  È l'arrivo del Salvatore e della Narrazione che innesca questa forza latente, quasi dimenticata, e mette in moto il processo di salvezza. La fede e il peccato, secondo Basilide, sono insiti nell'uomo, e non sono dovuti tanto all'uso o all’abuso del libero arbitrio quanto piuttosto all’originale preesistenza frutto del movimento emanativo, che dalle sfere spirituali si è protratto fino a quelle grossolane.
I Padri della Chiesa narrano come i basilidiani fossero licenziosi nei costumi, depravati moralmente e scandalosi intellettualmente. Ciò in virtù della loro convinzione che sussisteva una preesistenza e persistenza della rivelazione redentrice in pochi, e che quindi essa fosse disgiunta da ogni condotta morale o socialmente accettabile. A prescindere da tale lettura, a mio avviso legata solamente alla polemica, è utile porre l’accento come la filosofia di Basilide s’inserisce a pieno titolo in un solco tradizionale attorno alla dialettica che lega l'Essere e il Non Essere, il reale e l'irreale e il dualismo che deriva dalla contrapposizione fra conoscenza e ignoranza. Temi questi che ritroviamo nelle filosofie orientali, e che dimostrano la fondamentale importanza dello gnosticismo. Il quale rappresenta uno scrigno filosofico, rituale e operativo ricco di gemme preziose per l’audace cultore.