venerdì 30 ottobre 2015

L'Abbazia di Alet Les Bain

di Valentina Marelli



Correva l’anno 813 e il conte di Razes decide di fondare l’Abbazia di Santa Maria di Alet, sotto la guida di Papa Leone III.

Ci siamo imbattuti in questo luogo decadente ma dalla bellezza straordinaria mentre ci recavamo alla più famosa Rennes le Chateaux, qualcuno ci aveva detto che nel cimitero del paesino erano presenti lapidi con simboli che richiamavano la massoneria, bhe fatto sta che il cimitero non lo abbiamo trovato, ma quando abbiamo visto l’abbazia non abbiamo resistito.
Ora dell’antico edificio restano solo i ruderi decadenti, ma è palpabile la strana sensazione di essere accompagnati nella visita dai personaggi che un tempo vi ci hanno vissuto le vicende controverse che andremo a narrare.

Il Conte di Razes, Bera, ansioso di controllare la sua contea, decide di creare una sede monastica e quindi costruisce e fonda l’abbazia. Padre Benoit di Saint-Hilaire fu il primo abate del famoso santuario. Fin dal suo esordio l’abbazia visse un periodo di agitazioni e di lotte tra i vari monasteri, compreso Lagrasse, tanto è vero che la lista degli abati rimase sconosciuta fino all’apoteosi del monastero del XII secolo.
Fu l’abate Raimond che, approfittando della fine del conflitto, ripristinerà le attività dell’abbazia, insieme a quelle dei monasteri vicini, tra le reliquie che furono “ritrovate”  fu vantato anche un frammento della vera croce di Cristo, e come c’era da immaginarsi questo portò un ingente numero di donazioni tanto che, con questa nuova ricchezza, Padre Pons Amiel inizierà la costruzione delle mura della città. Sembrava iniziare un periodo fiorente per questo luogo sacro costruito in una zona già importante ed energetica sin dall’antichità, tuttavia questa ripresa è ancora segnata da un episodio sanguinoso, nel 1197 l’abate di S. Policarpo, S. Bernardo di Ironwood viene eletto abate di Alet ma questa scelta è aspramente contestata da Bertrand de Saissac.
Dopo aver imprigionato l’abate e fatta una nuova elezione presieduta dal corpo del defunto abate Pons Amiel, che per l’occasione fu vestito di tutto punto e posizionato sulla sedia abbaziale, l’abate Boson viene posto a capo del monastero. Scelta che si rivelerà alquanto fallimentare. E vista la cerimonia a dir poco macabra dell’elezione, cominciò nel volgo a serpeggiare una nefasta profezia che vedeva Boson fautore della rovina del monastero.
La rovina dell’abbazia si avvera a causa delle spese di Padre Boson, in cerca di protezione a pagamento, a causa della confisca dei beni durante le Crociate.
Bisognerà attendere il 1318 affinché si vedesse una ripresa del monastero,  con l’elezione di Alet, preferito a Limoux a seguito delle petizioni dei domenicani, che percependo un reddito dai suoi possedimenti non hanno visto di buon occhio l’elezione dello stesso.
In questo modo l’abbazia diventa Cattedrale e Bartolomeo fu di conseguenza l’ultimo abate e primo vescovo, i vescovi a venire trasformeranno la vecchia abbazia romanica in una grande cattedrale gotica.

Le guerre di religione inaugurano un nuovo periodo molto travagliato: nel 1575 gli ugonotti assediano la città, nel 1577, i protestanti distrussero le statue e gli altari, nel 1583 venne l’era dei cattolici ma oramai la cattedrale era già irrimediabilmente rovinata. Per ovviare a questi problemi strutturali viene costruita una chiesa provvisoria nell’ala est del monastero, questo luogo di culto diventa definitivo con il nome di Cattedrale di San Benedetto.
Nel XVII secolo, precisamente nel 1637, Nicolas Pavillon è nominato vescovo di Alet, si dedicherà all’educazione dei suoi sacerdoti, delle ragazze meno abbienti, creando in tal modo una comunità di reggenti e un seminario. Nel 1662 farà costruire un ponte sul fiume Aude che faciliterà l’accesso alla città, muore nel 1677 e viene sepolto nel cimitero parrocchiale di Alet.

Di diversa natura è invece il suo successore, Charles del Chanterac Cropte, l’ultimo vescovo, che autorizzerà la vendita di un lembo di terra dove sorgeva l’abside gotica, per costruire la nuova strada. Il risultato è la rimozione di alcune cappelle. Oramai il decadimento era in fase di caduta libera, con la Rivoluzione la diocesi di Alet è smembrata, le trasformazioni e la distruzione del monumento accelerano in maniera irreversibile e rapidissima.
Nel 1840 Prosper Merimee, ispettore generale dei monumenti storici propose, in vano, la classificazione delle vestigia di Alet come monumento storico. Bisognerà attendere il 1889 perché il sito venga dotato di tale protezione ma è solo a partire dal XX secolo che verranno adottate le prime misure per la salvaguardia strutturale del sito.

Questa che via abbiamo narrato è una storia tragica che raramente si incontra quando si parla di siti sacri, ed il rudere che si può visitare porta visibili le ferite della sua storia travagliata. È strano come una sorte simile sia capitata alla vicina chiesa di Maria Maddalena di Rennes, tanto conosciuta e meta di milioni di pellegrini ogni anno. Oggi dei fasti vissuti dal famigerato abate Saunier non resta più nulla Villa Betania e la sua biblioteca sono oramai vuote. ma questa è un’altra storia che racconteremo un’altra volta.

Il Sommo Sacerdote  del Rito di York Tiziano Busca

Ernesto Nathan e l’attualità di un ideale, tra cultura, politica e (libero) pensiero




Questo il titolo della conferenza di presentazione organizzata dallo IEN, ovvero l’Istituto Ernesto Nathan con sede a Roma e Cassino, che avrà luogo oggi alle ore 18 nella Città Martire, presso la Sala Restagno, nel Municipio di Piazza De Gasperi. Dopo i saluti del Presidente dello IEN, Prof. Alessandro Minci, sarà il Direttore Scientifico dell’Istituto, Prof. Giovanni Curtis a introdurre e a fungere da moderatore. Si accennerà alla figura storica di Nathan e del perché si sia scelto d’intitolare ad egli l’Associazione. Lo IEN ha come scopo quello di farsi promotore d’attività culturali volte a rileggere i fatti economici, sociali e culturali del presente da una prospettiva peculiare, quella di una via 'terza' rispetto alle culture dominanti il presente e il recente passato italiano. Dunque l’idea non è quella di fare di Nathan un 'monumento', una figura statica da rievocare guardando unicamente al passato, ma di servirsi del suo insegnamento per interpretare il presente.
Ai relatori l’Avv. Riccardo Scarpa, Vice Presidente della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo e al Dott. Massimo Scioscioli, già Tesoriere della Camera dei Deputati e ora saggista e Presidente della sezione romana dell’Associazione Mazziniana Italiana, il compito di rievocare la figura di Ernesto Nathan e l’ambito storico da cui nasce il suo impegno socio-politico, di sindaco di Roma e di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia. I suoi ideali di modernità laica derivano dall’insegnamento del repubblicanesimo che affonda le sue radici nel Risorgimento italiano, ideali che, come si vedrà nel corso dell’incontro, hanno una forte valenza anche nella contemporaneità.
Porteranno inoltre i propri saluti e quelli dell’istituzione che rappresentano, il giornalista Dott. Erasmo Di Vito, Vice Presidente del Circolo della Stampa di Frosinone e il Prof. Franco Tamassia, Direttore Istituto Internazionale di Studi Giuseppe Garibaldi, già docente dell’ateneo Cassinate.

giovedì 29 ottobre 2015

Che cos'è la Qabalah. E che cosa, soprattutto, non è

di Federico Pignatelli



Sentiamo spesso parlare di Qabalah e dei suoi rapporti con il simbolismo massonico. Ma che cosa è la Qabalah?

Parole spesso utilizzate a sproposito, o con significato assai lontano da quello che correntemente posseggono.

Che la Qabalah non sia una via fideista, è confermato dalle stesse modalità con cui questa disciplina indaga la dicotomia che emerge tra la formulazione di un Assoluto, o più esattamente la formulazione di un deus absconditus e il relativo, ovvero la manifestazione. Il suo procedere all’indagine è documentato tramite atti intellettivi certi e non per fede o sentimento.

Per quanto concerne il contenuto mistico che gli si attribuisce conveniamo con tale conferimento ma con il senso che dà alla parola 'mistica' Tommaso d’Aquino nella sua «Summa Theologiae», ossia  “cognito Dei experimentalis”, ovvero una conoscenza sperimentale di Dio, acquisita attraverso una esperienza viva.

Non suoni come contraddizione, noi siamo convinti che la mistica non abbia alcunché di religioso. La natura principale di una religione, dice Gershom Scholem, è quello di strappare l’uomo dallo stadio del sogno di quella unità di uomo, mondo e Dio.

Nel far ciò apre violentemente quell’assoluto e immenso abisso nel quale Dio si contrappone alla creatura finita; tanto da spingere il mistico a chiedersi: «Se Dio è Dio e io sono io, Dio è veramente Dio? (Sinesius)». La religione, spingendo l’uomo alla presa di coscienza di una dualità irreversibile negherebbe, di fatto, qualsiasi possibilità di esistenza della mistica.  E quando la religione riceverà nella storia la sua espressione classica, con una comunità e con un determinato credo, non potrà impedire l’insorgere di nuovi genuini impulsi religiosi, che minacceranno di mettersi in contrasto con i suoi valori tradizionali, e non credo necessario aggiungere nulla di più sui motivi che tanto spesso hanno trasformato i mistici in eretici.

La mistica, quindi, sembrerebbe emergere quale tentativo di ristabilire su di una nuova base l’ 'Unità' distrutta dalla religione.
Proprio come la Qabalah abbandonando il fondamento personalistico del “Dio vivente”, il concetto biblico di Dio, andrà alla ricerca di quel deus absconditus (En-Soph), spingendosi fino alla violenta rottura eretica determinante un autentico dualismo tra En-Soph e il Dio creatore.

La Qabalah cercherà, in ogni caso, di mantenere il contatto con il Dio vivente della Bibbia,  ma nello stesso tempo non rinuncerà a quell’altro Dio, quello nascosto che riposa nelle profondità del suo Nulla (‘imqé ha-‘àyin). Ecco uno dei motivi per cui la Qabalah venne guardata con poca simpatia dai dotti ebrei dei secoli scorsi, giacché sembrava contraddire le idee e quel modo di vedere che essi speravano di far dominare nell’ebraismo. Fu questa però una ostilità che li allontanò, pur legittimi custodi, da una Tradizione secolare, di cui si impadronì invece una ciurma di visionari e cialtroni che la rivestì di idee stravaganti e fantasiose sostenute come vera Qabalah.

mercoledì 28 ottobre 2015

Lutto nel Rito di York

È scomparso Vincenzo Billotta, padre del carissimo compagno Gran Sacerdote Mimmo che, infaticabile, accompagna tutti gli sforzi e le iniziative del Rito di York. Il dolore è specchio della gioia ed anche fonte di reazione a continuare un percorso che Mimmo da Maestro quale è ben conosce e insegna. Tutti i fratelli del Rito di York gli sono affettuosamente vicini in questo momento non solo  per consolarlo ma anche per trovare in  lui la forza e la ragione, scolpita nella pietra dei liberi maestri dell'arco reale, per proseguire il lavoro di elevazione affinché  attraversare il velo sia il ritorno alla luce per tutti i maestri.

Tiziano Busca, Sommo Sacerdote Gran Capitolo Arco Reale
Mario Pieraccioli, Gran Maestro Massoni Criptici
Giovanni Pascale, Gran Commendatore Commenda Templare

Che cos'è l'amore?

di Quirino Tirelli




L'amore è procreazione nel bello.
Il fuoco sacro che ci porta ad infiammarci in ogni atto creativo. Esso è quindi l'emblema del lavoro e, come tale, simbolo di tutte le corporazioni operative e speculative. Amore come atto evolutivo ed involutivo, come motore inesauribile dell'eterno ciclo universale. Alto e basso, positivo e negativo esso vive di opposti. È il bianco e il nero, figlio di ingegno e povertà. È l'essenza, il Tao.
Può essere l'Amore bello? Può essere l'amore Giusto?  Può essere l'Amore Eterno? L'Amore non è bello, esso è sacrificio, abnegazione, fatica che, per forza di cose, richiede una costante energia generatrice. Amore logorante, sfiancante, corroborante. Richiede un continuo stato stazionario che assorbe tutte le energie vitali. L'Amore non è Giusto. Esso trascende, per sua natura, il concetto di Giustizia. In esso Giustizia ed Ingiustizia riescono a trovare una sintesi e un'antitesi.
L'Amore è Eterno, Immortale ma al contempo  è Mortale. Vive in eterno la sua mortalità.  È proprio questa la sua pena, il suo dramma.  L'amore è un parassita! Poiché necessita di tutte le nostre energie vitali esso è come un cancro che, se non controllato, ci porta all'autodistruzione. Come un cancro devono esserci delle forze regolatrici ferree che lo regolano.  Come nel rapporto di fine regolazione tra oncogeni e oncosoppressori, l'Amore ha bisogno di Paura come la vita ha bisogno di morte. Non può esserci vita senza morte, non può esserci Amore senza Paura.
Amore è l'abisso sul cui orlo ci aggiriamo erranti nel nostro peregrinare.  Solo i Folli, rompendo gli indugi, potranno un giorno buttarcisi.  Solo i Folli non lo temono. Ma questo allora vuol dire che siamo tutti Folli? Questo vuol dire che chi ama non teme nulla? Poiché noi tutti lo agogniamo, lo desideriamo e, quando manca, lo cerchiamo.
O forse è l'Amore stesso ad essere folle? Il prezzo da pagare per essere iniziato ai suoi misteri è enorme e presuppone il superamento di pesanti prove iniziatiche. Solo dopo averle superate, però,  si può essere ammessi a contemplare la Luce eterna che illumina il nostro desiderio insaziabile ed inesauribile.

I Templari in architettura

Giovanni Pascale

La Gran Commenda dei Cavalieri Templari d'Italia del Rito di York, su iniziativa della Commenda San Michele di Firenze, ha dato il proprio patrocinio culturale ad un seminario avente come tema l'Architettura Templare e rivolto principalmente agli Architetti, ai quali la partecipazione poterà anche un punteggio valido ai fini dell'obbligo della formazione continua.
Dopo il saluto del Gran Commendatore Giovanni Pascale, si entrerà nel merito, con riferimenti storici e analisi delle strutture fortificate dei templari, con le relative tecniche di costruzione (e dunque di restauro). La docenza è affidata a Nicoletta Maioli, esperta di architettura fortificata e Paolo Boschi, esperto in tecniche di comunicazione. È prevista la partecipazione di Mario Pagni, esperto di architettura templare e giardini esoterici. Il tutto a Firenze, l'intera giornata dell'11 dicembre all'Hotel Mediterraneo, in Lungarno del Tempio 44.


Averroè, un filosofo all'indice



«Con Averroè, scrive Hans Küng, l’Islam ha preso congedo dalla filosofia e quindi dall’autonomia della scienza profana la cui autoaffermazione è stata possibile invece nel mondo cristiano». Conoscere la vicenda umana e intellettuale di questo grande filosofo è, dunque, essenziale per fare capire non solo gli enormi ritardi del mondo islamico rispetto all’Occidente ma anche le sue difficoltà a confrontarsi col tempo presente. Di questo personaggio del XII secolo, che ha influenzato in modo determinante la storia culturale non solo del tempo in cui visse e che Borges ha definito metafora dell’ansia del sapere, si conosce però ben poco anche perché sono pervenuti fino ai nostri giorni pochi frammenti di memoria, alcuni perfino frutto di fantasiose ricostruzioni giocate sul filo di amore e odio, che rendono ardua la ricostruzione di corretto profilo biografico. La ricomposizione di questi frammenti, necessaria per ricostruire la storia della vita di Averroè, è lo sforzo che sottende la redazione dello studio di Pasquale Hamel, edito della Tipheret.

martedì 27 ottobre 2015

Diario di un Viaggio Iniziatico. Il Sommo Sacerdote Tiziano Busca in Francia nei luoghi della Maddalena

di Valentina Marelli

 La Torre Magdala - Rennes le Chateaux


Un Viaggio Iniziatico è un percorso sospeso tra Fede e Ragione, tra Mito e Conoscenza, tra Intelletto e Cuore; è il luogo nel quale ci si mette in gioco, ma lo si fa da soli, così come da soli lo si affrontra. Un Viaggio Iniziatico è il luogo della Scelta, perchè a tutti noi, ad un certo punto, viene chiesto di scegliere chi e cosa vogliamo essere; ed è questa scelta che determina le nostre azioni quotidiane ed i valori con i quali ci rapportiamo con gli altri nel mondo.

L'iniziazione altro non è che un continuo confrontarsi, prima di tutto con se stessi e immediatamente dopo con gli altri, è un processo infinito e costante.

Questi Luoghi sono i Luoghi del Sacro ed appartengono a quell'Universo in cui le categorie dello Spazio/Tempo si annullano facilitando in tal modo il contatto con il Divino, inteso come quella particella di Divino che ogni uomo possiede dentro se stesso. 

Il Sommo Sacerdote alla Saint Baume scrive le sue impressioni

Il messaggio

Tiziano Busca con Davide Bertola alla Saint Baume

Busca e Bertola alla Tomba di Maria Maddalena

Ancora la Tomba di Maria Maddalena a Saint Maximin

Tiziano Busca al Saint Pilon

A Beziers trova, accanto ai sicli dei Compagnon, la scritta Saint Clair

Il Sommo Sacerdote a Rennes le Chateau

Busca e Betola a Rennes le Chateau

La Tomba dell'abate Saunier

Tiziano Busca e Davide Bertola nello studio di Saunier

Le Parole del Sommo Sacerdote

Tiziano Busca, Davide Bertola e la Pietra del Cavaliere

Nella Cripta della Cattedrale di Marsiglia



Nasce il Capitolo dell'Arco Reale "Knight of Heredom" di Cagliari



Prende vita a Cagliari un nuovo Capitolo dei Liberi Muratori dell’Arco Reale, dal titolo distintivo “Knight of Heredom n°85”.

Il Sommo Sacerdote del Gran Capitolo Generale d’Italia, l’Ecc.mo Compagno Tiziano Busca, con suo Decreto, ha costituito in un Capitolo dell’Arco Reale 15 Compagni provenienti dal Capitolo Libertas Cepola n° 75 di Quartu Sant’Elena.

I Compagni fondatori del Capitolo, tutti Maestri Muratori della Loggia Heredom 1224, Emulation Lodge di Cagliari, hanno inteso attribuire al Capitolo il nome di “Knight of Heredom”, ossia il Cavaliere che proviene da Heredom, per rappresentare il naturale percorso liberomuratorio, tradizionale dei paesi anglosassoni, che prevede, dopo il passaggio nei gradi azzurri del Craft, il perfezionamento del grado di Maestro Muratore, ossia l’Arco Reale, e quindi l’Ordine cavalleresco dei Cavalieri Templari.

Nei paesi anglosassoni ogni Loggia di Liberi Muratori possiede un suo Capitolo, da cui prende il nome, per consentire ai propri Maestri Muratori di concludere un percorso che, altrimenti, risulterebbe incompleto.

Ed è per questo che la scelta del Nome e dello Stemma del Capitolo Knight of Heredom non sono affatto casuali: essi si richiamano alla Loggia di provenienza dei Compagni, e derivano da ragioni storiche, tradizionali e simboliche a loro assai care.

Il termine “Heredom” ci riporta idealmente al XII secolo, al tempo del regno di Davide I, re degli Scozzesi, quando si sarebbe originata la tradizione del Royal Order of Scotland (Ordine Reale di Scozia), forse il più antico ed alto Ordine Massonico.

Al termine “Heredom” si possono ascrivere ben quattro diverse valenze:
Quella di eredità templare, per cui sarebbe la deformazione di “heirdom”, formata da “heir” (erede) e dal suffisso “dom”. Quindi Heredom significherebbe l’infusione e la congiunzione della tradizione templare in quella della Massoneria. A supporto di tale leggendaria ascendenza si adduce la data di fondazione dell’Ordine Reale di Scozia, ossia il 1314, coincidente con l’eclissi storica templare;
Quella di qualifica muratoria, per cui “Heredom” sarebbe la deformazione di “harodim”, temine ebraico che nell’Antico Testamento (Libro dei Re 5, 15-16 e Cronache 11, 18) designa i capi degli operai del Tempio di Salomone;
Quella di casa o luogo santo: in tal caso “Heredom” viene ricondotto al greco “hieros” (sacro) e “domo” (casa), fenomenologicamente omologato alla “Casa dello Spirito Santo”;
Quella di montagna sacra, per cui “Heredom” sarebbe una vetta ubicata in Scozia, ai piedi della quale si sarebbero rifugiati i Cavalieri Templari sfuggiti alla persecuzione francese, prima di fondare con il re Robert Bruce, la Loggia Madre di Kilwinning, la più antica Loggia massonica conosciuta al mondo.
Lo stemma del Capitolo raffigura un elmo di cavaliere con croce templare che sovrasta uno scudo bianco. In esso sono presenti la Triplice Tau, simbolo dell’Arco Reale, racchiusa nel Sigillo di Salomone, ed ai lati i simboli della Massoneria del Marchio e dell’Ordine del Tempio.

lunedì 26 ottobre 2015

In cosa deve credere un Massone?

di Diana Bacchiaz



II Massone vive nella più grande spiritualità e, dato per scontato che il libero muratore deve credere nell'esistenza di Dio come Grande Architetto dell'Universo, anche se mutevole è il suo nome a seconda del credo e della propria religione, invocandolo con questo termine, la Massoneria vi comprende la più intima sacralità della fede del singolo, e affratellandolo in un'unica concezione del Divino lo affratella ad ogni essere umano.
Se un massone segue una religione, ciò è considerato un fatto privato, ogni credo è accettato e rispettato, considerando che il termine religione deriva dal latino Religio e re-ligare, ossia legare, unire la molteplicità all'unità il microcosmo al macrocosmo, sta ad indicare quell'insieme di credenze e di culti, suscettibili d'essere tramite tra ogni esistenza singola o collettiva, con quello che è ritenuto un Essere ed un Ordine Superiore.
Ricordo ancora una volta il celebrato esempio del Fratello Kipling, il quale fu iniziato da un Venerabile Indù, fatto Compagno da un Venerabile Maomettano ed elevato al grado di Maestro da un Venerabile Anglicano con un fratello Oratore Ebreo.
In questo percorso c'è tutta l'Universalità e la Tolleranza della Massoneria ed è appunto questa ricchezza universalistica quella che porta uomini di diversa estrazione, pensiero e origini a sentirsi e riconoscersi come fratelli. Cogliere l'aspetto della fratellanza nel giusto significato e nella giusta dimensione ha un valore essenziale per un Massone, che percorre, dal momento della sua iniziazione, un'ininterrotta via verso il vero, verso la Gnosi suprema.
Il Massone può porsi giustamente – dopo aver passato i primi gradini della propria introspezione e del proprio desiderio e tendenza a modificarsi in meglio - un'altra domanda. «A cosa tendo?». La fratellanza massonica non si muove e non va verso alcuna dottrina, verso alcuna credenza fideistica. Ciascuno collabora invece alla costruzione del Tempio. Questo è il motivo per cui nella ritualità massonica non vi sono distinzioni di religione, di razza, ceto, ideologia.

I rituali massonici non indulgono alla pompa o alla sontuosità, sono essenziali e simbolici, non parlano all'Io razionale ma all'inconscio, in modo che ciascuno riceva uno stimolo d'Ascesi e di Crescita, e che la mente sia volta al Divino nel rispetto della propria individualità, rimanendo un Libero pensatore e nel rispetto dei Liberi pensatori.
La ricerca materiale del benessere ha fatto perdere di vista all'uomo la sua più complessa natura, che non è solo fisica o emozionale. La Massoneria rappresenta certamente la più bella via attraverso cui una personalità Laica (e per laica intendo libera) che rifugga il dogma, può appagare il suo naturale bisogno di Spiritualità. La via massonica è una via spirituale particolare in cui, nel momento stesso in cui si rivolge allo spirito, esalta la Ragione. Ed ecco che, al degrado morale, all'egoismo, la Massoneria contrappone la luce della via iniziatica, che affratella gli uomini e li spinge a nobili propositi.
Liberato dai bagagli della vita materiale, nel silenzio dei templi il Massone deve sentire il prepotente desiderio di una disciplina idealistica che possa irrobustire la sua personalità, possa elevare il suo spirito sorretto da un'incrollabile volontà di andare avanti nella Conoscenza.
Occorre avere una coscienza che sente il profondo desiderio di estrinsecarsi avversando il male, occorre sentirsi liberi da servitù e pregiudizi, occorre essere tolleranti e mai ipocriti.
Dalla Loggia in cui il Massone ritempra le proprie forze ed attinge a nuove, per proseguire nella strada iniziata, egli deve apprendere che non è sufficiente "lavorare su se stessi", perché la Massoneria richiede ai suoi Membri non solo il realizzarsi della propria ricostruzione, ma la partecipazione, in qualità di Massone alla Costruzione della società alla quale appartengono gli affiliati, realizzando così il Tempio dell'Umanità intera.

In un libro l'insegnamento di Ivan Mosca



Ivan Mosca è uno dei più grandi Maestri del Novecento e questa di Tipheret è una pregevole iniziativa culturale. Il lavoro che è stato fatto in questo volume è consistito nell’utilizzare come base i celebri Quaderni di simbologia muratoria per redigere un testo che affrontasse unitamente i vari argomenti dando loro un filo conduttore che portasse da cosa può intendersi per Massoneria a cosa rappresenta la Loggia; da cosa si intenda per Via iniziatica a come si intraprenda un Cammino; da come sia composto un Tempio a come si effettui una corretta ritualità. Per arrivare a questo risultato sono stati “mischiati” i Quaderni e, dove necessario, integrati con altre opere nelle quali Ivan Mosca affrontava, con maggiore chiarezza e maggiori dettagli, gli stessi argomenti. Il volume, a cura di Mauro Bonanno e Vittorio Vanni, si propone a tutti coloro che vogliono scoprire il mondo massonico e la sua ritualità, siano essi neofiti, Apprendisti o Maestri.

Rinato nella pietra. Successo per Marco Rocchi



«Rinato nella pietra» è un originale studio dell'iniziazione massonica sotto il profilo psicologico e antropologico. Marco Rocchi (Università di Urbino) ha proseguito un sentiero di approfondimento saggistico avviato anni fa dal Capitolo De Lantaarn del Rito di York, di cui è uno dei fondatori. La presentazione avvenuta qualche giorno fa a Pesaro ha visto la partecipazione di molta gente. L'obiettivo è quello di dimostrare che la Massoneria può essere la risposta alle emergenza spirituali del mondo moderno, con la sua coraggiosa e continua ricerca di senso che è sempre al tempo stesso un mettere in discussione gli idola dell'ovvio. 

Tempo di elezioni

di Almerindo Duranti


venerdì 23 ottobre 2015

La cattedrale di Anagni

di Valentina Marelli



Che Anagni fosse la Città dei Papi è fatto risaputo, è altrettanto risaputo che Anagni ha una Cattedrale di magnifica fattura che conserva un segreto di bellezza e sapienza. Questa Cattedrale, con la possente facciata romanica e il poderoso campanile alto ben 30 metri, sorge sul punto più alto della città. Venne costruita per volere di San Pietro da Salerno ed ultimata nel 1104 e dedicata e consacrata a Santa Maria Annunziata. Al di là di tutto l'aspetto architettonico in assoluto più bello è il pavimento in marmo policromo rimasto intatto al trascorrere dei secoli e all'uso. Nel pavimento, nascosti dai disegni geometrici, sono presenti simboli di natura gnostica, sigilli di Salomone e fiori della vita ad esempio, il cui messaggio non è mai stato decifrato; sì perché c'è chi sostiene che i simboli rappresentati nel pavimento non siano stati messi insieme  al fine esclusivamente di un risultato estetico, ma che nascondano un vero e proprio messaggio. Certo è di pavimenti simili e contemporanei ad Anagni se ne possono trovare, a Viterbo ad esempio, segno che il codice comunicativo era comune.

Ma come dicevamo la Cattedrale di Anagni conserva un antico tesoro, la sua cripta completamente affrescata e perfettamente conservata, è definita la Piccola Sistina Sotterranea. È emozionante scendere in questa cripta, con le sue tre navate absidate, per quel manto colorato che copre le sue pareti, una specie di immenso e affascinante codice miniato cristallizzato su volte e superfici, fissato in una eternità che non conosce appannamento nonostante le ferite del tempo. Studiosi di tutto il mondo hanno provato a decifrare l’immenso e misterioso codice creato da tre artisti differenti che con i loro pennelli hanno lavorato a questa opera per un periodo che oscilla tra il 1231 ed il 1255 anno della consacrazione ad opera di Alessandro IV.
Al di là della bellezza estetica e tecnica quello che sorprende maggiormente, e ricordiamoci che siamo nella città dei Papi, la culla del Cattolicesimo, bene, dicevamo che quello che sorprende di più è il costante dialogo tra scienza e fede che caratterizza tutti i dipinti in una visione laica degli infiniti campi della Creazione. Un dialogo che gli artisti hanno immaginato nell’indimenticabile incontro tra Ippocrate e Galeno, che rappresenta l’archetipo laico del passaggio sapienziale tra il Maestro ed il Discepolo.



Il certamente platonico diagramma sulla teoria degli elementi dipinto sul pilastro vicino, diagramma contenuto nel Timeo nel quale la teoria Platonica degli elementi in cui il Fuoco e la Terra sono gli estremi l'Aria e l'Acqua sono i medi; la Terra è significata dal cubo di 2, il Fuoco dal cubo di 3, e fra questi numeri sono inseriti due medi proporzionali rappresentanti l'Acqua e l'Aria, sì che VIII : XII = XVII : XXVII è la proporzione che avvince in un Tutto indissolubile l'universo. O meglio ancora come ha scritto Toesca: «La composizione armonica del mondo mediante l’unione proporzionale degli elementi».



Subito dopo abbiamo la trascrizione laica della genesi, in questo affresco del Microcosmo, che riassume in una perfetta cifra il cosmo intero, appare l’uomo che è nella sua stessa fisiologia parabola dell’universo. Qui viene schematicamente esposta la concezione che Ippocrate ebbe dell'uomo l'alternarsi dei quattro elementi con le loro qualità caldo freddo l'umido e il secco e i quattro umori sangue pituita bile nera e bile flava, ma comunque sempre: H.O.M.O. MIKROCOSMVS IDEST MINOR MVNDVS.



Quello che ci attende subito dopo è il ciclo della storia dell’Arca dell’Alleanza, qui il rimando al testo biblico è netto. Sfilano davanti a noi tutte quelle vicende che il testo sacro evoca: ecco i Filistei uccidere gli indegni figli del sacerdote Eli, Ofni e Finees, ecco l’Arca catturata dai nemici d’Israele, Eli che muore riverso a terra, ecco il pellegrinaggio dell’Arca ad Azoto, Gaza, Accaron, Ascalon seminando morte e terrore tra i Filistei, eccola ritornare su un carro trainato da giovenchi a Bet-Semes e così via.



Ed infine troviamo anche l’incontro tra Abramo e Melchisedec e ricordiamo le parole di Andrew Sinclair, parole che abbiamo già citato in merito alla Cattedrale di Reims:  «Questa raffigurazione del XIII secolo è insolita perché ritrae un cavaliere che riceve la comunione direttamente dal Re-Sacerdote senza l’apporto della Chiesa, un uso non ancora in auge all’epoca».



I tesori di Anagni non sono certamente finiti qui, e sicuramente questo è uno di quei luoghi che meritano di essere visitati.

Mauro Cascio ospite di Delta



Mauro Cascio, con un contributo sull’Ordine degli Eletti Cohen, è l’ospite del prossimo numero di Delta, in uscita la prossima settimana. La rivista, che esce in edicola con cadenza quadrimestrale, ospita dal 1972 articoli che riguardano la storia della Massoneria, e delle persone che l’hanno animata; cerca di portare il proprio contributo ai dibattiti su temi della vita della società civile ed ospita le riflessioni su temi ed argomenti dibattuti nelle Logge dell’Obbedienza a cui appartiene, la Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. Si avvale di collaborazioni di fratelli che fanno parte della Gran Loggia d’Italia e di eminenti studiosi di altre obbedienze (anche estere), come pure di personalità della cultura esterne alla Massoneria italiana primo fra tutti il Prof. Aldo Alessandro Mola il quale ufficialmente compare come Direttore Scientifico nell’ottobre del 1997 ma  firma il suo primo articolo nel 1985.

Anche se la storia della rivista è lunga più di un trentennio, e varie sono state le vesti tipografiche, i nomi e le persone che ne hanno assunta la direzione, c’è una cosa che non è mai cambiata: la volontà di mettere al servizio della cultura massonica tutte le forze che operano; volontà che nel corso degli anni è rimasta immutata nella qualità e, se possibile, aumentata nella quantità dei contributi che ha saputo portare..

giovedì 22 ottobre 2015

Edwin Buzz Aldrin e la Massoneria

di Marco Rocchi



Edwin Buzz Aldrin (1930-vivente), il secondo uomo a posare il piede sulla Luna, è Massone; il fatto è noto, ma di seguito proponiamo un documento fotografico in cui Aldrin, nel ritratto ufficiale dell'equipaggio dell'Apollo 11, porta al dito un anello con squadra e compasso.

Massoneria e cinema. Rassegna a Genova: dai Templari a Guerre Stellari



Lunedì 26 ottobre avrà inizio a Genova, presso il Cinema Ritz di Piazza Leopardi 6, la rassegna cinematografica dal titolo “Massoneria e immaginario cinematografico”, organizzata dal Collegio Ligure del Grande Oriente, curata dalla Commissione Cultura  e patrocinata dal Comune di Genova. La rassegna prevede la proiezione di sei film: Il Mistero dei Templari, Giordano Bruno, Indiana Jones e l’ultima Crociata, Sherlock Holmes soluzione 7%, Guerre Stellari e Matrix. Scopo della manifestazione è coinvolgere attraverso il cinema gli spettatori, trasmettendo loro una conoscenza più approfondita delle idee e degli ideali massonici scaturenti dalle tematiche dei film. La Massoneria e il Cinema sono infatti due ‘macchine per pensare’ che nella ricerca della verità, pur concedendo grande rilevanza al pensiero razionale, non trascurano il pensiero simbolico, veicolo di emozioni ed affetti con cui occorre sempre confrontarci per evitare di considerare il mondo come un evento di soli fatti e non ricco invece anche di realtà inesprimibili con la sola ragione.Primo appuntamento con “Il Mistero dei Templari” di Jon Turteltaub con Nicolas Cage, Diane Kruger, Justin Bartha e Jon Voight, film del 2004. L’ingresso è libero. La proiezione inizierà alle 20.30. Sarà preceduta da una breve introduzione e seguita da un approfondimento e un dibattito con il pubblico in sala.

Fonte: GOI.

«L’alambicco di Lev Tolstoj. Guerra e pace e la massoneria russa» di Raffaella Faggionato. Oggi la presentazione



Oggi a Roma, presso Casa Nathan, Centro Polifunzionale del Grande Oriente d’Italia, si terrà, dalle ore 18,  la presentazione del volume “L’alambicco di Lev Tolstoj. Guerra e pace e la massoneria russa” di Raffaella Faggionato (Viella, 2015). «Bezuchov, lui è blu, blu scuro e rosso, ed è quadrato…». Cosa si cela dietro queste misteriose parole di Nataša Rostova, o dietro la strana allusione del principe Andrej Bolkonskij a dei guanti da donna? Qual è il significato della rinascita di Pierre sullo sfondo dell’incendio di Mosca del 1812? E da dove ha origine l’immagine di Platon Karataev, con la sua rotondità? Seguendo tracce e indizi disseminati nel testo di uno dei romanzi più letti al mondo, Raffaella Faggionato ci guida in un avvincente percorso a ritroso, alla scoperta di manoscritti, testi ermetici, rituali massonici. Un materiale ricchissimo, tuttora sepolto negli archivi di Mosca, che ha nutrito l’immaginazione creativa di Tolstoj nei sette anni di gestazione di “Guerra e pace”. Aggirandoci nel laboratorio in cui hanno preso forma personaggi divenuti immortali, tra foglietti, appunti, varianti e brutte copie, scopriremo come sono cambiati l’impianto del romanzo e la tecnica narrativa dello scrittore sotto la suggestione del simbolismo massonico e del linguaggio delle scienze ermetiche. Una prospettiva nuova, che apre squarci imprevedibili sull’epoca e sugli uomini che l’hanno abitata e getta una diversa luce sulla controversa questione del rapporto di Tolstoj con il mondo della massoneria russa.

Insieme all’autrice, intervengono all’incontro Cesare G. De Michelis (Università di Roma Due “Tor Vergata”), Gian Mario Cazzaniga (Università di Pisa), Gianni Eugenio Viola (Università di Siena), Pasquale La Pesa, Secondo Gran Sorvegliante del Grande Oriente d’Italia.
Raffaella Faggionato insegna Lingua e letteratura russa all’Università di Udine. L’autrice ha intrapreso un’indagine sulla storia della massoneria russa che non è mai stata tentata in precedenza. La sua premessa è che l’illuminismo russo presenta caratteristiche peculiari, che impediscono l’applicazione del quadro interpretativo comunemente usato per la storia del pensiero occidentale. Si occupa di storia della massoneria e del rosacrocianesimo nella Russia settecentesca (argomento cui è dedicato il suo saggio A Rosicrucian Utopia in Eighteenth-Century Russia. The Masonic Circle of N.I. Novikov, Springer, 2005) e delle connessioni tra cultura massonico-rosacrociana e letteratura russa, in particolare nell’opera di Puškin e di Tolstoj. Intanto in Gran Bretagna, come è stato già anticipato sul numero di luglio di “Erasmo Notizie” la Bbc ha annunciato che il capolavoro letterario del grande scrittore russo diventerà una serie tv in sei puntate della durata ciascuna di un’ora che andranno in onda sull’emittente britannica e vedranno fra gli interpreti l’attrice italiana Greta Scacchi.

Fonte: GOI.

A Pier Giorgio Livi l'Ordine di Giordano Bruno

Al Compagno e Cavaliere Pier Giorgio Livi, oggi, giovedì 22 ottobre, nel corso della Tornata della RL “Francesco Filos” n° 554 all’Oriente di Trento (di cui è stato MV) che si svolgerà presso la casa massonica di Trento in via Stella di Man 21 alle h 19:30, gli verrà conferita l’onorificenza dell’Ordine di Giordano Bruno – classe Eracle per l’impegno ed i risultati prodotti nella sua carriera massonica... A Pier Giorgio le congratulazioni di tutto il Rito di York, dal Gran Capitolo dell'Arco Reale  e dall'Oriente di Milano alla redazione del blog.

mercoledì 21 ottobre 2015

Casanova massone. Se ne occupa «I segreti della storia»



Una puntata de «I segreti della storia» andata in onda ieri sulla televisione francese dedicata a «Casanova, l’amore a Venezia» è tornata su Casanova massone. Una scena, girata al Museo della Massoneria, ha visto anche la partecipazione di Roman Laèc del Grande Oriente di Francia.
Sul finire della sua vita, lo avevamo già segnalato nel nostro blog, Casanova mise mano alla stesura di un romanzo - su cui riponeva molte aspettative - dal titolo "Icosameron". Il romanzo, scritto in francese e purtroppo mai pubblicato in edizione integrale in lingua italiana, è ricchissimo di simbolismi massonici, che vengono analizzati in questo saggio di Marco Rocchi, apparso tempo fa su «Il (sotto)suolo e l'immaginario», edizioni Aras, 2015.



Leggi il saggio

Jean-Louis Aubert ospite di Radio DTC



C’è una trasmissione radiofonica che è, ma possiamo sbagliare, l’unica completamente dedicata alla Massoneria, al suo simbolismo e al suo esoterismo. Si chiama «2 colonne à la 1» e va in onda su Radio DTC. Ospite dell’ultima puntata Jean Louis Aubert che si è soffermato sul significato spirituale e iniziatico dei suoi testi, del suo immaginario. Aubert è uno dei compositori più noti in Francia e non solo. Ha venduto, come solista e con il suo gruppo musicale, i Téléphone, oltre 3 milioni di dischi e fatto più di 1200 concerti.

Ascolta la trasmissione

Una stampante 3D per ricostruire i capolavori perduti di Palmira



Non è utopia, perché da anni ormai, questi due mondi che guardano verso orizzonti opposti, incrociano i loro percorsi nel mondo dei Beni Culturali, ottenendo risultati eccellenti negli studi e nei settori della tutela e della valorizzazione. Il fronte comune, stavolta, grazie all’impiego di una stampante 3D, ha l’obiettivo di ricostruire copie dei capolavori distrutti non solo a Palmira, ma anche a Nimrud e Ninivee, le altre antiche città irrimediabilmente deturpate dalla follia distruttiva dell’Isis.

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martedì 20 ottobre 2015

Lutto nel Rito di York: è scomparsa la moglie di Nicola Rossini

Nicola Rossini tra Busca e Bertola

È scomparsa la moglie del compagno Nicola Rossini del capitolo Pitagora di Parma. Nicola originario di Iesi, pittore, è stato insignito dal Sommo Sacerdote Tiziano Busca della onorificenza più importante  del Rito di York: compagno del Tempio di Salomone. La storia di Nicola si intreccia con la storia più bella del Capitolo del Rito di York che da sempre, insieme a Pierangelo Camin Sommo Sacerdote Onorario, testimoniano il senso ed il significato dei Maestri dell'Arco Reale.  Ieri la moglie è  scomparsa. Il Sommo Sacerdote Tiziano Busca, Davide Bertola Illustre Maestro Delegato della Massoneria Criptica e Pierangelo Camin Sommo Sacerdote Onorario si stringono a Nicola insieme a tutti i compagni del capitolo e dei capitoli italiani formulando le più sentite condoglianze.

Le strade dell'anima. Templarismo, Qabalah, Alchimia



Si intitola «Le strade dell'anima. Templarismo, Qabalah e Alchimia» il convegno del Clan Sinclair che si terrà a Milano, nei locali del Centro Sociologico Italiano (via del progresso 3, angolo via Melchiorre Gioia), il prossimo 14 novembre alle 10.00. Gli interventi sono a cura di Massimo Agostini, Mauro Cascio e Federico Pignatelli. Apre la mattinata il saluto ai partecipanti di Roberto Musso, presidente del Centro. Coordina Douglas Swannie. Le conclusioni sono affidate a Tiziano Busca, presidente del Clan Sinclair.

Rinato nella pietra. La presentazione del libro di Marco Rocchi




Venerdì 23 ottobre alle 18.30 presso la libreria Il Catalogo a Pesaro  (via Castelfidardo 58/60) si terrà la presentazione del libro «Rinato nella pietra. Psicologia e antropologia della iniziazione massonica» di Marco Rocchi, pubblicato da Tipheret nella collana curata dal Capito di Studi del Rito di York De Lantaarn. Condurranno il dibattito Massimo Agostini e Marco Tupponi. Interverrà l’autore e, con lui, Luigi Maria Bianchini, Marco Colombo e Davide Riboli.

Compra il libro

lunedì 19 ottobre 2015

Ancora soddisfazioni internazionali per il Rito di York italiano

Da sinistra: Pieraccioli, Pascale, Bertrand, Busca, Zanetti, Brocchi

Si è conclusa la conferenza Europa-Africa del Rito di York a Saint-Maxime, in Francia. Era presente il Gran Maestro del Gran Concilio dei Massoni Criptici d'Italia, Mario Pieraccioni e il Gran Commendatore della Gran Commenda Giovanni Pascale e il Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dell'Arco Reale Tiziano Busca. Louis E. Bartrand, General Grand High Priest dello York Rite è tornato, in occasione dei saluti, sul lavoro che  Tiziano Busca, sta portando avanti in Italia, elogiando tutti i Compagni per la comunicazione che stanno svolgendo, dentro e fuori la comunione massonica, attraverso i seminari, i convegni, i libri, le news, il giornale, internet.

Voce del verbo meditare

di Almerindo Duranti


venerdì 16 ottobre 2015

La Commenda Templare di Peyrassol

di Valentina Marelli




Quando si pensa alle Commanderie o Commende Templari, il pensiero è volto sempre al passato ad un tempo che non ci appartiene più, ad un mondo che riteniamo oramai scomparso. Le Commende degli antichi Cavalieri del Tempio erano delle perfette e funzionali aziende agricole, come le definiremo oggi in una terminologia moderna, che si auto sostentavano. 
Nel corso della sua esistenza l'Ordine del Tempio svolse sostanzialmente tre attività: quella militare, che è anche quella più conosciuta, la gestione di sistemi economico-finanziari, essendo estremamente capillari sul territorio, e la coltivazione delle terre.
La presenza dei Templari sul territorio era organizzata ed assicurata tramite diverse sedi, che erano le Precettorie, le Mansioni e le Commende largamente autonome dal punto di vista della gestione.  

In Francia, terra dove storicamente nasce l'Ordine del Tempio, si trovano molte Commende ma c'è ne una che ancora in funzione dal 1200, ovviamente con delle rimodernizzazzioni ad attualizzazioni, ma ha il pregio di aver mantenuto pressoché intatti i suoi possedimenti e buona parte della sua iniziale attività produttiva e di sostentamento, ed anche la Magione, il cui uso è cambiato nel  trascorrere del tempo, è rimasta intatta nella sua struttura originaria. 

Vi sto parlando della Commenda di Peyrassol, oggi importante realtà economica della Provenza conosciuta in tutto il mondo per la produzione ed esportazione di vino di ottima qualità.

Un po della sua storia, così come ci è stata raccontata nella nostra visita: 

Nel anno 1256, sotto il regno di Raimondo Berenger V, Alfonoso II allora Conte di Provenza, diede a Guillame Catel, Maestro di casa dell'Ordine in Provenza, questo antico podere e le terre ad esso annesse e le pose sotto la giurisdizione di Peyrasson. Non sappiamo precisamente quando fu fondata la Commenda di Peyrassol perché non sono mai stati trovati dei documenti che ce lo raccontino, ma si pensa che sia stata fondata nel 1204 circa; su di una pergamena Templare attualmente conservata negli archivi della città di Marsiglia, si parla appunto di questa Commenda e di come già nel 1256 fosse molto attiva nella produzione del vino, sulla pergamena viene appuntato che la Commenda aveva prodotto circa 28,000 litri di vino francese di ottima fattura. E per quasi cento la commenda continuò a lavorare in tutta tranquillità.

Arriviamo all'anno 1308 quattro mesi dopo l'arresto dei Templari che vivevano nel Regno di Francia, arrivò il momento di quelli che si erano stabiliti in Provenza, che lentamente ma inesorabilmente vennero a turno imprigionati, torturati ed uccisi. E la Comanderia così come tutti i possedimenti dei Cavalieri del Tempio vennero espropriati, nel 1311 la proprietà di Peyrassol passò nelle mani dell'Ordine dei Cavalieri di Malta così come tutti i possedimenti che furono dei Templari. Questo salvò l'azienda vinicola dalla distruzione e dall'abbandono. Infatti i Cavalieri di Malta si occuparono meticolosamente dell'azienda fino al 1789, anno in cui l'Ordine dei Cavalieri di Malta fu spogliato dei suoi beni che passarono prima allo stato e successivamente alla chiesa. E questa fu la seconda volta che questo antico e fruttuoso possedimento rischiò la rovina e l'oblio, per fortuna nel 1790 la famiglia Rigord l'acquistò e portò avanti la produzione fino ai nostri giorni. Ancora oggi possiamo bere un vino la cui storia nasce nel 1200.



giovedì 15 ottobre 2015

Ars gratia artis. Le 'chitarronate' anticlericali del Premio Nobel

Te accolse profugo
Tra gli dèi lari
La plebe memore
Ne i casolari.
[...]
E già già tremano
Mitre e corone:
Dal chiostro brontola
La ribellione,

E pugna e prèdica
Sotto la stola
Di fra’ Girolamo
Savonarola.

Gittò la tonaca
Martin Lutero:
Gitta i tuoi vincoli,
Uman pensiero,
[...]
di Davide Riboli



10 ottobre 1906: Giosuè Carducci è il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la Letteratura.

Quello stesso Carducci entrato in Massoneria nel 1862 [data presunta ma probabile, stando ai documenti consultabili], a piè di lista della Loggia "Galvani" di Bologna e successivamente fondatore, nel 1866 della Loggia "Felsinea". Fratello attivissimo che, pur manifestando più volte una certa disapprovazione per alcune politiche culturali dell’Ordine, fu insignito nel 1888 del 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Conosciamo bene la fotografia della salma di Carducci ornata dalle insegne muratorie, forse per "funerali massonici" di carattere privato.

Nel 1863, a Firenze per seguire la stampa di alcuni suoi lavori, scrive, in una sola notte l'inno A Satana che, schernendosi, definisce una "chitarronata". L'inno, nella sua prima stesura del 1863, fu inviato da Carducci all'amico Giuseppe Chiarini accompagnato da questo commento:

« È inutile che io avverta aver compreso nel nome di Satana tutto ciò che di nobile e bello e grande hanno scomunicato gli ascetici e i preti con la formola "Vade retro Satana"; cioè la disputa dell'uomo, la resistenza all'autorità e alla forza, la materia e la forma degnamente nobilitate. È inutile che io segni al tuo giudizio le molte strofe tirate giù alla meglio per finire: nelle quali è il concetto dilavato ma non la forma. Bisogna tornarci su, su questa poesia, e con molta attenzione. Ma non ostante mi pare che pel concetto e pel movimento lirico, io possa contentarmene. Pigliala adesso com'è [...] Dopo letto ricorda che è il lavoro di una notte. »

La poesia, senza alcune strofe, fu pubblicata a Pistoia nel novembre 1865 con lo pseudonimo di Enotrio Romano; l'edizione completa è del 1867, sempre con la stessa firma. Il testo definitivo è invece del 1881. Ve la ripropongo in versione integrale. Buona lettura, ci vediamo a pié di pagina.

A te, de l’essere
Principio immenso,
Materia e spirito,
Ragione e senso;

Mentre ne’ calici
Il vin scintilla
Sí come l’anima
Ne la pupilla;

Mentre sorridono
La terra e il sole
E si ricambiano
D’amor parole,

E corre un fremito
D’imene arcano
Da’ monti e palpita
Fecondo il piano;

A te disfrenasi
Il verso ardito,
Te invoco, o Satana,
Re del convito.

Via l’aspersorio
Prete, e il tuo metro!
No, prete, Satana
Non torna in dietro!

Vedi: la ruggine
Rode a Michele
Il brando mistico,
Ed il fedele

Spennato arcangelo
Cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
A Geova in mano.

Meteore pallide,
Pianeti spenti,
Piovono gli angeli
Da i firmamenti.

Ne la materia
Che mai non dorme,
Re de i fenomeni,
Re de le forme,

Sol vive Satana.
Ei tien l’impero
Nel lampo tremulo
D’un occhio nero,

O ver che languido
Sfugga e resista,
Od acre ed umido
Pròvochi, insista.

Brilla de’ grappoli
Nel lieto sangue,
Per cui la rapida
Gioia non langue,

Che la fuggevole
Vita ristora,
Che il dolor proroga
Che amor ne incora.

Tu spiri, o Satana,
Nel verso mio,
Se dal sen rompemi
Sfidando il dio

De’ rei pontefici,
De’ re crüenti:
E come fulmine
Scuoti le menti.

A te, Agramainio,
Adone, Astarte,
E marmi vissero
E tele e carte,

Quando le ioniche
Aure serene
Beò la Venere
Anadiomene.

A te del Libano
Fremean le piante,
De l’alma Cipride
Risorto amante:

A te ferveano
Le danze e i cori,
A te i virginei
Candidi amori,

Tra le odorifere
Palme d’Idume,
Dove biancheggiano
Le ciprie spume.

Che val se barbaro
Il nazareno
Furor de l’agapi
Dal rito osceno

Con sacra fiaccola
I templi t’arse
E i sogni argolici
A terra sparse?

Te accolse profugo
Tra gli dèi lari
La plebe memore
Ne i casolari.

Quindi un femineo
Sen palpitante
Empiendo, fervido
Nume ed amante,

La strega pallida
D’eterna cura
Volgi a soccorrere
L’egra natura.

Tu a l’occhio immobile
De l’alchimista,
Tu de l’indocile
Mago a la vista,

Del chiostro torpido
Oltre i cancelli,
Riveli i fulgidi
cieli novelli.

A la Tebaide
Te ne le cose
Fuggendo, il monaco
Triste s’ascose.

O dal tuo tramite
Alma divisa,
Benigno è Satana;
Ecco Eloisa.

In van ti maceri
Ne l’aspro sacco:
Il verso ei mormora
Di Maro e Flacco

Tra la davidica
Nenia ed il pianto;
E, forme delfiche,
A te da canto,

Rosee ne l’orrida
Compagnia nera,
Mena Licoride,
Mena Glicera.

Ma d’altre imagini
D’età più bella
Talor si popola
L’insonne cella.

Ei, da le pagine
Di Livio, ardenti
Tribuni, consoli,
Turbe frementi

Sveglia; e fantastico
D’italo orgoglio
Te spinge, o monaco,
Su ’l Campidoglio

E voi, che il rabido
Rogo non strusse,
Voci fatidiche,
Wicleff ed Husse,

A l’aura il vigile
grido mandate:
S’innova il secolo
Piena è l’etade.

E già già tremano
Mitre e corone:
Dal chiostro brontola
La ribellione,

E pugna e prèdica
Sotto la stola
Di fra’ Girolamo
Savonarola.

Gittò la tonaca
Martin Lutero:
Gitta i tuoi vincoli,
Uman pensiero,

E splendi e folgora
Di fiamme cinto;
Materia, inalzati:
Satana ha vinto.

Un bello e orribile
Mostro si sferra,
Corre gli oceani,
Corre la terra:

Corusco e fumido
Come i vulcani,
I monti supera,
Divora i piani;

Sorvola i baratri;
Poi si nasconde
Per antri incogniti,
Per vie profonde;

Ed esce; e indomito
Di lido in lido
Come di turbine
Manda il suo grido,

Come di turbine
L’alito spande:
Ei passa, o popoli,
Satana il grande.

Passa benefico
Di loco in loco
Su l’infrenabile
Carro del foco.

Salute, o Satana,
O ribellione,
O forza vindice
De la ragione!

Sacri a te salgano
Gl’incensi e i vóti!
Hai vinto il Geova
De i sacerdoti.

Ben ritrovati. L'avete letta o avete solo scorso la bretella della finestra per arrivare in fondo? Spero l'abbiate letta o vi sareste persi - oltre a tante altre cose - il sorriso che non può non cogliere chi s'imbatte in "spennato arcangelo", l'impressionante attualità dei versi che mi son permesso di scegliere per la citazione iniziale e la malinconia che abita l'ultima strofa, paragonabile solo a quella evocata da D'Annunzio nelle sue "Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi" quando è certo che mentì chi urlò la morte del grande dio Pan. Sappiamo bene quanto lunga sia ancora la strada prima che questi canti poetici divengano testimonianza di realtà. E non posso fare a meno di chiedermi se oggi sarebbe ancora possibile il conferimento di un premio Nobel ad un massone che scrive odi a Satana.

Un bel problema anche pei programmi ministeriale d'istruzione pubblica: che ne facciamo di questa roba? Facciamo finta che non esista? La mettiamo sui libri, buttandola in panzana esegetica [Sì, certo, il carro di fuoco è la locomotiva. Come no...]? Aspettate, ho un'idea migliore! Parliamone, poco e diciamo che comunque è venuta male e che in fondo Carducci era un vecchio trombone [Ecco, questa potrebbe funzionare...].

Quel che conta è che il primo Premio Nobel per la Letteratura è andato a questo signore [lo so, l'ho già scritto, ma ci tenevo a ribadirlo]. In quest'epoca di nani e ballerine politici, religiosi, culturali ed istituzionali, gente come Carducci [e D'annunzio, naturalmente, ma di lui parleremo un'altra volta] mi manca moltissimo.

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Di Carducci abbiamo già parlato spesso sul blog e sono grato a tutti gli autori dei contributi precedenti, di cui ho fatto man bassa. In particolare:

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